23 apr 2014

Video casuali che cambiano la vita.

video cambierà la vita
Grazie a qualche amicizia su Facebook sono potuti proliferare molti, tanti video presentati come in grado di cambiarti la Vita. Certo è un'ottimo espediente per attirare attenzione e portare l'utente medio, sempre indaffarato a farsi i cazzi degli altri, nel clikkare play anche se non è il tipo da guardare un simile filmato strappalacrime. Ma tant'è, può cambiarti la vita. Pensieri profondi, video melodrammatici, tristi, farciti di speranza e belle intenzioni. Perle animate di una saggezza che abbiamo dimenticato, anzi, che conosciamo ma non vogliamo seguire, abbiamo di meglio da fare. Non ci rimane che puntare la pupilla sullo schermo e godere di qualche minuto di inquadrature agrodolci. Come può un video cambiare la nostra vita? Come possono una manciata di secondi, deviare in meglio gli anni che abbiamo ancora da vivere? Infatti non ci riescono. Se cambiano qualcosa è il modo in cui in quei pochi minuti, percepiamo il mondo. Poi il filmato finisce e continuano la nostra vita. Turbati? forse. Pensierosi? Qualche ora di sonno e si dimentica. La vita non è un vestito che si cambia da un giorno all'altro. E' un passaggio graduale, doloroso e lungo. I cambi repentini da una condizione all'altra, tipicamente, sono dettati da una condizione critica, che sia un lutto, un disastro o non voglio pensare a qualcosa di peggiore. Una persona non diventa migliore solo perché ha visto un'altra persona, dentro un film, che è diventata migliore. Può migliorarsi con il tempo, oppure, può anche non migliorarsi affatto e nascere, crescere e morire da perfetto stronzo. Cosa sia quella scintilla che porta una persona a evolversi in qualcosa di migliore, non posso dirlo. E' sfuggente, muta da individuo a individuo. Tecniche e terapie annunciate da Maestri e Guru magari più bravi di fare il lavoro di questi filmati, non possono essere applicate su tutti. Siamo cosi diversi, noi miliardi di abitanti sulla terra. Cosi numerosi. Tra questi, ci sono anche tante persone che non hanno bisogno di cambiare, vanno già bene cosi.
Bisognerebbe rinominare i post in cui sono inseriti questi video e usare un titolo di richiamo sincero, tipo:"Questo video potrebbe farti perdere del tempo".
Qualcuno potrebbe anche trovarlo appagante, ma almeno lo avete avvertito.

22 apr 2014

Una storia.

Voglio raccontarvi una storia.
Non è di quelle strappalacrime o quelle che fanno pensare con la morale alla fine. E' semplicemente una storia del cazzo.
Ho visto un uomo entrare in tabaccheria e, come resto per aver comprato la sua dose di fabbrica-fumo, prendeva un gratta e vinci. Quei biglietti dove gratti, gratti e gratti e non vinci mai. Soldi sprecati. Invece l'uomo, un Egiziano con qualche ora libera, strofina quello strato di vernice argentata, decifra quelle figure enigmatiche con la soluzione dietro il biglietto e scopre di aver perso. Nessuna sorpresa, una sfortuna programmata. I soldi del resto certo, potevano essere spesi meglio, come ad esempio, in una partita alle slot machine. Magari avrebbe vinto, anche se ci credo poco. La storia non si ferma qui. In tabaccheria entra un altro tizio, avrà sessant'anni, chiede un gratta e vinci. A lui non serve il resto delle sigarette per comprarlo. L'uomo strofina il biglietto sul bancone tenendolo con l'indice e il pollice, un'unghia affilata raschia via la pellicola d'oro. Un gesto perfezionato con tanto l'allenamento. La combinazione di figure e numeri che proviene dallo scavo è complessa e l'uomo la risolve senza girare il biglietto. Ha vinto e ha vinto una bella cifra. Una somma che non può riscattare dalla tabaccheria, neanche nelle casse di tutte le tabaccherie d'Italia possiedono un simile numero. L'anziano sorride, poi ride, poi sghignazza, quindi urla:"Ho vinto! Ho vinto!"
Non è più un uomo comune, ma un vincitore. Un volto da mettere vicino a un numero con tanti zeri.
Senza curarsi dei presenti, l'anziano sgambetta verso l'uscita della tabaccheria, più veloce di qualsiasi uomo sulla terra, più agile di qualsiasi altro sessantenne, quando l'egiziano lo ferma:" Tu no vai da nessuna parte!"- Gli dice con la voce invasa da un accento esotico.
"Io ho vinto!" - esclama l'uomo, oramai milionario.
Tu non vinto un casso" - dice l'egiziano -"Quel biglietto era mio". Quindi si avvicina al banco e punta un dito contro l'uomo dietro:"Tu sei uno stronzo, mi hai venduto un biglietto perdente"
Il tabaccaio è esterrefatto, il suo viso un enorme punto interrogativo.
"Io voglio biglietto vincente, comprato prima di te!"- Accusa l'egiziano ai danni del sessantenne, oramai ricco filantropo.
"Cosa? questo l'ho comprato e grattato io, è mio! Diglielo Fausto!" la difesa dell'anziano è inoppugnabile e Fausto sembra essere d'accordo:"Certo, mi ha comprato il biglietto dopo di te, il tuo era perdente, il suo è vincente. Cosi va la vita" - Il tabaccaio svela un animo filosofico.
"Fanculo voi vi conscete!" - l'Egiziano estrae dalla camicia una pistola, non è grande ma fa lo stesso il suo effetto. La punta verso il tabaccaio Fausto  -"Tu mi hai venduto biglietto perdente! Vero?"
Difficile essere sinceri nella vita di tutti i giorni, figuriamoci con una pistola puntata addosso -"No! Metti via quell'arma o chiamo i carabinieri!" - esclama Fausto con le mani alzate, anche se nessuno gli aveva imposto di alzarle. Un tacito comando ordinato dalla pistola.
"Tu no chiami un casso!" e puntando l'arma contro l'anziano, ordina - "Dammi tu biglietto! Damme ora!"
Il sessantenne guarda la pistola, sembrava vera, forse era finta. Perché rischiare? La vita è una sola. Aveva in tasca un biglietto da un fantastiliardo, in grado di donargli energia extra, per questo risponde con coraggio - "Leva quell'arma dalla mia vista o ti ammazzo" - La voce del sessantenne è una ricercata miscela tra quella di Batman, dei film di Nolan e Spongebob. Minacciosa ma divertente.
"Tu amazzi chi? io ho pistola! dammi biglietto!"
Fausto è terrorizzato, nella sua lunga vita da tabaccaio non aveva mai visto una scena simile, persino suo padre e il padre di suo padre. Tutti tabaccai. Il tempo sembrava essersi fermato oppure stava scorrendo più lentamente. Fatto sta che, all'improvviso, l'anziano alza un braccio fulmineo e disarma il marocchino, con l'altro braccio lo spinge via. Mentre l'egiziano cerca di riprendersi l'arma, il sessantenne raccoglie ogni sua forza e lo scaraventa a terra. Con furia, deposita le ginocchia sul suo petto e inizia a scaraventargli una sequenza di pugni.
In quel momento nel negozio entra un cavallo, ha indosso una sella rosa e due paraocchi inclinati verso l'esterno:"Una stecca di Malboro per favore, sono di fretta" - chiede.
L'ho detto io, che era una storia del cazzo.

15 apr 2014

Un pensionato entra in un caffè.

Un pensionato entra in un caffè, si chiama Giovanni, ha 83 anni e da tutti conosciuto come Gino.
Un passato di sacrifici, già a quindici anni a lavorare, prima come contadino, poi operaio, quindi soldato per difendere la patria e poi nuovamente contadino ridotto alla fame, dopo averla difesa. Ne aveva di cose da raccontare Gino ma seduto ogni giorno in quel bar anonimo e incastrato tra due palazzi, preferiva stare in silenzio.
E' un po' come la sua seconda casa e conosce il barista, un divorziato trentenne con tifoso di calcio e belle auto. Conosce anche il marocchino che, quotidianamente, infila cento euro dentro al videopoker, anche se non ha mai capito come si pronuncia il suo nome. Conosce anche quel suo coetaneo che prende sempre un bianchetto, alle 18 in punto, cascasse il mondo. Nessuno di loro è un suo amico ma gli tengono compagnia meglio della televisione nel suo salotto. Il più delle volte Gino se ne sta al suo tavolino all'aperto, quando il tempo lo permette, a guardare la gente che passa.
In quella giornata un sole timido riscaldava il giusto e Gino si è già seduto, sul tavolo un bicchiere di vino bianco, che consumerà a piccoli sorsi. Le persone anonime continuavano a passare, diverse e di ogni età. Qualcuna entra, succhia un caffè veloce e saluta dopo aver allungato una moneta. Quel bar certo non è molto accogliente, serve giusto come emergenza per l'astinenza da caffè. Un televisore vecchio e sporco sta appeso sulla parete e di solito trasmette qualche partita, con lo schermo cosi sporco da far cambiare i colori, cosi, quando gioca il Torino, sembra che giochi il Napoli. Nessuno ha mai chiesto di cambiare canale, perché la tv è appesa troppo in alto e viene male al collo a guardarla per più di qualche minuto.
Sembra la solita giornata, scandita dal calpestio dei passanti, quando davanti al bar si ferma un'autocisterna, di quelle grosse. Sembra che che contenga una riserva d'acqua per tutta l'Africa. Dai posti di guida scendono due uomini vestiti di bianco e si avvicinano al caffè.
Il barista esce curioso e, senza salutare gli domanda "Cosa fate qui?"
"C'è la fogna ingorgata, dobbiamo sturarla" - risponde qualcuno dei due, con la maschera bianca sul volto. difficile capire quale dei due parli.
"Proprio qui? mi bloccate la clientela" - come se ogni passante desiderasse ardentemente di provare il suo caffè.
"Il tombino è proprio davanti all'entrata" - indica uno degli uomini panna.
Ed eccolo li il tombino, è sempre stato li e nessuno ci ha fatto caso. Quante volte ci avrà camminato sopra Gino?.
I due tizi prendono un piede di porco dal retro della cisterna e armeggiano con il tombino, un strano odore proviene dall'abisso, una volta spalancato, i clienti del bar non ci fanno molto caso essendo abituati a peggio.
"Si, ok, però fate presto" - sbotta il barista prima di ritornare nel suo ruolo di mezzobusto.
Gino, dal suo posto in prima fila, vede uno de due uomini infilare un enorme tubo dentro l'apertura sulla strada, il tubo è collegato al retro della cisterna come una proboscide di un elefante. Ne infila qualche metro dentro con fatica, poi si gira verso il suo collega e gli ordina:
"Tony Fai partire "
Il furgone emette un profondo colpo di tosse e si mette in moto.  Dall'interno della cisterna iniziano a provenire strani rumori, per Gino sembrano due cuccioli che litigano, un coccodrillo che morde un barile, un treno che deraglia, ma per quei due uomini è tutto nella norma. Mentre uno guarda con attenzione il tombino, l'altro inginocchiato sventola la testa in un gesto di scoraggiamento.
"Non sta andando" - urla uno di questi, forse quello inginocchiato - "Dai più potenza, Tony!"
Tony gira dietro il furbone e maneggia qualche comando, il frastuono cambia in peggio e a Gino fanno pensare che anche all'inferno, darebbero fastidio.
"Sono quasi al massimo!" - Avverte cautelativamente Tony.
"Dai la massima potenza, tranquillo, non succede nulla, c'è il diametro..." - Urla l'altro uomo, quello che non si chiama Tony.
Invadono il quartiere fragori di cascate, tifoni e valanghe, anche sulla luna si potrebbero sentire. Tony preme un pulsante rosso, gira una manopola, tira una leva. Per Gino sembrano due Astronauti che vogliono far decollare il suo Bar.
Il tombino esplode improvvisamente e uno tsunami marrone avvolge i due uomini bianchi, schizza i curiosi fermi a guardare, e travolge Gino.
Una mareggiata marrone entra nel caffè, splash.
Gino seduto nel suo posto preferito è ricoperto dalla testa ai piedi di merda. Non sa cosa fare, se alzarsi e correre a casa per lavarsi, o rotolarsi per terra per levare la più grossa o insultare gli uomini color panna, diventati di cioccolata. Lui ne ha viste tante nella sua vita, ha vissuto la guerra, la fame e la povertà, il sacrificio, ma non era mai stato innaffiato da cosi tanta merda. Mentre in strada scoppia il caos, flemmatico getta uno sguardo dentro il suo bar. Il barista trentenne ha la bocca armata di insulti e bestemmie, le mani sui capelli, sul marrone andante. Innumerevoli stronzi galleggiano allegri dentro fanghiglia e acqua sporca che allagano la saletta interna. Sembra quasi migliorato, il suo bar.
Gino non sa ancora cosa fare e gli viene spontanea una risata, grassa e secca. Ride e ride ancora.
Anche se ricoperto di merda è assurdo come non si sia mai divertito cosi, prima d'ora.

10 apr 2014

Il Protagonista sei Tu!

Guardo poca Tv. Non perchè mi disgusti particolarmente; preferisco passare il tempo su internet che a fare zapping, lo trovo più stimolante e oramai non sono più abituato ai ritmi televisivi, alle pubblicità che interrompono qualsiasi cosa, ai quiz televisivi che fanno domande generiche a concorrenti generici e ai reality. C'è un format in particolare che fatico a digerire, adottato dai canali televisivi più seguiti; Il talent-show.
Lo presentano come un trampolino di lancio per quelle persone dotate a livello musicale o che hanno qualche particolarità ritenuta eccezionale, sinceramente non so quali meccanismi facciano girare questo circo e non mi interessano, quello che è inguardabile è la dinamica di come sono gestite le esibizioni. Non è una telecamera fissa che inquadra il nuovo talento, ma una sequenza di inquadrature, modello videoclip dei Prodigy che passano su tutto quello che avviene nello studio;  I giudici che guardano l'esibizione, il pubblico che guarda l'esibizione, i co-presentatori che guardano l'esibizione, le soubrette che guardano l'esibizione, i parenti del concorrente che guardano l'esibizione, gli addetti alle pulizie dello studio che guardano l'esibizione, quando l'esibizione piacerebbe VEDERLA ANCHE A ME, CAZZO!. Una frenetica sequenza di sguardi stupiti, schifati, pubblico scatenato, urla di acclamazione, semplici deliri che cercano di dare enfasi a un'esibizione che risulta, alla fine di questo frenetico cambio piano, un trip di LSD e barbiturici. Entra il mago principiante, fa numeri come un professionista e sulla parte più interessante del numero, cioè quando si dovrebbe vedere estrarre dal suo cappello un Range Rover, la telecamera passa al volto del conduttore che cercherà, nel suo repertorio di facce, quella più stupita. E il Range Rover che esce dalla tasca ce lo siamo persi.
Non sono da meno quei talenti inaspettati che arrivano sul palco, subiscono due domande dai giudici, e poi dalle loro ugole fuoriesce una voce senza tempo degna della lirica, dell'opera, di un bel disco già inciso. Ascoltare un suono cosi divino in una simile donna, in un simile uomo, neanche tanto belli da vedere, usciti da una vita normale, con un lavoro normale, spesso umile viene acclamato come un miracolo, un'apparizione Mariana. Forse è questo che vogliono insegnare questi reality; che le persone goffe e normali possono avere una bella voce?
Non bastava Sanremo per questo?

6 apr 2014

Il Bambino Pennerello

“C'era una volta, in un paese lontanissimo, un bambino di una stupidità senza confini, non per via della sua innocente età ,ma perché nato proprio cosi: stupido. Si chiamava:”Pennerello” e tutti in città evitavano di nominarlo, per non rischiare di chiamarlo e subire qualche domanda, tra le più stupide al mondo.
Un giorno, giocando nel bosco con una sostanza marrone trovata per caso per terra, incontrò un altro bambino che passeggiava, guardando in alto con sguardo vigile e attento.
“Chi sei?” - chiese Pennerello alzandosi e avvicinandosi al nuovo arrivato.
“Mi chiamo Binietto e sto osservando gli uccelli”
“Ma se gli uccelli volavo, come fai a guardarli?” - domandò, stupito, Pennerello.
“Non volano sempre, a volte si posano sui rami degli alberi e io, con questo cannocchiale, posso guardarli e studiarli” - spiegò mostrando con orgoglio un enorme binocolo appeso al collo.
“Cosa c'è da studiare dagli uccelli?, sai già che volano!”
“Quello lo sanno tutti, a me piace osservarli nel loro ambiente, ammirare le varie specie e i loro comportamenti”
“Mio padre va a caccia, se vuoi posso farmi dare uno dei suoi uccelli, cosi puoi studiarli da vicino.”
“Preferisco osservarli da vivi, piuttosto che bucati dal fucile di tuo padre”
“Posso venire anche io assieme a te? Io con questo Pongo mi sto annoiando”
“Certo, vieni pure, però prima lavati le mani” - Binietto era un bambino intelligente ma non poteva sospettare quali disavventure potessero capitargli in compagnia di quello strano bambino.
“Mi farai usare il binocolo?” - chiese subito Pennerello dopo che i due si erano inoltrati di qualche passo, attraverso il bosco.
“Questo è uno strumento delicatissimo, basta poco per rovinarlo”
“Giuro che non te lo rompo!”
“Mi spiace, ma ci tengo parecchio!” - Sbottò Binietto accarezzando il binocolo con avidità.
“Se me lo fai usare, io ti faccio giocare con il mio Pongo!”
“A parte che non è Pongo, comunque preferisco studiare gli uccelli”.
Dopo aver spostato due rami e attraversato qualche metro di foresta, da sopra un ramo si posò un volatile dai colori favillanti, con una forma regale e minuta, sembrava una creatura svolazzata giù dal paradiso.
“Guarda!”- esclamò nella maniera più discreta possibile, il giovane ornitologo puntando con il dito lo spettacolare animale - “E' stupendo!”
Pennerello, inesperto di uccelli cosi come di ogni altra cosa inclusa nell'universo, guardo l'animale con disinteresse e disse:
"Mi fa schifo.”
Nel sentire quell'apprezzamento poco educato, l'uccello scese dal ramo in forma di sfera luminescente e si tramutò in una donna dal vestito nero lacero e il volto schiaffeggiato da due secoli di vita.
“Ragazzino impertinente! Sono la Strega del bosco!” - Strillò la vecchia stringendo i pugni delle sue mani scheletriche.
I bambini iniziarono a tremare.
“Mi hai offesa! Ero in giro nella foresta per cercare cibo e adesso voglio mangiare te" - Un dito nodoso e affilato indicò Pennerello - "Anche se sei piccolo e magro, il sapore della mia vendetta renderà il piatto ancora più saporito!”
“Non ho fatto nulla!” - affermò Pennerello, divenuto pallido - “Lo giuro sui miei genitori!”
“Hai detto che faccio schifo!” - sbottò la strega prendendo il bambino per la camicia, era anziana ma aveva abbastanza forza per sollevarlo. Quando Pennereello tentò di liberarsi dalla presa, un'odore mefitico salì fino alle narici della strega, disgustata lasciò la presa immediatamente.
“Piccola peste! Puzzi come una landa di fogne! Non mangerò mai un bambino cosi puzzolente! Sciò!, fila via schifosissima creatura!” - cercava inutilmente di tapparsi le narici per tenere lontano l'odore - “Visto che sono già qui, prenderò l'altro bambino, che mi sembra più in carne”
“Ma come?, io con lei son stato tanto gentile, ho apprezzato la sua forma di uccello, cosi regale e stupendo” - Biascicò Binietto tra le lacrime, inginocchiandosi di fronte al suo inevitabile fato.
“Dolci parole che renderanno il mio piatto ancora più appetitoso! E ora su!” - prese il piccolo per il bavero e lo trascinò verso di se.
“Aiutooo! Aiutoooo! Pennerello fai qualcosa te ne prego!” - gridò Binietto con tutto il fiato che aveva in corpo, che in quel momento era ben poco.
Pennerello, guardò la vecchia trasformata in aquila portare via da qualche parte quel povero bambino in lacrime. Sembravano già molto, molto, molto lontani, eppure quella vecchia non sembrava cosi veloce, come uccello.
“L'avevo detto che mi faceva schifo!”. - Disse Pennerello guardando la strega, attraverso il binocolo, tenuto al contrario.
Morale Non Ufficiale:
"Quando un ignorante provoca un casino a rimetterci sono sempre gli altri"

23 mar 2014

Andava sempre in chiesa.

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La cronaca quotidiana, sventolata con tanto entusiasmo sia dai quotidiani che dai telegiornali, è ricca di notizie drammatiche, tragiche e violente. Storie di gente normale che diventa, di punto in bianco, vittima o carnefice. Una figura da condannare o un altro argomento da discutere dal barbiere. Sono divenute una prassi consolidata, quelle invadenti interviste che, giornalisti di ogni testata diffondono dopo che è avvenuto un delitto. Arrivano sul posto e inizia l'interrogatorio con i passanti, la gente del posto, i vicini di casa, i parenti vicini, i parenti lontani, i parenti finti, i parenti morti. Nessun filtro e nessun buon senso, più opinioni si sentono e più la notizia sembra prendere carattere, diventando importante. Gente comune che si trova sparata una telecamera sulla faccia e un microfono in bocca, improvvisando risposte incerte:
"Conosceva l'omicida? l'uomo che ha ammazzato sua moglie, otto figlie, la suocera e ha lasciato in vita i quattro Labrador?".
Accusa?, semplice curiosità? Un questionario dell'ultimo secondo? La vittima non può saperlo ma le risposte, nella maggior parte dei casi, o almeno quelle che non tagliano nei montaggi del servizio, convergono sempre sulla solita frase. Ripetuta in maniera diversa, ma dal senso pressoché identico:
"Lo conoscevo, era una brav'uomo, andava sempre in chiesa! Non posso credere che abbia fatto una cosa simile!"
Nessuno può crederlo in effetti, difficile buttare giù la notizia che il proprio vicino di casa, sia diventato un omicida. Chissà cosa è accaduto nella testa di quell'uomo. Quel brav'uomo, il padre di famiglia e sempre con il sorriso sulle labbra. Impazzito, forse ha perso il lavoro, forse era depresso, si, sicuramente è stata la depressione.
Forse quel brav'uomo lavorava si alzava sempre presto la mattina, dava sempre  un bacio alla moglie e partiva per il lavoro, l'unico a portare il pane alla sua numerosa famiglia. Tornava sempre la sera stanco, contento di rivedere la famiglia, ma gli unici a mostrargli un pò di affetto erano i suoi cani. Quattro teneri esserini marroncini che scodinzolavano sempre.  Dopo una cena regolamentare, quell'uomo si sedeva sulla sua poltrona, al suo solito posto, mentre sentiva le figlie litigare tra loro, cercava di ascoltare il tiggì. Tra notizie di un tizio che sterminava la famiglia e lo stato che sterminava una nazione, riusciva a capire qualcosa. Seduto sulla poltrona, quel pio uomo cercava lo sguardo di sua moglie, ma era perso nello schermo di un portatile, iniziava a sospettare che avesse qualcun'altro, ma a lui non importava. Comunque la amava. Un faro in un mondo buio, illuminato da lampi. Al brav'uomo piaceva infilare barchette nelle bottiglie, nella sua stanza privata, uno sgabuzzino di pochi metri, silenzioso e scomodo, un angolo di Paradiso conquistato a fatica. Intendo nel suo semplice hobbie, entra la moglie urlando e senza bussare. Lo accusa di qualcosa, di essere irresponsabile, forse di non essere stato quel padre che doveva essere, ma che neanche lei, ha idea di cosa dovrebbe essere. Lei urla, lui ascolta, lei continua a urlare, forse quel brav'uomo smette di ascoltare dopo che lei inizia a confrontare il suo lavoro, il suo ceto sociale, con un altra persona, che probabilmente è l'amante. Il rimprovero diventa accusa, poi condanna, stufo di ascoltare l'uomo, quel brav'uomo, si difende a parole, urlando contro la moglie. Non è più un uomo, ma un animale davanti a una minaccia, il suo spazio conquistato i mesi di lotte è stato invaso e lui lo sta difendendo. La discussione è a senso unico e non ha sbocchi è il brav'uomo non ha più argomentazioni, inizia a parlare con i pugni. L'animale prova collera, forse quel brav'uomo non e abituato a gestirla e non riesce a controllarla, non avendola mai provata cosi intensa. Una furia atavica, utile tanto tempo fa a sopravvivere in un mondo selvaggio, scatenata contro la moglie e poi contro i figli. Via tutti i pensieri razionali, via tutta la normalità quotidiana, una coltre di nebbia rossa lo avvolge. Quando la bestia lo abbandona, lascia l'uomo da solo e spaventato.
Vedovo e assassino reo confesso, un mostro da sbattere in prima pagina.
Eppure, andava sempre in chiesa.

10 mar 2014

10 Insegnamenti di vita negli JRPG.

Insegnamenti di Vita immagine


Affascinano milioni di giocatori in tutto il mondo, ispirano migliaia di Cosplayer e appartengono a una famiglia di videogiochi amati da giovani e meno giovani. Sono i giochi di ruolo giapponesi, conosciuti anche con l'acronimo: J.R.P.G, accattivanti, massivi e in grado di generare dipendenza. Nonostante la varietà di titoli usciti sul mercato, l'intero genere possiede alcuni comuni denominatori che, puntualmente, compaiono in ogni gioco, in forme e tempistiche diverse, ma dal contesto pressocchè identico. Questi dettagli spesso intrufolati nella trama o routine nella giocabilità, sono anche in grado di insegnare piccole e grandi morali di vita quotidiana che, nella foga dei combattimenti e nella corsa al livello più alto, non si fa tempo a comprendere pienamente.
Ho decifrato dieci più significative di queste lezioni e le ho elencate qui di seguito:

Numero 10:


Dopo che superiamo la schermata principale, premendo il tasto start e guardato un filmato che introduce trama e ambientazioni, l'eroe protagonista viene svegliato dalla madre, perché in ritardo per la scuola o alla festa del paese. In cui ogni abitante è emozionato, tranne il protagonista dormiglione. Ancora assonnato, il ragazzo gira per il piccolo paese ingaggiando la sua prima missione e imparando i primi rudimenti sui comandi e sull'inventario. Una volta terminato il tutorial, il paesello verrà dilaniato dal cattivo di turno e l'eroe costretto a fuggire con un gruppo amici o semplici conoscenti.



“Anche se ti svegli presto il mattino, i guai si alzano sempre prima di te”



Numero 9:


Quando interagiamo in questi mondi Jprg, indipendentemente dal tipo di eroe controllato, che può essere dal un timido teenagers a un Paladino votato alla giustizia, ci è concesso entrare liberamente ovunque. Nelle case private di innocenti nonnine che cucinano, esplorare soffitte con scaffali e scatoloni, introdurci nelle camere da letto di fidanzatini, mentre dormono. Aprire armadi, svuotare forzieri nei salotti, prelevare monete sui comodini, pozioni nei pensili in cucina. Senza mai venire perseguiti legalmente. Certo, nei negozi non possiamo rubare gli oggetti in vendita, però c'è la possibilità di trovare delle casse e svuotarle delle monete d'oro, che serviranno a coprire interamente il costo dell'oggetto che volevamo comprar e.


Meglio non mettete i soldi in voluminosi forzieri”


Numero 8:


Nel mondo incredibile dei JRPG, non vigono le regole stesse regole delle nostra quotidianità. Mitragliatori, pistole, yo-yo colorati, cerbottane, bastoni in legno, tirapugni di plastica, lecca lecca giganti, canne da pesca elastiche, secondo una fisica originale e eccentrica, causano tutte lo stesso danno. Con la stessa logica potremo migliorare l'arsenale in dotazione crescendo il livello del personaggio che le usa. Per esempio; una pistola potrà fare più danno alzando l'agilità, oppure il Lecca-lecca gigante potrà diventare letale aumentando l'intelligenza. Tipicamente, verso la fine del gioco (SPOILER), si potrà forgiare, componendo alcuni frammenti leggendari, una spada dall'impugnatura lucente e con la lama lunghissima e luminescente, cosi potente da vincere contro qualsiasi arma da fuoco.


Quando un uomo con la Pistola incontra un uomo con il Fucile, l'uomo con la Spada li ammazza tutti.”


Numero 7:


Un altra costante inserita geneticamente in questo genere di giochi è la presenza dei “mostri”. Infestano qualsiasi posto e sono ovunque. Infestano buie cantine, nei cortili delle scuole attaccando gli studenti, assaltano i viandanti nei sentieri, escono dall'acqua attaccando anziani pescatori, spuntano fuori dagli armadi delle mogli infedeli. Hanno una forma sempre diversa e sono più numerosi di qualsiasi fauna locale. I mostri sono la causa di un male incurabile che affligge tutti i Jprg, e servono agli eroi giocabili per crescere di livello e diventare più potenti, alle spalle degli ignari e innocenti cittadini.



“Il male non si può sconfiggere, ma si può usare come scusa per non andare a scuola”


Numero 6:


Una volta arrivati alla fase:”free-roaming”, presente in ogni Jrpg che si rispetti, potete girare dove volete. Viaggiare per ogni continente, esplorare impervie montagne, arrivare in luoghi prima inaccessibili, oppure viaggiare su altri pianeti svolazzando attraverso un passaggio stellare evocativo. Ovunque voi andiate, se entrate in un negozio di qualsiasi posto, il venditore accetterà sempre i vostri soldi, qualsiasi valuta adoperiate.


Il denaro è l'unica lingua universale”


Numero 5:


Il Cacciatore del vostro gruppo è avvelenato, il Guerriero è pietrificato dallo sguardo del basilisco della foresta, il ladro è affetto da confusione e continua a pugnalarsi alle spalle, il mago non riesce a lanciare incantesimi perché diventato muto, dopo aver visto una arpia nuda. L'unico Curatore è improvvisamente morto colpito da una meteorite in testa. Secondo un criterio adottato dagli Jrpg, non rimane che fare una cosa; andare alla più vicina locanda, affittare una camera arredata di un letto e mettere a nanna tutto il gruppo. Il mattino successivo tutti i personaggi saranno perfettamente guariti, in salute e il Curatore magicamente resuscitato e pronto dare colpi di testa alla prossima meteorite.


Va bene risparmiare, ma prendere una singola per cinque persone è esagerato”


Numero 4:


Nel corso dell'avventura troveremo un indovino/a o un/a veggente. Ce ne sempre uno/a in questi giochi. Le sue profezie risulteranno veritiere al centro per mille e saranno molto utili per svelare gli indizi che serviranno a risolvere enigmi e proseguire in punti dove ci eravamo bloccati, che di solito sono pochi, ma capitano. Usare uno di questi Profeti, oltre a facilitare il gioco, già di per se lineare, svela alcuni particolari della trama, che i puristi preferiscono lasciarli al corso naturale della storia, spalmata in trenta e passa ore di gioco.


Quando stai parlando con gli amici della fine di un film, avverti sempre dello Spoiler.”


Numero 3:


E' evidente, come gli eroi giocabili dei JRPG siano vestiti dall'inizio dell'avventura fino ai titoli di coda, sempre allo stesso modo e vanno a letto senza mai spogliarsi. Il loro look è personale, eccentrico e quasi alieno; cappelli enormi come lampadari, giacche con spalline porgenti e penzolanti, pantaloni dai contorni esagerati con catene che spuntano dalle tasche, magliette policromatiche con uno spicchio di petto glabro in mostra. I componenti del gruppo femminili, invece, portano abitini sexy che adoperano anche in occasioni formali e il loro 70% del corpo è scoperto, specialmente se indossano armature a piastre. Il party si distingue dal resto della popolazione NPC grazie al loro abbigliamento. Si vede che Il loro sarto, un geniale signore sulla cinquantina, leggermente omosessuale, dopo averli misurati e vestiti con cura e impegno, ha chiuso bottega ed è sparito con il suo amante di colore, in qualche isola tropicale. Lasciando quindi, al resto della popolazione mondiale una collezione di abiti anonima.


Una bella ragazza con la minigonna cortissima fa più scena di un uomo elegante”


Numero 2:


I risoluti nemici dei Jrpg e sono sempre alle prese con intenti malvagi, che in genere includono la conquista di un mondo, anche se alle spalle hanno un passato torbido che li motiva. Non possiedono scrupoli a conquistare e uccidere, uccidere e devastare.
Migliaia di morti per mano loro, una strage a colpi di spada o a colpi di yo-yo (vedi Numero 8:). Nell'epilogo però (attenzione SPOILER!) questa figura negativa viene generalmente sconfitta verso la fine del gioco. E' quindi il tempo di confessare le loro azioni disdicevoli, condannando se stessi con frasi filosofiche e tipiche lacrime di coccodrillo. Se sopravvive allo scontro, il cattivo pluriomicida viene perdonato con una pacca sulle spalle o dopo averlo rimproverato con sguardo severo. Dopo i titoli di coda, si vedrà il gruppo di eroi assieme l'ex-boss-finale, riuniti tutti assieme in una rimpatriata allegra. In viaggio verso il locale più vicino per raccontarsi storie davanti a un grosso bicchiere di idromele.



“Quando devi andare in pizzeria, prenota un posto in più, che non si sa mai.”


Numero 1:


Se il protagonista è maschio; sarà un bel ragazzo adolescente, l'altezza non importa. I suoi capelli staranno pettinati per sempre nella stessa pozione, il suo volto è privo di ogni imperfezione e sarà corteggiato da ogni ragazza che incontrerà nella sua lunga avventura. Persino la Sacerdotessa della Sacra Vergine dell'Intonso Fiore Immacolato andrà in escandescenza per il ragazzo, mandandogli delle avance. Anche la più antipatica e ostile delle nemesi, se femmina, avrà prima o poi modo di concedergli delle simpatie, oltre la coltre indistruttibile di malvagità. Normalmente il belloccio non si concederà ad altre donne, perché innamorato della stessa ragazza sino dalla presentazione del gioco. Nonostante affronti draghi, mostri meccanici e creature demoniache, diventerà rosso e imbarazzato quando la sua bella gli schioccherà un bacio sulla guancia, iniziando un tributalo fidanzamento che culminerà (Attenzione! Caution! SPOILER!) con il matrimonio.



“Puoi avere la forza di salvare il mondo, ma non di gestire una donna”


Liberamente ispirato e tratto dalla grande lista di Clichè dei JRPG, consultabile cliccando qui.


9 mar 2014

Il Labirinto.

Non importa perché e non importa dove ma bisogna attraversare Il Labirinto per continuare a vivere. La Prova è semplice; si entra e si cerca l'uscita, percorrendo sentieri delimitato da muri massicci e altissimi. Se si arriva dall'altra parte, fine dei giochi, tornate a casa e riabbracciate la vostra famiglia se ne avete una e continuate a vivere come se niente fosse. Se vi perdete e potrebbe succedere, rimanete dentro finché non trovate l'uscita o finché non passate a miglior vita.
E' una prova tosta, ma non impossibile. Un uomo ci è riuscito e si sta affacciando all'uscita con sorriso radioso, sembra quasi non crederci. La vita per lui può continuare il suo naturale corso, lontano dal quel dedalo. Mentre si spolvera la giacca e si complimenta con se stesso, arriva un ragazzo. Avrà circa diciotto anni, con uno zaino in spalla e l'aria titubante. L'uomo si avvicina e gli butta una mano sulla spalla e lo saluta:"Ragazzo, dove andrai non ti servirà lo zaino, questo Labirinto è una cazzata, impossibile perdersi" - con un dito indica l'ingresso -"Per uscire da li, basta che volti sempre a destra, l'ho scoperto a mie spese".
Il ragazzo lo guarda, l'uomo ha alcuni capelli pennellati di bianco, ma il suo viso è sincero -"Grazie" - dice avviandosi verso la prova.
Una volta dentro il mondo non è più lo stesso, le dimensioni non sono più le stesse, un'unica strada tracciata da un enormi pareti, si dirama in altri passaggi attraverso muraglie infinite. Impossibile salire per dare una sbirciatina, impossibile abbatterli, almeno, senza una adeguata attrezzatura, sembrano quelli di una fortezza medioevale; sassi duri e enormi dormono affogati disordinatamente nel cemento armato. Il giovane si guarda attorno e inizia il suo viaggio. Un primo bivio dopo alcuni minuti di cammino, nella sua mente è ancora chiaro il consiglio di quell'uomo. Sembrava sensato e il ragazzo gira a destra senza pensarci troppo.  Ancora un altro bivio, il labirinto ne è pieno, impossibile contarli. Ancora una volta il giovane gira a destra, un velo di ottimismo inizia a festeggiare nella sua mente. La sua sicurezza, però, si frantuma nel giro di un quarto d'ora. Una famigliarità della conformazione dei muri gli suggerisce che sta girando in tondo. Non ha tracciato neanche una indicazione sul percorso fatto fino a quel momento, attaccandosi fiduciosamente a un consiglio datogli da uno sconosciuto. Perso e spaventato il giovane tira un bel respiro. Non può finire cosi; lui è intelligente e sa come tenere a bada il panico. La paura serve solo a scombussolare i pensieri e troppi se ne creano nella mente del ragazzo. Apre lo zaino, tira fuori un block-notes. Segna ogni dettaglio dei suoi spostamenti, dove gira, quanti passi fa ogni svolta, le impercettibili sfumature dell'intonaco dei muri e altri segni particolari, secondo lui importanti. Passano i giorni e il giovane vaga dentro il Labirinto, ma il suo morale è già sottoterra. La rabbia invade la sua mente analitica.
"Quello stronzo! Lui e i suoi consigli di merda!" - Urla, solo dentro quella trappola. La disperazione lo coglie assieme ad altri sentimenti inopportuni. Non gliene frega nulla di risolvere il dedalo, il suo intento è prendere la strada in cui è entrato. Fanculo il sistema. Potesse, traccerebbe una linea retta verso l'uscita, a testate. Inizia a piangere, prima silenziosamente, poi rumorosamente. Le sue lacrime sgorgano sincere, copiose, interminabili. Sbatte le palpebre buttando gli occhi in basso, rassegnato. Nota qualcosa. Un particolare appena percettibile, un segno. Una striscia di colore verde corre lungo il terreno, perdendosi dietro un angolo. Non può credere ai suoi occhi umidi. Il ragazzo si asciuga le lacrime con il dorso della mano, rimette lo zaino in spalla e segue quella linea. Passo dopo passo, il labirinto sfila attorno al ragazzo, il sentiero gli sembra più chiaro, i bivi meno incerti e il passo successivo sicuro, guidato dalla riga smeraldo. Dietro l'ennesimo svincolo trova qualcosa che non si sarebbe mai aspettato: L'uscita. Sono passati giorni dalla scoperta, ma per lui sembrano ore.
Una gioia immensa lo abbraccia, il ragazzo attraversa l'ultimo passaggio e il mondo non è più una prigione di cemento. Mentre respira nuovamente l'aria di libertà, sbuca dalla strada una ragazza. La sua bionda chioma spunta da un cappello da baseball inforcato al contrario. Anche lei è li per la prova. Il ragazzo si avvicina e la saluta:"So che può sembrare una prova difficile, ma non lo è! Segui la linea verde, ti porterà all'uscita direttamente, l'ho scoperta per caso!" - dice indicandole il terreno con entusiasmo. Sventolando poi la mano, inizia il suo percorso verso casa.
"Grazie" - fa lei sorridendo e dopo qualche secondo di titubanza, entra nel labirinto.
Una volta dentro e percorso qualche chilometro scoprirà con delusione che, a terra, non c'è nessuna linea verde.

"Ognuno di noi deve affrontare il proprio percorso nella vita, che altri difficilmente conosceranno."

25 feb 2014

Drox Operative: Minestrone spaziale.


Adoro gli hack'n Slash e ho avuto la fortuna di vederli nascere, con il primo Diablo (che ha inventato il genere, prima si chiamavo semplicemente Arcade) sino al contestato e borbottato Diablo 3, passando per i vari Darkstone (chi e lo ricorda?), Titan Quest, Torchlight, i primi Dungeon Siege. Amo le battaglie caotiche che si concludono con la caduta di tesori e monete a cascata. Cosi, quando ho visto qualche video di alcuni volenterosi che descrivevano questo titolo come;"Diablo nello spazio" ho aperto steam, caricato la pagina di Drox Operative e l'ho infilato nel carrello.
Nei primi minuti di gioco possono, effettivamente, configurare come un action-game spaziale, figlio di un altro migliaio di titoli, con l'evidente tendenza all'action. come dicevo prima; battaglie caotiche che culminano con cascate di soldi e oggetti. La faccia del gioco muta immediatamente quando arriva la gestione della relazione con altre razze; un'alleanza è utile perché può darvi quest da portare a termine, ricompense e soldi. Un pizzico di Galactic Civilization tra un massacro e l'altro.
Gestione che, limitato dal controllo di una esile e poi sempre più massiccia astronave risulta ridicolo. Aiuti altre razze a evolverti, a conquistare pianeti. Loro diventano i padroni della galassia a noi lasciano il lavoro sporco, girando tra settore in settori come dei postini. Abbiamo anche la libertà di dichiarare guerra a tutti e cancellare ogni razza dalla faccia della galassia, per sempre, ma non troveremo più un negozio per vedere la nostra roba. La gestione delle alleanze è una caratteristica che vive in simbiosi con l'action puro, facendoci a pugni.
Come al solito l'idea c'è tutta ma si è voluto cercare di fare un nuovo genere, miscelandone troppi.
Peccato.

21 feb 2014

8 Grandi dilemmi attorno agli Ebook Reader

Lettori di inchiostro digitale
Sono sempre stato affascinato dalla tecnologia, precisamente verso i computer e l'informatica. La mia curiosità è diventata ancora più accesa, quando si è iniziato a parlare dell'E-ink e dal giorno in cui qualcuno ha iniziato a pensare che, la carta come veicolo per il trasporto di parole, stava diventando vecchia. Quando ho visto il primo lettore di libri E-ink, nominato in gergo Ebook Reader, venduto in uno shop online in italia (no, Amazon in quegli anni non distribuiva il Kindle ancora nel nostro bel paese) non ho resistito a comprarlo. Un pò perchè leggo qualche libro all'anno e un catturato da questa nuova tecnologia, ho avuto per le mani uno strumento che, nel mio intimo, pensavo avesse il potere di cambiare il mondo dell'editoria e non solo. Ci avevo azzeccato. In questi ultimi anni gli Ebook Reader, certo, non sono sulla bocca di tutti, ma chi legge libri conosce di cosa sto parlando e lentamente stanno conquistando l'attenzione del popolo. Molto però, sono ancora i dubbi che orbitano attorno a questa nuova tecnologia di schermi passivi che, purtroppo, è stata "rallentata" dall'uscita dei vari tablet. In questo articolo cercherò di dipanare ogni incertezza attorno al mondo degli Ebook-Reader in alcuni pensieri che sono soliti formarsi nella mente di chi non conosce ancora questa tecnologia:
"Come si fa a leggere il libro su questo affare elettronico, vuoi mettere il profumo della carta di un buon libro?"
- Se compri un libro per annusare il profumo della sua carta, si spiega il motivo di come scrittori del calibro di Fabio Volo riescano a vendere tante copie.
"Per leggere un Ebook ci vuole corrente...se per caso, il mondo, dovesse esaurire tutte le scorte di petrolio e rimanere senza corrente?"
- In questo caso, allora, useremo i libri di carta per scaldarci nei lungi e rigidi inverni, privi di un riscaldamento adeguato, e davanti al falò in salotto improvvisato con vecchi classici e nuovi best-seller che crepitano avvolti dalle fiamme, potremo continuare a leggere indisturbati sul nostro Ebook Reader, almeno finché dura la batteria. Una domanda del genere in bocca a una generazione di persone, dipendente dagli smartphone è quantomai paradossale.
"Io non riuscirò mai a leggere un libro su un Ebook Reader"
- Non ti preoccupare, tuo figlio ci riuscirà benissimo. Come tutte le altre tecnologie che non riesci a utilizzare, le generazioni future le faranno loro elevandole sul podio del necessario. Lo stesso figlio piccolo che, oggi, tocca la foto sul giornale per ingrandirla, cosi come lo vede fare al Papà sull'Ipad, quando sarà grande, sicuramente, studierà sugli Ebook, scriverà sugli Ebook. Ammesso che non arrivi una nuova tecnologia che li rimpiazzi, ma in questo caso, la carta si sarà già dimenticata.
"La carta è ancora il miglior strumento per preservare la nostra storia"
- Su questo, inizio ad avere i miei dubbi. In ogni caso, il metodo di archiviazione cartaceo in un futuro andrà sicuramente infilato in qualche server condiviso, magari al mondo intero. Almeno i dati sembrano più al sicuro dentro qualche migliaio di hardisk, piuttosto in un supporto facilmente infiammabile.
Poi cosa serve preservare la nostra storia, se continuiamo a cagarci sopra.
"Dopo qualche ora di lettura sul mio Ipad, mi viene mal di testa"
- L'IPAD NON E' UN EBOOK READER ma solamente un display 10 pollici a cristalli liquidi retroilluminato. E' perfetto per giocare, per guardare le foto, guardare i film (contenti voi). Leggere un libro sul Tablet, equivale a leggere un codice a barre stampato sul culo del Sole. Ditemi voi poi se non vi viene mal di testa.
"Gli Ebook Reader sono scomodi da tenere in mano"
- Perchè "It" di Stephen King, La trilogia del "Il Signore degli Anelli"o altri tomi con più di 1000 pagine si leggono con una mano, basta qualche ora di palestra al giorno.
"Comprare un Ebook online si perde il contatto con la gente"
- Vuoi mettere entrare in una libreria, con le commesse sempre affaccendate a mettere in ordine libri, che non alzano mai lo sguardo. Chiedere loro se hanno in vendita un autore Slovacco/Ucraino che leggiamo solo noi e venire accolti con una risposta negativa, seguita da un'espressione finta-gioviale che significa:"Tanto so già che non compri un cazzo".
Proprio un peccato perdere queste esperienze.
"Gli Ebook Reader faranno fallire librerie e edicole"
-
Niente di più vero, cosi come altri centinaia di mestieri si sono persi o si sono evoluti, con l'arrivo di nuove tecnologie. Ad esempio, molti Postini hanno perso il lavoro; pensate forse che le persone tornino nuovamente a spedire lettere, invece che Email, per preservare milioni di posti di lavoro?
Non lo faranno certo, le comodità per le persone sono irrinunciabili e non c'è causa umanitaria che tenga.

19 feb 2014

Quel bar in centro.

Lele è una persona che si lamenta sempre. Casa sua è invasa da una moglie, alcune volte troppo amorevole, alcune volte troppo scontrosa e da un figlio, ancora troppo piccolo per mandarlo affanculo. Il primo pensiero nella sua testa, quando apre gli occhi la mattina, va alla sua vita e a quando sia ingiusta. Lui voleva diventare Avvocato, che guadagnano tanto, magari Notaio, che guadagnano ancora di più stando seduti, o anche Architetto, che guadagnano scarabocchiando un foglio bianco. Certo a scuola non si è mai impegnato e la sua materia preferita era quella trattata durante l'intervallo, quando assieme ai suoi compagni di banco, giocavano a pallone sul cortile della scuola.
Lele ha l'abitudine di scendere nel suo bar preferito, l'unico da lui frequentato, infilato in uno dei tanti "carruggi" della sua città: Gevona. Prende un caffè prima di buttarsi nel lavoro e scambia quattro chiacchiere con il titolare dietro il bancone, oramai diventato amico. Dopo i saluti, partono una sfilata di critiche verso questa o quell'altra squadra e una serie in interminabili lamentele contro la politica, dove son tutti ladri, la televisione con centinaia di canali ma niente da guardare e i film, che una volta erano tutti belli.
"Sai Lele la prossima settimana chiudo, troppe Tasse".  - Annuncia il barista, porgendogli un caffè caldo - "Ho qualcosa da parte e per qualche mese mi guarderò attorno, poi troverò un altro lavoro"
La notizia prende Lele, come un pugno nello stomaco - "Come chiudi? E il bar, che fine farà?"
"L'ho venduto a un tizio di Milano, dice che vuole rifarlo da zero e cambiargli nome"
"Proprio a un ciuccia- nebbia dovevi darlo via? Non ci sono già abbastanza gabibbi a Genova?" Lele digerisce  la notizia aggiungendo nel suo caffè una bustina di zucchero e una manciata di lamenti, principalmente diretti verso il capoluogo lombardo, il Governo ladro e il caffè che non sarà più buono come lo faceva il suo amico.
In quel momento entra un uomo, vestito bene, diciamo meglio della clientela media del posto, si avvicina al barista e lo saluta:"Il Roberto è pronto ad andare in pensione?"
Uno sguardo di Roberto a Lele gli suggerisce che quell'uomo dall'accento strano, sarà il prossimo proprietario.
"Va che l'hai venduto alla persona giusta!, vedrai che rivoluzione, nel giro di due settimane, taaaaac, questa situation lo ribaltiamo e diventerà un Concep Bar con il target più alto!" - Esclama l'uomo  sventolando entrambe le braccia -"Sarà il primo Concept Bar a Genova!"
Già a Lele, questo Milanese non andava a genio, solo per l'aria che ha spostato entrando. Ora che aveva emanato questa sentenza, l'antipatia era al terzo posto, mentre sul podio saliva il disprezzo. Dopo una giornata di lavoro, Lele torna a casa ripensando al Bar, al Milanese e alla sua Genova diventata una puttana al servizio degli stranieri. Spiega la situazione alla povera moglie, mentre questa è intenta a ingerire la sua minestra fredda:"Questo Gabibbo arriva bello, bello dalla Milano, dove si dice ci sia lavoro e soldi che girano e viene a rompere il Belino qui, facendo lo splendido. Io nel suo bar di merda non ci metterò mai piede! Che torni a Milano a farsi i suoi Target!" Per fortuna che questo lamento non si dilungò più di tre ore, lasciando alla moglie il piacere di gustarsi un pezzo di:"Chi l'ha visto?" prima che il marito iniziasse con il secondo tempo dei suoi improperi, verso il Duomo:"Questo può comprare anche tutti i bar del quartiere, ma io piuttosto che entrare, mi faccio il caffè a casa, hai capito Marta?" ma Marta pensava ad altro e si immaginava come protagonista del programma Rai che stava cercando di vedere.
Passano quattordici giorni esatti e Genova ha il suo Concept Bar; nuovo, luminoso e con un acquario al posto della vecchia televisione. Il primo giorno di apertura tanta curiosità e molte persone transitano dentro il locale, mentre seduto nei posti sul bancone una persona sorseggia, solitaria, un caffè.
Il posto è gradevole e il caffè lo fanno buono, ma questo Lele, non lo ammetterà mai.

17 feb 2014

La tedesca.

Nel mio paese vive di una certa età.
Vive da sola assieme a un cane. Tanti anni fa è partita dalla Germania farsi una vacanza in liguria. Si innamorò del posto, del mare e del clima e di un bagnino. Si sposarono e misero su famiglia. Divenne Mamma, quindi nonna, poi pensionata e quindi vedova. In giro si sa poco di lei, quando esce non si allontana mai dal suo quartiere, colpa forse delle sue gambe che, con l'età, le impediscono di correre per un centinaio di chilometrio. Ha un nome che è difficile da ripetere e un cognome ancora più complesso, se pronunciato, fa compiere alla bocca quei gargarismi che, di solito, si fanno quando si usa il toscerolo. Per questo in paese la conoscono tutti come:"La Tedesca".
Ogni sera va sempre a letto alla stessa ora, alle ventidue e dieci virgola due dopo aver contato le stelle una a una, per vedere se erano ancora nel punto esatto in cui le aveva osservate la sera prima.
Non ha bisogno di sveglia per alzarsi; il suo cane, preciso esattamente come la sua padrona, quando scoccano le sei di mattino precise, emette un unico e cadenzato verso.
"BAU!"
La Tedesca si sveglia senza sbadigliare, essere pensionati non è un buon motivo per poltrire. Scende dal letto, si veste e fa colazione con Krauti e maionese.
Prende il guinzaglio, lo lega al cane a cui è stato dato un nome tedesco impronunciabile, quindi è conosciuto come Il Bassotto, ed esce di casa. Il sole non è ancora completamente alzato e La tedesca inizia la sua ronda mattiniera. Passa un furgone con a bordo un Artigiano dotato di due occhi da sonno, il mezzo va lento e assonnato come il pilota, la Tedesca lo fulmina con un sguardo severo che traducendolo in parole, significherebbe:"Io alla tua età, avevo già iniziato a lavorare da due ore dopo due chilometri di corsa". Il mondo è un posto pieno di persone pigre, ma si può ancora correggere.
La posta apre alle 9 e La Tedesca è la prima a entrare, saluta la commessa con un risoluto:"Buonciorno!" e infila oltre un vetro opaco, il bollettino per pagare la luce. Sono 46,50 euro e l'anziana paga in monetine da cinquanta centesimi, annunciandole una per volta, come si fa con i numeri della tombola.
Torna a casa con la stessa andatura con cui è uscita; cadenzata. Da un occhiata alla guida Tv e accende la televisione. Nota che ci sono alcune imprecisioni nell'elenco delle trasmissioni e si prende una nota mentale, il cervello le funziona ancora benissimo e, se potesse correre, potrebbe andare alle olimpiadi e vincere.
A mezzogiorno si concede un pasto che ha imparato ad apprezzare nella suo quarto di vita passato in Italia; una bella pasta al dente. La cottura è rigorosa, per sapere quando buttare la pasta c'è un tempo esatto, che viene segnalato da Il Bassotto.
"BAU!" e tira fuori lo scolapasta.
E' dura la vita solitaria di una persona abituata da sempre a stare con qualcuno, ma il pomeriggio passa ugualmente; c'è la figlia che la va a trovare, alcuni conoscenti che vengono a parlare con lei del tempo, che riesce a prevedere meglio del Meteo locale, grazie alle sue ossa meteopatiche. E tra un analisi, una critica e una chiacchierata con Il Bassotto, arriva la sera, all'ora esatta in cui deve arrivare.
Non è molto movimentata la vita della Tedesca, ma ha ancora qualcosa da dire, qualcosa da vedere. I quiz le piacciono molto, impara molto dalle domande e dalle risposte. In questo momento ce ne uno in diretta, sulla Rai. Un abbronzato conduttore annuncia una domanda a un concorrente disinvolto:"Cos'è la Wascke per un Italiano?". Il ragazzo a cui è stata rivolta il quesito, davanti a uno schermo con su scritto le tre risposte da scegliere, inizia una titubante spiegazione che precede la scelta, che in questo caso è:"Lavanderia", però lui a preso a caso. Alla Tedesca però non le è piaciuto come è stata pronunciata la domanda. Si alza con fatica dalla poltrona, prende il telefono dalla credenza, alza la cornetta e compone il numero della Rai, che conosce a memoria dal 1982, da quando l'ha usato per partecipare a un concorso abbinato alla lotteria Italia, senza aver mai preso la linea.
Le risponde un'operatrice, che vorrebbe metterla in attesa, ma l'insistente voce dall'accento tedesco e dalla cadenza contrariata, la costringe a dirottare la chiamata in diretta. La voce dell'anziana rimbomba nell'intero studio, mutando il volto del conduttore in un irritato cipiglio:
"La pronuncia exatta è Wäsche! e non Wascke!, ha kapito?"
Il lampadato conduttore guarda in camera, si concede qualche secondo di vergogna e inclinando la testa in avanti pronuncia un impercettibile:"mi scusi tanto..."
"Che non akkada più! Buonasera!"
L'anziana appoggia la cornetta e ritorna sulla poltrona, mentre il quiz prosegue come se nulla fosse, anche se viene cambiata la domanda.
Arrivano le ventidue e dieci virgola due e per la Tedesca è arrivato il momento di andare a dormire.
Gute Nacht! - esclama, prima di addormentarsi
"BAU!" - risponde Il Bassotto.

16 feb 2014

Monuments Men

Questo è il titolo se non si è capito
In un sabato come altri, abbracciato da una debole pioggia, mi sono diretto al cinema con amici a vedere un film casuale. Appena entrati nella sala abbiamo capito subito che il titolo aveva un certo richiamo tra il pubblico, perché mancavano pochi posti liberi in sala. Ci siamo intrufolati alla prima cassa e la donna dietro il vetro di annuncia, con una vocina tipica delle casse automatiche nelle uscite dell'autostrada, che la fila centrale (che scelgo tipicamente per gustarmi il film, credo, assieme a altri milioni di spettatori) è disponibile unicamente in quarta fila, mentre in quinta fila dovevamo stare in posti laterale. Abbiamo scelto la quarta fila con sicurezza, abbiamo pagato e dopo aver speso qualche spicciolo in bibite e leccornie che si dimenticano di aver mangiato durante il film, siamo entrati giusto in tempo per vedere la pubblicità, in quarta fila laterale...
Non sapevo assolutamente niente di questo film, a parte il nome e la presenza di Bill Murray, Giorge Clooney, Matt Demon (anche qui armato con il suo sopracciglio ribelle) e Jhon Goodman. Immerso in questa mia innocente ignoranza, poso la giacca sulle mie gambe e aspetto che lo schermo venga inondato di colori.
La trama viene svelata in pochi secondi dall'inizio della pellicola, vicina a Bastardi senza Gloria e Operazione Valchiria, ma con una punta di ironia e due gocce di arroganza. In breve, catturata direttamente da Wikipedia è questa: "Un plotone dell'esercito americano, composto da critici ed esperti d'arte, direttori di musei, ed elementi simili durante la seconda guerra mondiale, ha il compito di cercare e recuperare ogni opera d'arte rubata dai nazisti, per poterle riportare negli Stati Uniti d'America e salvarle dalla volontà di distruggerle di Adolf Hitler"
Lo scenario è la seconda guerra mondiale, ma verso il suo epilogo, per questo motivo Monuments Men ha molto il sapore di una commedia e anche se non mancano le scene drammatiche, in proporzione non dominano sulla pellicola, cosi come le scene d'azione, praticamente ineesistenti. L'attenzione orbita attorno alla passione per l'arte dei protagonisti, che sono pronti a sacrificare la propria vita per recuperare tutte le opere d'arte trafugate dai tedeschi. Non sono guerrafondai, ma devoti verso un credo superiore che vive dentro quadri e statue e li catapulta nel conflitto, inizialmente come testimoni di una spietata guerra che non risparmia solamente le persone, ma anche libri e opere d'arte, poi inevitabilmente coinvolti in una guerra dai risvolti sempre più inquietanti.
Gli ingredienti per un buon film ci sono tutti e basta miscelarli come si deve, assieme agli attori. Infatti il film non funziona. Oppure fa parzialmente il suo lavoro.
Nelle quasi due ore di proiezioni ho visto un Quasi film; è un film sulla guerra, quasi, perché i tedeschi sono in rotta e fuggono cercando di salvarsi la pelle e bruciare le opere d'arte. E' una commedia quasi ironica, perché molti dialoghi sono noiosi e frammentari. E' quasi un film d'azione, perché i conflitti si vedono poco e se iniziano, sfumano sacrificati per un altra scena. E' un film quasi documentario, ma i riscontri con la vicenda, che sembra essere accaduta veramente, sono pochi e nascosti nei risvolti della trama.
Billy Murray che mi aspettavo di vedere più vivace, in questo film si limita a guadare il pubblico con il suo volto ironico e beffardo, che non ha bisogno di commenti, ma è saldato una figura che, assieme agli altri attori, è ridotto quasi a comparsa. Decisamente più in vista il ruolo di Matt Demon, che si contende la scena assieme a Clooney e a Glen Cloose. Quest'ultima attrice, finalmente, lascia quell'espressione da elfo strafatto, vista nel Signore degli Anelli e in Lo Hobbit, per una parte impegnata che la rende una delle migliori nel suo ruolo, del cast di questo film.
Uno dei maggiori difetti di questo film è che costruisce dei personaggi negativi, li fa odiare al pubblico, promette di renderli antagonisti di eccellenza e poi, con naturalezza, li fa sparire senza fatica, oppure dimenticare, sconfitti e battuti in partenza dalla bandiera Americana. Una vittoria a tutto campo senza sparare mai un colpo d'arma da fuoco.
Clooney voleva ricordare un manipolo di uomini in una caccia al tesoro senza precedenti e ci è riuscito, ma questa storia si dimenticherà presto, perché il suo quasi film non ha quella forza per lasciarla impressa nella nostra memoria.
Quando esco dal cinema, sopravvive alla visione una domanda, che penso sia l'unica si formi in ogni esseri umano dopo aver visto Monuments Men: Valeva la pena il sacrificio di persone e risorse per salvare tutte quelle opere d'arte?
Non sono adeguatamente istruito per rispondere a questo domanda, per questo mi limito a pensare che; se diamo la stessa importanza si alle persone, cosi come alle opere del passato, troveremo un giusto compromesso per non sacrificarli entrambi.
Comunque è più sopportabile la presenza di un vecchio quadro, piuttosto di un vecchio uomo che mangia, beve, dorme e disturba i cantieri sciorinando il suo passato glorioso.