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19 nov 2017
24 giu 2017
C'era una volta: I Record scritti a mano.
[caption id="attachment_6596" align="aligncenter" width="573"]
L'incredibile Record di Funzio mentre all'esterno si svolgeva la 7° Sagra EnoGastromica del Sandalo Bollito.[/caption]
C'è stato un tempo in cui le Sale Giochi erano in perfetta salute.
Non erano solamente un punto di ritrovo per ragazzi, anche un luogo dove godersi videogame nella loro forma migliore. In quel periodo le console di casa o computer casalinghi non erano cosi potenti da elaborare quel comparto grafico e sonoro che rendevano affascinanti gli Arcade. Per non parlare di quei eleganti e rispettosi "case" che per noi giovani era sinonimo di intrattenimento e sfida. Circolava anche quel gioco chiamato:"Dragon's Lair" che sembrava un cartone animato. Benché molte software house lo avessero convertirlo alla loro maniera per ogni sistema casalingo, risultava decisamente più salutare e appagante giocarlo in Sala Giochi.
[caption id="attachment_6547" align="aligncenter" width="480"]
Dragon's Lair per C64. Da giocarlo quando la Sala Giochi era chiusa.[/caption]
Uno degli obiettivi degli Arcade, oltre a quello di semplice svago lontano da genitori e vita scolastica, era anche quello di battere un Record. Non importava quale o di chi, l'importante era batterlo. Era quel collante che rendeva maggiormente affascinanti, di quanto già lo fossero (e lo sono) i videogame.
C'è stato sicuramente un giocatore che è riuscito a raggiungere una soglia di punteggio molto elevata dopo estenuanti ore di gioco. Nel tempo in cui gli Arcade non era ancora consentito continuare inserendo un altro gettone, dilapidando cosi la paghetta mensile.
Questo ragazzo è stato molto felice di arrivare a un simile traguardo, mai raggiunto da nessun'altro umano, tanto che ha festeggiato con i pochi amici presenti. Il giorno dopo a scuola però nessuno gli crede, pensano solamente che sia un bugiardo, un infame. Piovono schiaffi sul coppino e volano le cartelle.
"Se non mi credete, oggi andiamo in sala giochi e vi faccio vedere che sono primo nella classifica!". - Sbotta questo, cercando di calmare gli animi.
Quel pomeriggio, il Detentore del Record Incredibile torna in sala giochi con i suoi compagni scettici e trova la classifica completamente resettata. Il suo record si è estinto durante la notte perché l'hardware dell'Arcade non era ancora cosi dotato da far sopravvivere la "High Score " alla mancanza di corrente.
E piovono schiaffi più violenti alla base del collo, volano insulti di ogni tipo perché le cartelle le hanno lasciate a casa.
Qualche tempo dopo, un altro giocatore ha battuto un altro Record con un altro gioco e preso da una paura famelica di farsi prendere per il culo dai compagni di classe, appiccica con del nastro un bigliettino con scritto il punteggio raggiunto e il nome di l'ha realizzato; un sistema a prova di Reset.
Nessuno poteva levargli il primato e gli Antichi avevano ragione quando dicevano:"Carta Canta" anche se non penso si riferissero ai record per i videogame.
Arrivò il momento che ogni mobile Arcade aveva il suo biglietto con un record personale, scritto con un pennarello e tanto orgoglio.
Un'abitudine che ha avuto un ciclo di vita molto breve; come ben sapete nell'Informatica ogni giorno si compiono passi da gigante e anche nei processi di evoluzione dei videogame arrivarono sistemi sempre più sviluppati e dotati di una hardware in grado di mantenere in memoria la High Score, per un tempo superiore al Reset.
Cosi, mentre i Biglietti dei Record sparivano, strappati via anche per invidia, arrivavano Arcade da altre Sale giochi con classifiche popolate da persone che nessuno di noi conosceva.

Non erano importanti i loro nomi, l'importante era battere i loro Record per raggiungere l'Olimpo dei giocatori e rimanerci per l'eternità!.
L'incredibile Record di Funzio mentre all'esterno si svolgeva la 7° Sagra EnoGastromica del Sandalo Bollito.[/caption]C'è stato un tempo in cui le Sale Giochi erano in perfetta salute.
Non erano solamente un punto di ritrovo per ragazzi, anche un luogo dove godersi videogame nella loro forma migliore. In quel periodo le console di casa o computer casalinghi non erano cosi potenti da elaborare quel comparto grafico e sonoro che rendevano affascinanti gli Arcade. Per non parlare di quei eleganti e rispettosi "case" che per noi giovani era sinonimo di intrattenimento e sfida. Circolava anche quel gioco chiamato:"Dragon's Lair" che sembrava un cartone animato. Benché molte software house lo avessero convertirlo alla loro maniera per ogni sistema casalingo, risultava decisamente più salutare e appagante giocarlo in Sala Giochi.
[caption id="attachment_6547" align="aligncenter" width="480"]
Dragon's Lair per C64. Da giocarlo quando la Sala Giochi era chiusa.[/caption]Uno degli obiettivi degli Arcade, oltre a quello di semplice svago lontano da genitori e vita scolastica, era anche quello di battere un Record. Non importava quale o di chi, l'importante era batterlo. Era quel collante che rendeva maggiormente affascinanti, di quanto già lo fossero (e lo sono) i videogame.
C'è stato sicuramente un giocatore che è riuscito a raggiungere una soglia di punteggio molto elevata dopo estenuanti ore di gioco. Nel tempo in cui gli Arcade non era ancora consentito continuare inserendo un altro gettone, dilapidando cosi la paghetta mensile.
Questo ragazzo è stato molto felice di arrivare a un simile traguardo, mai raggiunto da nessun'altro umano, tanto che ha festeggiato con i pochi amici presenti. Il giorno dopo a scuola però nessuno gli crede, pensano solamente che sia un bugiardo, un infame. Piovono schiaffi sul coppino e volano le cartelle.
"Se non mi credete, oggi andiamo in sala giochi e vi faccio vedere che sono primo nella classifica!". - Sbotta questo, cercando di calmare gli animi.
Quel pomeriggio, il Detentore del Record Incredibile torna in sala giochi con i suoi compagni scettici e trova la classifica completamente resettata. Il suo record si è estinto durante la notte perché l'hardware dell'Arcade non era ancora cosi dotato da far sopravvivere la "High Score " alla mancanza di corrente.
E piovono schiaffi più violenti alla base del collo, volano insulti di ogni tipo perché le cartelle le hanno lasciate a casa.
Qualche tempo dopo, un altro giocatore ha battuto un altro Record con un altro gioco e preso da una paura famelica di farsi prendere per il culo dai compagni di classe, appiccica con del nastro un bigliettino con scritto il punteggio raggiunto e il nome di l'ha realizzato; un sistema a prova di Reset.
Nessuno poteva levargli il primato e gli Antichi avevano ragione quando dicevano:"Carta Canta" anche se non penso si riferissero ai record per i videogame.
Arrivò il momento che ogni mobile Arcade aveva il suo biglietto con un record personale, scritto con un pennarello e tanto orgoglio.
Un'abitudine che ha avuto un ciclo di vita molto breve; come ben sapete nell'Informatica ogni giorno si compiono passi da gigante e anche nei processi di evoluzione dei videogame arrivarono sistemi sempre più sviluppati e dotati di una hardware in grado di mantenere in memoria la High Score, per un tempo superiore al Reset.
Cosi, mentre i Biglietti dei Record sparivano, strappati via anche per invidia, arrivavano Arcade da altre Sale giochi con classifiche popolate da persone che nessuno di noi conosceva.

Non erano importanti i loro nomi, l'importante era battere i loro Record per raggiungere l'Olimpo dei giocatori e rimanerci per l'eternità!.
28 giu 2015
Troy: The prequel.
Chi ha guardato Troy sicuramente si è chiesto come la bella Elena abbia potuto perdere la testa per Paride cosi facilmente, tanto da lasciare ricchezze e potere alle sue spalle e scappare via con lui.
Certo Orlando Bloon è un bel ragazzo dalla mascella imponente e dalla chioma ribelle, poi i suoi lineamenti somigliano tanto a Legolas. Come sia riuscito a conquistare la più bella donna di Troia si vede nel film in una scena a rischio capezzolo e sembrano una coppia come mille altre, unite da tempi difficili e violenti.
In realtà il fascino di Paride non è solamente merito del suo aspetto, dietro a questa love story esiste un trascorso storico/epico che è possibile vedere nell'episodio zero dal titolo:"Troy: The Quest of the Golden Apple" dove si narra un episodio del passato del ragazzo, che incontra con un bisogno stravagante degli Dei.
Purtroppo la pellicola non ha mai visto la luce, per questo andrò a riportare un estratto del copione, vagamente ispirato all'opera di Omero.
Esterno giorno.
Monte Olimpo.
Gli Dei, colmi di sapienza e immortali sono annoiati ventiquattrore al giorno, domenica inclusa; anche perché è una festa cristiana e loro non la festeggiano. Alcune volte sono buoni con gli uomini e altre volte sono stronzi e combinano dispetti macabri ai mortali, per loro pedine di plastica come lo sono per noi gli omini della Lego.
Oggi però Zeus, con più relazioni extra matrimoniali di Rocco Siffredi, ha organizzato un party con tutti gli Dei dell'olimpo per le prossime nozze tra Peleo e Teti, i futuri genitori di Achille, divenuto famoso per la scena in Troy in cui urla:"Ettoreeeeee!" sotto casa sua, invece di usare il citofono.
La festa va alla grande e tutti i presenti si divertono bevendo senza limiti, essendo immortali il coma etilico per loro è una forma di intrattenimento e l'espressione figurata:"fiumi di alcool" raggiunge una rappresentazione perfetta per i galloni di nettare che zampillano da un'enorme fontana. Persino a Bacco, abituato a vivere da ubriaco, gli inizia a girare la testa.
Tutti si divertono, tranne la Dea della discordia Eris, che non è stata invitata al banchetto per un motivo che è facilmente intuibile.
Irritata dal mancato invito alla festa, la Dea mette in piedi un piano per mandare a puttane tutto. Entra nella sala camminando sicura come una modella in uno spot di un profumo, si avvicina agli invitati che stanno gozzovigliando e poggia sopra il tavolo una mela d'oro. Quindi si allontana dalla scena con una scritta in sovrimpressione dorata.
Zeus prende in mano il frutto e scopre che sopra c'è incisa una frase:"Alla più bella"
Si scatena il putiferio per contendersi quel premio sbucato dal nulla, senza essere annunciato e dal valore apparentemente insignificante, specialmente per i Dei. Non molto diverso da qualsiasi concorso di bellezza, tre Dee avanzano il diritto di avere quel premio: Era, Atena e Afrodite.
Zeus per niente invogliato di fare da giudice in quella decisione delicata, visto che le tre contendenti sono le sue figlie (come il resto del 96% degli dei) prende una decisione che ritiene più giusta; nomina come giurato di gara un mortale consigliatogli da Ares e fanculizzando quelle oche starnazzanti delle figlie
Esterno.
Piana del Toro a tre zampe.
Ha luogo una battaglia enorme con gente che si picchia a sangue, lo impone un cliché di Hollywood che obbliga di aggiungere spargimenti di sangue dopo qualche dialogo noioso, per aumentare l'attenzione dello spettatore e allontanarsi da qualsiasi contesto storico. Il capo dell'armata Piovana viene sconfitto e dopo aver preso due frecce sulla faccia, fugge via urlando vendetta al capitano della fazione avversaria dei Grondaia.
Campo largo sulla piana ricolma di cadaveri, ripresa con un drone.
Interno.
Monte Olimpo.
Zeus ordina al dio Ermes, conosciuto anche con il nome di Traco, di raggiungere una umile casetta giù nelle campagne Spartane assieme alle Dee per incontrare un ragazzo dal giudizio non ancor condizionato dalle ingiustizie della vita; Paride. Durante il tragitto il dio dei trasporti bestemmia contro il traffico e il prezzo della benzina.
Esterno.
Piana Anonima di Sparta.
Il piccolo sta pascolando le pecore fischiettando una canzoncina ancora senza copyright quando gli compaiono davanti queste figure leggendarie. Inizialmente è sbigottito, quindi stupito, rimane paralizzato dalla loro entrata, dopo aver firmato un foglio allungato da Ermes, il dio dei Corrieri si allontana con il suo camion di luce.
Senza neanche salutare, le tre divinità si avvicinano al piccolo e gli annunciano che lui è il Giudice unico e ufficiale di Miss Mela D'oro e che loro sono le tre concorrenti. Paride, ingenuo, accetta perché quelle ragazze sembrano meglio delle pecore.
Appena avuta in mano la mela, Paride riceve dalle tre divinità una promessa in cambio del premio.
Atena gli promette di essere più forte di Ken il Guerriero e più potente di Mastro Lindo, imbattibile in battaglia, cosi come contro lo sporco. Paride non sembra convinto, anche perché ha sempre preferito Sailor Moon a Ken.
La Dea Era lo vuole riempire d'oro e di diamanti rendendolo talmente ricco da comprarsi un monolocale a New York. Il giovane non sembra interessato neanche a questa proposta; nascendo pastore, l'unica cosa che avrebbe comprato con i miliardi in denaro sarebbero stato miliardi di pecore. E non sapeva come gestire tutte quelle bestie.
Afrodite, l'ultima delle tre, si avvicina al suo orecchio e gli bisbiglia:"Ti farò trombare con la più bella del mondo". Immediatamente Paride consegna la mela alla Dea attratto dalla promessa e con un sorriso le annuncia:"Hai vinto tu"
Afrodite sorride, alza il premio e si pavoneggia con le sorelle:"Io l'avevo dettoooo, sono io la più bellaaaaaaA!"
Le Dee spariscono deludendo il ragazzo che, nel suo intimo, pensava di trombarsi proprio Athena, specialmente ora era ufficialmente la più bella, ma tant'è...
Esterno.
Costa nord delle Ardenne.
Due armate combattono in una lotta senza fine, il Generale dell'armata Grondaia sta cadendo sotto i colpi violenti dell'avversario, i suoi soldati sono allo sbando e i quelli feriti combattono per non morire.
"Avrò la mia vendetta!" - Esclama il generale dell'armata Piovana.
"Giammai!" - Risponde il generale dell'armata Grondaia.
"Muori bastardo!" - Urla il generale dell'armata Piovana.
"Prima che tu mi colpisca devi sapere una cosa!" - Dichiara il generale dell'armata Grondaia.
"Ti concedo un ultima frase prima di morire"- Propone il generale dell'armata Piovana.
"Io sono tuo Zio!" - Confessa il generale dell'armata Grondaia.
"NOoOOOOooOOOOoOO!" - Strilla il generale dell'armata Piovana.
Scambio di occhiate e poi si colpiscono a vicenda procurandosi lacerazioni mortali al perone.
Interno.
Casa di Paride.
Con una trombata in vita assicurata, Paride cresce mentre incontra molte fanciulle disposte a portarselo a letto senza tanti convenevoli, comunque l'incantesimo della Dea era pignolo, doveva trombarsi la più bella.
Quindi arrivò vergine quando, in Troy, rapì la più bella: Elena di Troia, scatenando una guerra che ancora oggi Rambo se la ricorda e Peppino di Capri ne ha cantato le gesta.
Forse era meglio scegliere l'opzione Ken il Guerriero.
To be Continue....
15 mag 2015
Un uomo che credeva nel prossimo.
Nel paese di Virmaponzo la vita è tranquilla e scorre esattamente come tanti altri posti.
Uno dei suoi abitanti si chiama Miandrea; è un arrogante come ce ne sono pochi e sta a tutti sul cazzo. Con il sigaro sempre acceso in bocca vive per il suo lavoro di responsabilità che implementa ordinare a qualcuno mansioni che dovrebbe fare lui.
Quando si concede un caffè, offerto sempre da qualcuno che viene indicato da lui come volontario, usa il tempo passato a gustarlo per scoprire se c'è qualcuno che sta battendo la fiacca, per punirlo con una ramanzina interminabile condita di insulti e sbuffi di fumo.
Quando Miandrea gira negli uffici il clima è teso e gli impiegati sono nervosi e pronti a bisticciare tra di loro, quando il capo si allontana tornano alle loro mansioni con un ritmo più umano e senza sentirsi sotto pressione.
L'uomo è molto diretto con tutti e non ha peli sulla lingua, non guarda in faccia a nessuno e con lui nessuno deve sbagliare, se lui sbaglia, la colpa è di qualcun altro che non ha fatto un buon lavoro. Un giorno ha scoperto che alcuni suoi lavoratori si stavano preparando a uscire mezzora prima del turno di lavoro, li ha presi da parte e licenziati. In quei giorni in ufficio il clima è salito verso livelli insopportabili di ansia. Pochi hanno dormito quella notte a parte il loro capo, che ha fatto sogni bellissimi.
Il metodo di Miandrea è molto severo, però viene giustificato dalla sua abilità di mantenere gli utili dell'azienda in netto passivo, riuscendo a sopravvivere in un mercato con una concorrenza è agguerrita e dal fatturato sfavillante. Nessuno dei suoi colleghi l'ha mai sentito pronunciare frasi di incoraggiamento o di compassione, nel suo vocabolario non sono mai state scritte. Se potesse, farebbe lavorare le sottoposte, in gravidanza, la domenica di natale dalle 8 alle 24. Purtroppo alcune leggi glielo impediscono.
Nella vita privata comunque è molto permissivo, per questo la moglie è libera di pensare una volta ogni trimestre, il figlio appena raggiunta la maggiore età è scappato liberamente da casa avviandosi in una promettente carriera militare, salendo di grado con facilità in questi ultimi anni. Se potesse tornerebbe con un carro armato a casa a far saltare quella testa di cazzo di suo padre. Purtroppo alcune leggi glielo impediscono.
Nel pieno di una carriera fulgida e di una vita prosperosa di successi lavorativi, Miandrea un giorno muore.
Il medico confermerà che l'ha portato via un infarto durante la notte e nonostante i repentini soccorsi non c'è stato nulla da fare; l'uomo ha esalato l'ultimo colpo di tosse portandosi con se il suo alito mefitico e la sua odiosa voce squillante.
La notizia prende alla provvista i colleghi e tutti i suoi collaboratori, che inizialmente non riescono a credere a quello che è successo, che per loro sembra troppo bello, per essere vero. Solo dopo aver visitato la salma e certi che il loro capo è realmente morto, affrontano il lutto gettando le mani al cielo come un giocatore di calcio, dopo aver fatto goal.
Durante il funerale la cerimonia è sfarzosa, il sermone del prete è toccante e edificante nello stesso tempo, più volte si chiede come sia stato possibile che Dio abbia chiamato una persona cosi retta e cosi virtuosa come Miandrea. La sua anima troverà la grazia del paradiso, chissà, e la pace delle persone che lo hanno amato, anche se veramente poche. Nelle ultime file alcune anziane, presenti solamente per caso, si chiedono perché sono le brave persone che se ne vanno, mentre i criminali continuano a fare disastri.
La messa finisce come è iniziata, nel totale anonimato, mentre la bara viene portata fuori con al seguito un capannello di persone, che poi sono gli addetti delle onoranze funebri.
Passa qualche giorno e il sostituto di Miandrea sembra essere più cordiale e coordina il gruppo con armonia e serenità trascinando l'azienda verso un inaspettato aumento degli utili, però il ricordo di Miandrea è forte e tutti lo sentono ancora vicino.
Alla fine era un bravo uomo ed è un peccato che se ne sia andato cosi, nel pieno delle sua giovinezza.
Il rimpianto di Miandrea arriva fino alle orecchie del sindaco, che conosceva perché suo compagno di banco alle elementari, in grado di copiagli qualsiasi compito in classe. Nel suo cuore occupato della politica entra una briciola di nostalgia e si impegna a farlo ricordare al paese a cui era tanto caro; nel giro di qualche mese, con il contributo di negozianti e dei colleghi di ufficio, fa costruire una statua di bronzo che colloca nell'unica piazza del paese priva di abbellimento.
Una targa lo ricorda con affetto:" Al ricordo di Miandrea; un uomo che credeva nel prossimo" chiunque legge quell'epitaffio non può che immaginarsi una persona giusta impegnata in una causa giusta e portata via da una tragedia.
Invece era un infame che i ricordi hanno trasformato in un eroe, laddove il tempo ha cancellato tutto il male che ha fatto e avrebbe ancora fatto nel corso della sua vita da stronzo.
Fine.
22 apr 2014
Una storia.
Voglio raccontarvi una storia.
Non è di quelle strappalacrime o quelle che fanno pensare con la morale alla fine. E' semplicemente una storia del cazzo.
Ho visto un uomo entrare in tabaccheria e, come resto per aver comprato la sua dose di fabbrica-fumo, prendeva un gratta e vinci. Quei biglietti dove gratti, gratti e gratti e non vinci mai. Soldi sprecati. Invece l'uomo, un Egiziano con qualche ora libera, strofina quello strato di vernice argentata, decifra quelle figure enigmatiche con la soluzione dietro il biglietto e scopre di aver perso. Nessuna sorpresa, una sfortuna programmata. I soldi del resto certo, potevano essere spesi meglio, come ad esempio, in una partita alle slot machine. Magari avrebbe vinto, anche se ci credo poco. La storia non si ferma qui. In tabaccheria entra un altro tizio, avrà sessant'anni, chiede un gratta e vinci. A lui non serve il resto delle sigarette per comprarlo. L'uomo strofina il biglietto sul bancone tenendolo con l'indice e il pollice, un'unghia affilata raschia via la pellicola d'oro. Un gesto perfezionato con tanto l'allenamento. La combinazione di figure e numeri che proviene dallo scavo è complessa e l'uomo la risolve senza girare il biglietto. Ha vinto e ha vinto una bella cifra. Una somma che non può riscattare dalla tabaccheria, neanche nelle casse di tutte le tabaccherie d'Italia possiedono un simile numero. L'anziano sorride, poi ride, poi sghignazza, quindi urla:"Ho vinto! Ho vinto!"
Non è più un uomo comune, ma un vincitore. Un volto da mettere vicino a un numero con tanti zeri.
Senza curarsi dei presenti, l'anziano sgambetta verso l'uscita della tabaccheria, più veloce di qualsiasi uomo sulla terra, più agile di qualsiasi altro sessantenne, quando l'egiziano lo ferma:" Tu no vai da nessuna parte!"- Gli dice con la voce invasa da un accento esotico.
"Io ho vinto!" - esclama l'uomo, oramai milionario.
Tu non vinto un casso" - dice l'egiziano -"Quel biglietto era mio". Quindi si avvicina al banco e punta un dito contro l'uomo dietro:"Tu sei uno stronzo, mi hai venduto un biglietto perdente"
Il tabaccaio è esterrefatto, il suo viso un enorme punto interrogativo.
"Io voglio biglietto vincente, comprato prima di te!"- Accusa l'egiziano ai danni del sessantenne, oramai ricco filantropo.
"Cosa? questo l'ho comprato e grattato io, è mio! Diglielo Fausto!" la difesa dell'anziano è inoppugnabile e Fausto sembra essere d'accordo:"Certo, mi ha comprato il biglietto dopo di te, il tuo era perdente, il suo è vincente. Cosi va la vita" - Il tabaccaio svela un animo filosofico.
"Fanculo voi vi conscete!" - l'Egiziano estrae dalla camicia una pistola, non è grande ma fa lo stesso il suo effetto. La punta verso il tabaccaio Fausto -"Tu mi hai venduto biglietto perdente! Vero?"
Difficile essere sinceri nella vita di tutti i giorni, figuriamoci con una pistola puntata addosso -"No! Metti via quell'arma o chiamo i carabinieri!" - esclama Fausto con le mani alzate, anche se nessuno gli aveva imposto di alzarle. Un tacito comando ordinato dalla pistola.
"Tu no chiami un casso!" e puntando l'arma contro l'anziano, ordina - "Dammi tu biglietto! Damme ora!"
Il sessantenne guarda la pistola, sembrava vera, forse era finta. Perché rischiare? La vita è una sola. Aveva in tasca un biglietto da un fantastiliardo, in grado di donargli energia extra, per questo risponde con coraggio - "Leva quell'arma dalla mia vista o ti ammazzo" - La voce del sessantenne è una ricercata miscela tra quella di Batman, dei film di Nolan e Spongebob. Minacciosa ma divertente.
"Tu amazzi chi? io ho pistola! dammi biglietto!"
Fausto è terrorizzato, nella sua lunga vita da tabaccaio non aveva mai visto una scena simile, persino suo padre e il padre di suo padre. Tutti tabaccai. Il tempo sembrava essersi fermato oppure stava scorrendo più lentamente. Fatto sta che, all'improvviso, l'anziano alza un braccio fulmineo e disarma il marocchino, con l'altro braccio lo spinge via. Mentre l'egiziano cerca di riprendersi l'arma, il sessantenne raccoglie ogni sua forza e lo scaraventa a terra. Con furia, deposita le ginocchia sul suo petto e inizia a scaraventargli una sequenza di pugni.
In quel momento nel negozio entra un cavallo, ha indosso una sella rosa e due paraocchi inclinati verso l'esterno:"Una stecca di Malboro per favore, sono di fretta" - chiede.
L'ho detto io, che era una storia del cazzo.
Non è di quelle strappalacrime o quelle che fanno pensare con la morale alla fine. E' semplicemente una storia del cazzo.
Ho visto un uomo entrare in tabaccheria e, come resto per aver comprato la sua dose di fabbrica-fumo, prendeva un gratta e vinci. Quei biglietti dove gratti, gratti e gratti e non vinci mai. Soldi sprecati. Invece l'uomo, un Egiziano con qualche ora libera, strofina quello strato di vernice argentata, decifra quelle figure enigmatiche con la soluzione dietro il biglietto e scopre di aver perso. Nessuna sorpresa, una sfortuna programmata. I soldi del resto certo, potevano essere spesi meglio, come ad esempio, in una partita alle slot machine. Magari avrebbe vinto, anche se ci credo poco. La storia non si ferma qui. In tabaccheria entra un altro tizio, avrà sessant'anni, chiede un gratta e vinci. A lui non serve il resto delle sigarette per comprarlo. L'uomo strofina il biglietto sul bancone tenendolo con l'indice e il pollice, un'unghia affilata raschia via la pellicola d'oro. Un gesto perfezionato con tanto l'allenamento. La combinazione di figure e numeri che proviene dallo scavo è complessa e l'uomo la risolve senza girare il biglietto. Ha vinto e ha vinto una bella cifra. Una somma che non può riscattare dalla tabaccheria, neanche nelle casse di tutte le tabaccherie d'Italia possiedono un simile numero. L'anziano sorride, poi ride, poi sghignazza, quindi urla:"Ho vinto! Ho vinto!"
Non è più un uomo comune, ma un vincitore. Un volto da mettere vicino a un numero con tanti zeri.
Senza curarsi dei presenti, l'anziano sgambetta verso l'uscita della tabaccheria, più veloce di qualsiasi uomo sulla terra, più agile di qualsiasi altro sessantenne, quando l'egiziano lo ferma:" Tu no vai da nessuna parte!"- Gli dice con la voce invasa da un accento esotico.
"Io ho vinto!" - esclama l'uomo, oramai milionario.
Tu non vinto un casso" - dice l'egiziano -"Quel biglietto era mio". Quindi si avvicina al banco e punta un dito contro l'uomo dietro:"Tu sei uno stronzo, mi hai venduto un biglietto perdente"
Il tabaccaio è esterrefatto, il suo viso un enorme punto interrogativo.
"Io voglio biglietto vincente, comprato prima di te!"- Accusa l'egiziano ai danni del sessantenne, oramai ricco filantropo.
"Cosa? questo l'ho comprato e grattato io, è mio! Diglielo Fausto!" la difesa dell'anziano è inoppugnabile e Fausto sembra essere d'accordo:"Certo, mi ha comprato il biglietto dopo di te, il tuo era perdente, il suo è vincente. Cosi va la vita" - Il tabaccaio svela un animo filosofico.
"Fanculo voi vi conscete!" - l'Egiziano estrae dalla camicia una pistola, non è grande ma fa lo stesso il suo effetto. La punta verso il tabaccaio Fausto -"Tu mi hai venduto biglietto perdente! Vero?"
Difficile essere sinceri nella vita di tutti i giorni, figuriamoci con una pistola puntata addosso -"No! Metti via quell'arma o chiamo i carabinieri!" - esclama Fausto con le mani alzate, anche se nessuno gli aveva imposto di alzarle. Un tacito comando ordinato dalla pistola.
"Tu no chiami un casso!" e puntando l'arma contro l'anziano, ordina - "Dammi tu biglietto! Damme ora!"
Il sessantenne guarda la pistola, sembrava vera, forse era finta. Perché rischiare? La vita è una sola. Aveva in tasca un biglietto da un fantastiliardo, in grado di donargli energia extra, per questo risponde con coraggio - "Leva quell'arma dalla mia vista o ti ammazzo" - La voce del sessantenne è una ricercata miscela tra quella di Batman, dei film di Nolan e Spongebob. Minacciosa ma divertente.
"Tu amazzi chi? io ho pistola! dammi biglietto!"
Fausto è terrorizzato, nella sua lunga vita da tabaccaio non aveva mai visto una scena simile, persino suo padre e il padre di suo padre. Tutti tabaccai. Il tempo sembrava essersi fermato oppure stava scorrendo più lentamente. Fatto sta che, all'improvviso, l'anziano alza un braccio fulmineo e disarma il marocchino, con l'altro braccio lo spinge via. Mentre l'egiziano cerca di riprendersi l'arma, il sessantenne raccoglie ogni sua forza e lo scaraventa a terra. Con furia, deposita le ginocchia sul suo petto e inizia a scaraventargli una sequenza di pugni.
In quel momento nel negozio entra un cavallo, ha indosso una sella rosa e due paraocchi inclinati verso l'esterno:"Una stecca di Malboro per favore, sono di fretta" - chiede.
L'ho detto io, che era una storia del cazzo.
28 ott 2013
La cosa più bella è dare agli altri, ok. si...però...
Un filmato breve, semplice per pubblicità diversa da molte altre, lontana da quelle trasmesse con grande fretta dalle nostre tv, lontana dal messaggio del subito che stupra lo spettatore imponendogli un'idea, cercando a tutti costi il tormentone, trasformando lo spot in uno spot, diffuso gratis dalle parole. Questo messaggio è dissonante da qualsiasi motto commerciale che è in contrasto con la stessa essenza della pubblicità. Un bambino ruba delle medicine a una donna che rimprovera il bambino in una violenta lingua composta di sole vocali:"Uoaaaoshaaaaaaaaaaaaaaa! uauiaaaaaaaaaaa!" sarebbe incomprensibile se non per il lavoro di qualche volenteroso conoscitore del Coreano (Thailandese?). Mentre il bambino ascolta sottomesso i rimproveri, arriva un uomo che ferma la donna con:" ioeeeee! aooaaaaaaaaaiiiii oeeaaaaaaaaaa!!" - L'uomo comprende il dramma della situazione e copre personalmente la spesa delle medicine che servono per guarire la madre del piccolo. 30 anni dopo la storia continua e non vi svelo altro; è doveroso che guardiate completamente il filmato, tanto dura poco. Colpisce la sincerità con cui viene confezionato e trasmesso il messaggio: "Dare è la migliore forma di comunicazione". Una bella lezione di filosofia in grado di rincuorare l'animo e adottare un atteggiamento verso gli altri, almeno per i successivi cinque minuti dalla visione del filmato.
C'è speranza per l'umanità; una ottima immagine per lo sponsor e la divulgazione del filmato su facebook, twitter e chissà in quanti altri social network (ok, Twitter è un microblog non un social network) è assicurata, quindi avrà già fatto il giro del mondo diverse volte. Il messaggio è opportuno divulgarlo al popolo, anche se il concetto di base potrebbe avere altri risvolti.
E' umano compiere azioni buone come donare dei soldi o prestare un aiuto. Un atto che non dovrebbe essere insegnato da qualche filmato commuovente, ma implicito nella società civile. Il semplice gesto di donare andrebbe fatto senza la volontà di voler essere ricambiati a tutti i costi.
Chi opera quotidianamente questo genere di nobili azioni (sono tanti e non fanno notizia) non si aspetta di essere ricambiato, anzi, lo farebbe anche se avesse la matematica certezza di essere ignorato. E' proprio questa La manifestazione pura di bontà; silenziosa e illuminata. Lo slogan tende a far credere allo spettatore che, se oggi dai qualcosa, aiuti uno sconosciuto, nel futuro lui avrò un motivo per aiutarti; purtroppo nella realtà le cose potrebbero andare diversamente e il filmato poteva anche concludersi con la morte all'ospedale dell'uomo senza avere un minimo aiuto o, chissà, anche ucciso in una rapina dallo stesso bambino, diventato ragazzo, ancora in difficoltà economiche.
Ovviamente il lieto fine è quello più digeribile e più meritevole per chi è buono con gli altri. E' una puntualizzazione che mi è uscita spontanea, molto difficile da comprendere, specialmente a chi è restio a fare buone azioni e pensa che alla fine andrà tutto bene; abituato ad aspettare e, magari, grattare qualche biglietto colorato dal tabaccaio.
Nella realtà c'è sempre dietro qualcuno, discreto e lontano dai riflettori della mondanità, che fa qualcosa per il prossimo spontaneamente, senza aspettarsi una ricompensa.
Concludo citando una frase d'effetto del filmato:"oahaiaoooooooooooooo oaioaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaao osokaoaoooooooooooooooooooo!"
Alla prossima.
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