Colpa forse dell'arroganza o di una natura che lo fa credere al centro del mondo, magari di una ingenuità mai completamente sconfitta, l'uomo di tutti i giorni quello di cui anche io faccio parte, nella sua quotidianità si crede di possedere dei superpoteri simili a quelli dei personaggi dei fumetti. Niente di incredibile o strabiliante, sono semplici convinzioni mentali che tutti pensano di avere avuto una volta nella loro vita e che purtroppo, una spietata realtà è pronta a smentire con violenti schiaffi sulla faccia.
Vediamoli in dettaglio:
"Super-fascino"
In un rapporto con una ragazza, l'uomo è al centro dell'universo e alcune volte si crede unico. Un tenebroso moretto che arriva da un passato turbolento e spinto da motivazioni nobili, salverà la pulzella da una vita monotona e ripetitiva. La sua esperienza e il suo carisma appariranno agli occhi della ragazza, come doni caduti dal cielo e catalizzeranno tutte le sue attenzioni verso il supereroe. Si concederà tutto a lui, senza sconti, gli donerà la verginità che da tempo custodiva per aspettare la persona giusta che, finalmente, è arrivata!
Lui è l'eletto!.
Quindi il Neo-matrix di quartiere si accorgerà presto che è solamente uno dei tanti stronzi che hanno provato a corteggiare con il bullet-time, senza peraltro riuscirci.
"Super-abilità"
E' sicuro di poter compiere più mansioni contemporaneamente e senza sbagliare. Cosi mentre guida manda un SMS a un amico, guarda la partita in televisione e con l'altro occhio controlla le email. Può leggere un giornale mentre ascolta della musica e parlare con una ragazza mentre sta elaborato dei pensieri elevatissimi (che includono un rapporto sessuale, con la stessa ragazza).
Questo superpotere però è incompleto e lo si capisce dal'sms di risposta dell'amico, che risponde :"Che cazzo vuoi dire: eoius, caomn smands èpwop wi èp?"
"Super-conoscenza Massima":
Tipicamente i Saggi non
percepiscono la propria saggezza e, il più delle volte, hanno l'umiltà di credersi ignoranti. Invece l'uomo, specialmente quello di una certa età, millanta saggezza e conoscenza dalle Spandrillas ai capelli e non vede l'ora di manifestarlo agli amici, ai conoscenti, ai passanti. Consigli discutibili su argomentazioni che, se fosse veramente saggio, non affronterebbe neanche. La sua saggezza verrà smentita quel giorno in cui lo vedrà protagonista di una torbida storia d'amore con la moglie di un amico, il giorno prima delle sue nozze.
"Super-traduttore Contemporaneo"
Il maschio italiano, ruspante e mediterraneo che vive e si riproduce nella nostra bella penisola parla una lingua che il resto del mondo ha dato per morta. Niente di più falso, l'italiano è vivo e vegeto e non saranno le K al posto delle CH a cancellarlo dalla faccia della terra. Lo stesso maschio, padrone del linguaggio italico, si crede padrone anche di altre lingue (come l'inglese) perchè grazie a internet, ogni tanto legge qualche post in English su Facebook e guarda i telefilm subbati di Games of Throne. E' chiaro che questa rudimentale conoscenza delle lingue straniere, verrà messa a dura prova quella volta in cui dovrà indicare la direzione di una spiaggia a dei turisti inglesi che verranno indirizzati verso la "cagna". (se sapete l'inglese ci arrivate)
"Super-forza"
Se riesce a aprire un barattolo della polpa pronta, l'uomo è in grado di fare qualsiasi cosa. Alzare le auto senza cric, spostare pianeti con un dito, portare due tonnellate di spesa dal supermercato all'auto, trascinandoli per due metri. Una potenza di proporzioni epiche che si fermerà da una nemesi peggiore della Kriptonite e di Galactus: L'ernia.
"Telepatia"
L'uomo crede fermamente di conoscere tutto e ogni dettaglio della ragazza con cui si è fidanzato, cosi come crede di conoscere ogni angolo della mente della propria moglie. Lo capisce negli sguardi, lo legge nelle iridi dei suoi occhi, lei alza le sopracciglia e lui capta il messaggio forte e chiaro. Non ci sono segreti e potrebbe mappare il sistema neurovegetativo del suo cervello, che conosce meglio della sua cartella di film hard. Lei è parte di lui e condividono la stessa anima.
Ne è fermamente convinto fino al giorno in cui la troverà a letto con qualche altro uomo, certamente più bravo di lui a leggerle la mente.
"Super-restistenza all'Alcool"
All'uomo di mondo piace bere e non si risparmia mai, può assimilare quintilitri di birra e mischiarla come meglio crede, senza avvertire conseguenze o alterazioni dell'equilibrio. L'alcool più o meno è acqua, sempre di ossigeno e idrogeno parliamo, quindi teoricamente innocuo. Cosa vuoi che gli faccia quel bicchiere di vinello, bevuto dopo due dita abbondanti di Tequila e qualche calice di birra?
Quando si sveglierà nudo al parco, il mattino dopo, darà la colpa alla licantropia piuttosto che ammettere di essere stato ubriaco.
2 giu 2014
8 Grandi Sicurezze sui Libri Cartacei.
Avendo scritto un articolo su alcuni dubbi degli Ebook e sull'inchiostro digitale, per correttezza oppure per par-condicio elenco anche le 8 più evidenti certezze per continuare a leggere un libro fatto di carta, inchiostro vero e una copertina che non bisogna mai giudicare:
1 "Il profumo della carta"
Quando si compra un libro nuovo di pacca, appena uscito dal forno della stampante ha quell'odore unico che rende flagrante un libro. Peccato poi che, a furia di sfogliare le pagine e trasportarlo dal comodino al bagno o dalla scrivania alla spiaggia, quell'inebriante profumo si perde per sempre e dovremo nuovamente ritrovarla, comprando un altro libro.
2 "Può passare di mano in mano"
Se un amico vuole leggerlo, non bisogna dargli tutto l'E-Reader, basta imprestargli il libro. E' semplice e non bisogna arrabattarsi tra file trasferiti clandestinamente e cavetti usb. Una volta imprestato, la condivisione di una storia e di una esperienza rimarrà nei pensieri dell'amico e vi ringrazierà di tutto cuore. La vostra amicizia si rafforzerà sempre di più ma il libro, in ogni caso, non lo rivedrete mai più.
Che importa? quando c'è l'amicizia!
3 "Un libro è di compagnia"
Un buon libro, assieme a altri buoni libri fanno una libreria e una libreria è un ottimo arredamento. Un archivio che rapisce per quanta conoscenza riesca a contenere e, soprattutto, affascina le donne. Avere in casa una libreria è sempre indice di persona facoltosa, istruita e intelligente. Anche se un ammasso di libri può rappresentare solamente una facciata, il libro in questo caso ha un ruolo di aiuto verso il corteggiamento e può aiutare a raggiungere il rapporto sessuale. Poco importa se il virgulto possessore di tutti quei libri non ne ha aperto nessuno e , anzi, gli viene mal di testa quando legge l'opuscoletto del Trony.
4 "Non ha bisogno di essere ricaricato".
Un libro si legge sempre e non si scarica mai. Non esiste giorno in cui non si possa aprirlo e leggerlo. Non ha codifiche strane, non può andare in crash e con un gesto è alla portata di mano, sempre pronto. Se non lo leggiamo da anni e lo riprendiamo in mano, il libro si apre al mondo rivelando i suoi segreti e il suo contenuto è sempre a disposizione di chiunque voglia aprirlo. Una lettura continuativa che non può mai essere interrotta da una batteria scarica. Solo dal sonno.
5 "Sei disconnesso con il mondo"
Quando leggiamo un libro, siamo da soli con noi stessi. Senza Facebook, senza Twitter, senza social network che ci richiedono una costante frequentazione, condivisioni di tutto quello che facciamo e anche di cosa leggiamo. Le lettere entrano silenziose nella nostra mente e li rimangono, per un po di tempo, però le ricorderemo solamente volta quando le vedremo scritte su Facebook, condivise da un amico.
6: "La Copertina"
Se siamo soliti leggere a casa, isolati dal mondo, questo passaggio potrete anche saltarlo. Se invece siete abituali lettori da spiaggia, la copertina è un bel biglietto da visita per chi vi sta vicino. Un libro importante, con il titolo in bella vista, incuriosisce e può essere un motivo di orgoglio da mostrare, anche se con discrezione. Non so se potrebbe aiutarvi nel primo acchito con una ragazza però è una valida pubblicità, specialmente se il libro l'avete scritto voi.
7: "Utile massa Solida"
Il libro non ha solamente una funzione didattica o di intrattenimento, può essere usato per svariati scopi; Per colmare quel vuoto di una fila di Dvd che non vogliono stare in piedi, per fermare le porte che tendono a sbattere con la corrente, per accendere il caminetto, per tenere in bolla la casetta di Fuffy, per custodirci tra le pagine dei contanti, come difesa personale specialmente con Tolstoj e chissà per quante altre implementazioni.
8: "Semplice da utilizzare"
Non serve lo schermo touch o la carta di credito per leggerlo e non serve giostrarsi attraverso complessi menù di configurazione, per utilizzarlo basta un gesto. Le pagine si sfogliano con un dito e il movimento di inumidirlo con la lingua prima di avvicinarlo all'angolo del foglio è una tradizione millenaria, già utilizzata dagli antichi Greci per i papiri. Qualcosa che l'umanità non può farne a meno.
1 "Il profumo della carta"
Quando si compra un libro nuovo di pacca, appena uscito dal forno della stampante ha quell'odore unico che rende flagrante un libro. Peccato poi che, a furia di sfogliare le pagine e trasportarlo dal comodino al bagno o dalla scrivania alla spiaggia, quell'inebriante profumo si perde per sempre e dovremo nuovamente ritrovarla, comprando un altro libro.
2 "Può passare di mano in mano"
Se un amico vuole leggerlo, non bisogna dargli tutto l'E-Reader, basta imprestargli il libro. E' semplice e non bisogna arrabattarsi tra file trasferiti clandestinamente e cavetti usb. Una volta imprestato, la condivisione di una storia e di una esperienza rimarrà nei pensieri dell'amico e vi ringrazierà di tutto cuore. La vostra amicizia si rafforzerà sempre di più ma il libro, in ogni caso, non lo rivedrete mai più.
Che importa? quando c'è l'amicizia!
3 "Un libro è di compagnia"
Un buon libro, assieme a altri buoni libri fanno una libreria e una libreria è un ottimo arredamento. Un archivio che rapisce per quanta conoscenza riesca a contenere e, soprattutto, affascina le donne. Avere in casa una libreria è sempre indice di persona facoltosa, istruita e intelligente. Anche se un ammasso di libri può rappresentare solamente una facciata, il libro in questo caso ha un ruolo di aiuto verso il corteggiamento e può aiutare a raggiungere il rapporto sessuale. Poco importa se il virgulto possessore di tutti quei libri non ne ha aperto nessuno e , anzi, gli viene mal di testa quando legge l'opuscoletto del Trony.
4 "Non ha bisogno di essere ricaricato".
Un libro si legge sempre e non si scarica mai. Non esiste giorno in cui non si possa aprirlo e leggerlo. Non ha codifiche strane, non può andare in crash e con un gesto è alla portata di mano, sempre pronto. Se non lo leggiamo da anni e lo riprendiamo in mano, il libro si apre al mondo rivelando i suoi segreti e il suo contenuto è sempre a disposizione di chiunque voglia aprirlo. Una lettura continuativa che non può mai essere interrotta da una batteria scarica. Solo dal sonno.
5 "Sei disconnesso con il mondo"
Quando leggiamo un libro, siamo da soli con noi stessi. Senza Facebook, senza Twitter, senza social network che ci richiedono una costante frequentazione, condivisioni di tutto quello che facciamo e anche di cosa leggiamo. Le lettere entrano silenziose nella nostra mente e li rimangono, per un po di tempo, però le ricorderemo solamente volta quando le vedremo scritte su Facebook, condivise da un amico.
6: "La Copertina"
Se siamo soliti leggere a casa, isolati dal mondo, questo passaggio potrete anche saltarlo. Se invece siete abituali lettori da spiaggia, la copertina è un bel biglietto da visita per chi vi sta vicino. Un libro importante, con il titolo in bella vista, incuriosisce e può essere un motivo di orgoglio da mostrare, anche se con discrezione. Non so se potrebbe aiutarvi nel primo acchito con una ragazza però è una valida pubblicità, specialmente se il libro l'avete scritto voi.
7: "Utile massa Solida"
Il libro non ha solamente una funzione didattica o di intrattenimento, può essere usato per svariati scopi; Per colmare quel vuoto di una fila di Dvd che non vogliono stare in piedi, per fermare le porte che tendono a sbattere con la corrente, per accendere il caminetto, per tenere in bolla la casetta di Fuffy, per custodirci tra le pagine dei contanti, come difesa personale specialmente con Tolstoj e chissà per quante altre implementazioni.
8: "Semplice da utilizzare"
Non serve lo schermo touch o la carta di credito per leggerlo e non serve giostrarsi attraverso complessi menù di configurazione, per utilizzarlo basta un gesto. Le pagine si sfogliano con un dito e il movimento di inumidirlo con la lingua prima di avvicinarlo all'angolo del foglio è una tradizione millenaria, già utilizzata dagli antichi Greci per i papiri. Qualcosa che l'umanità non può farne a meno.
31 mag 2014
Gaming Mobile Clichè
Il mercato dei videogame sta avendo una seconda vita (forse una terza) grazie al mercato dei Mobile. I nuovi smartphone, oltre a offrire una vastissima scelta di programmi per la comunicazione la condivisione di foto e esperienze, tipicamente superficiali, intrattengono con videogiochi di ogni tipo, diffusi grazie ai market di Google e Apple. Due colossi che hanno stanno cambiando lo scenario del gioco portatile. Comprare un videogame su uno di questi market è conveniente sia a chi li vende, sia a chi li programma (non so in quale percentuale) e gli introiti sono considerevoli, se contiamo che in giro per il mondo oramai ci sono milioni di smartphone collegati in rete, potenziali consumatori. Cash subito, immediato, download e giochi. Il mercato è aperto i titoli a disposizione sono veramente tanti, anche se la maggior parte è merda in pixel, alcuni sono capolavori, giochi mediocri, titoli giocabili, altri spudorati mangiasoldi, oppure capolavori mangiasoldi.
Un mercato con il coraggio di proporre:
Il gioco "Gratis":
Caricate il titolo e notate, con una linea di disappunto, che assieme al solito menù della schermata principale, appaiono dei minuscoli manifesti pubblicitari. Roba poco invasiva, sono semplici pubblicità: Annunciano con entusiasmo la presenza di una zoccola nelle vostre vicinanze, l'uscita di una nuova automobile che non comprerete, una assicurazione che non farete mai, un cellulare nuovo che per altro, avete già. Banner pubblicitari posti tatticamente vicino alle opzioni di giochi o sul pulsante START che, per distrazione o se avete delle dita giganti, premete per sbaglio. Quindi si sottoscriverà un'abbonamento indesiderato sul vostro piano tariffario, di una ditta dal nome italiano con gli uffici in Tanzania, che vi costa 4 euro a settimana e vi da la possibilità di vedere tutti i film di Lino Banfi e sentire le canzoni di Nino D'Angelo in streaming 24 su 24. Per disdirlo bisogna andare in groppa di un elefante, sino alla sede fiscale, invaderla con un commando di nativi locali e dargli fuoco con due bacchette di legno.
La skill si può comprare:
Se per giocare a un videogame classico serve prima di tutto un'abilità occhio/mano che può essere migliorata con la pratica, nella maggior parte dei titoli gratuiti servo solamente del vile denaro e nient'altro. Molti obiettivi sono legati all'acquisto di oggetti per ottenerli.
E' anche possibile ottenere gli stessi risultati giocando senza spendere un euro, anche se serve molto più tempo, in linea di massima sul centinaio di anni. Niente di cosi difficile da ottenere se contate che il vostro smartphone il prossimo mese è obsoleto.
Run Run game.
In questa categoria sfruttatissima e in continua proliferazione, il personaggio che può essere un avventuriero, un pupazzo giallo, Sonic (anche lui travolto da questa moda), un agente segreto corre, inseguito da qualcosa, qualcuno. Corre senza fermarsi su una strada infinita di un mondo. Sul percorso infinito ci sono degli ostacoli che bisogna evitare, sditalinando lo schermo del cellulare o inclinandolo tipo pendolo. Lo scopo sarebbe quello di arrivare primi in una classifica online dove tipicamente al primo posto c'è un giocatore con un risultato di 8 zeri. Un Punteggio impossibile da leggere, tipo: 123819911991010110101010010. Al secondo posto c'è un altro giocatore che ha totalizzato lo stesso identico punteggio, che coincidenza. Avviene cosi anche per il terzo posto, quanta gente brava al mondo. Un rudimentale ragionamento porta a pensare che, per totalizzare quei numeri, questi fenomeni devono aver giocato continuativamente per 4 anni, senza aver mai spento il cellulare.
E io ci credo. Certo
Il Clone del Clone:
Le regole market sono molto severe e seguite con molta attenzione, forse quelle dell'Appple Store, perché nel Google Play sembra che tutto sia regolamentato alla Cazzo di Cane. Sono troppi i titoli gratuiti siano, coppie sputate di altri giochi nello stesso Store, magari con il nome storpiato, qualche dettaglio della grafica diverso. Sono prodotti spesso incompleti, discutibili, che girano per miracolo, costruiti su una programmazione amatoriale e disordinata. Come fanno a esistere simili rifiuti digitali?
Forse perché c'è qualcuno che li scarica e clikka spensierato sulle loro belle pubblicità integrate
Un mercato con il coraggio di proporre:
Il gioco "Gratis":
Caricate il titolo e notate, con una linea di disappunto, che assieme al solito menù della schermata principale, appaiono dei minuscoli manifesti pubblicitari. Roba poco invasiva, sono semplici pubblicità: Annunciano con entusiasmo la presenza di una zoccola nelle vostre vicinanze, l'uscita di una nuova automobile che non comprerete, una assicurazione che non farete mai, un cellulare nuovo che per altro, avete già. Banner pubblicitari posti tatticamente vicino alle opzioni di giochi o sul pulsante START che, per distrazione o se avete delle dita giganti, premete per sbaglio. Quindi si sottoscriverà un'abbonamento indesiderato sul vostro piano tariffario, di una ditta dal nome italiano con gli uffici in Tanzania, che vi costa 4 euro a settimana e vi da la possibilità di vedere tutti i film di Lino Banfi e sentire le canzoni di Nino D'Angelo in streaming 24 su 24. Per disdirlo bisogna andare in groppa di un elefante, sino alla sede fiscale, invaderla con un commando di nativi locali e dargli fuoco con due bacchette di legno.
La skill si può comprare:
Se per giocare a un videogame classico serve prima di tutto un'abilità occhio/mano che può essere migliorata con la pratica, nella maggior parte dei titoli gratuiti servo solamente del vile denaro e nient'altro. Molti obiettivi sono legati all'acquisto di oggetti per ottenerli.
E' anche possibile ottenere gli stessi risultati giocando senza spendere un euro, anche se serve molto più tempo, in linea di massima sul centinaio di anni. Niente di cosi difficile da ottenere se contate che il vostro smartphone il prossimo mese è obsoleto.
Run Run game.
In questa categoria sfruttatissima e in continua proliferazione, il personaggio che può essere un avventuriero, un pupazzo giallo, Sonic (anche lui travolto da questa moda), un agente segreto corre, inseguito da qualcosa, qualcuno. Corre senza fermarsi su una strada infinita di un mondo. Sul percorso infinito ci sono degli ostacoli che bisogna evitare, sditalinando lo schermo del cellulare o inclinandolo tipo pendolo. Lo scopo sarebbe quello di arrivare primi in una classifica online dove tipicamente al primo posto c'è un giocatore con un risultato di 8 zeri. Un Punteggio impossibile da leggere, tipo: 123819911991010110101010010. Al secondo posto c'è un altro giocatore che ha totalizzato lo stesso identico punteggio, che coincidenza. Avviene cosi anche per il terzo posto, quanta gente brava al mondo. Un rudimentale ragionamento porta a pensare che, per totalizzare quei numeri, questi fenomeni devono aver giocato continuativamente per 4 anni, senza aver mai spento il cellulare.
E io ci credo. Certo
Il Clone del Clone:
Le regole market sono molto severe e seguite con molta attenzione, forse quelle dell'Appple Store, perché nel Google Play sembra che tutto sia regolamentato alla Cazzo di Cane. Sono troppi i titoli gratuiti siano, coppie sputate di altri giochi nello stesso Store, magari con il nome storpiato, qualche dettaglio della grafica diverso. Sono prodotti spesso incompleti, discutibili, che girano per miracolo, costruiti su una programmazione amatoriale e disordinata. Come fanno a esistere simili rifiuti digitali?
Forse perché c'è qualcuno che li scarica e clikka spensierato sulle loro belle pubblicità integrate
24 mag 2014
21 mag 2014
Guardare giocare.
E' da poco giunta la notizia che Twitch Tv sta per essere acquistato da Youtube (che a sua volta era stata acquisita da Google, valli a capire questi giri) per un godzilliardo di dollari, almeno a quanto ho capito ha fatto un offerta e adesso vedremo gli sviluppi. Queste news non fanno più scalpore, che nell'universo di internet girassero i soldoni, si era capito oramai da tempo. Quello che dovrebbe creare qualche interrogativo è, invece, un portale come quello di Twich-TV.
Ma andiamo con ordine.
Twitch-TV è un portale di video streaming in diretta, in cui è possibile guardare altri videogiocare. La scelta è molto vasta ed è possibile osservare persone di ogni nazionalità, impegnarsi in una varietà esagerata di gioco. Si possono guardare ragazzi che cercano di completarlo a tempo record, altri giocatori che provano nuove strategie mai usate prima, altri ancora che semplicemente cazzeggiano con il titolo. La comunità è molto viva ed è possibile interagire con questi protagonisti di tutti i giorni, utilizzando la chat interna.
Il sito è un'ottima vetrina per chi vuole farsi conoscere, specialmente per quei pro-gamer che hanno fatto del giocare una professione, quindi inevitabilmente suscitano molta curiosità e in molti sono a guardarli. Fermo restando che si può guadagnare anche con lo streaming e la sottoscrizione di alcuni canali è a pagamento. Il servizio è ottimo e conosciuto a livello mondiale, per questo ha suscitato interesse ai vertici del Tuotubo e inizia a fargli gola. Altri introiti per gonfiare le casse.
Il mio dubbio è legato, invece, alla moda che sta provocando questo tipo di portali è, cioè, l'abitudine sempre più frequente di guardare gli altri giocare. Non c'è nulla di male e se non fosse per la mia connessione inutile da entroterra, ci farei anche io un giro ogni tanto.
Gli spettatori seriali sono molti e ho quasi il sospetto che questa tendenza si stia allargando oltre il dovuto e che venga utilizzato, più per guardare giocare, che per "streamare" mentre si gioca. Un discorso è osservare il professionista giocare, per imparare qualche trucco, come affronta alcuni passaggi, un discorso è preferirlo al gioco puro. Se molti spettatori si chiedono come alcuni professionisti riescano a essere cosi bravi davanti a un determinato gioco, mentre loro sono cosi scarsi è perché questi ragazzi si allenano quotidianamente sopra quel titolo, senza distrazioni.
Magari senza guardare altri che giocano.
Sarà un mio ingiustificato sospetto, ma ho quasi l'impressione che la maggior parte dei giochi moderni comincino ad annoiare e alcuni titoli multiplayer a spaventare, per questo si sta creando una nuova comunità che preferiscono il ruolo passivo di spettatore, piuttosto che entrare nel vivo della competizione online.
Comunque è solo un presentimento.
Lunga vita a Twitch-Tv.
13 mag 2014
C'era una volta.
C'era una volta un enorme drago.
Era immenso, dalle scaglie rosse e sputava fuoco. Sputava, sputava e sputava in continuazione!
Passò di li un anziano, che con un certo fastidio disse al drago:"Senta giovanotto, non può usare un fazzoletto? eh?"
Fine.
Morale: Vedi a fare il bagno in questo mese, che ti viene il raffreddore!
Era immenso, dalle scaglie rosse e sputava fuoco. Sputava, sputava e sputava in continuazione!
Passò di li un anziano, che con un certo fastidio disse al drago:"Senta giovanotto, non può usare un fazzoletto? eh?"
Fine.
Morale: Vedi a fare il bagno in questo mese, che ti viene il raffreddore!
9 mag 2014
The Walking Dead: Come finirà?
Siamo alla quarta stagione di un serial Tv che, malgrado alti e bassi nella sceneggiatura, riesce a piacermi per una paio di motivi. Primo perché è un telefilm ambientato in una apocalisse Zombie vicinissima ai film di George Romero, secondo perché in fin dei conti vuole essere anche una serie Horror e, nel panorama televisivo, ce ne sono poche in circolazione. Sono consapevole che, visto la legge spietata che gravita attorno alle serie televisive moderne (se inizia a calare di ascolti, ultima puntatona dallo "share" stratosferico e poi tutti a casa) The Walking Dead proseguirà sicuramente ancora per qualche anno, prima di caracollare nell'inevitabile epilogo. Sinceramente, troppe serie sono state sfruttate sino al midollo da svariate Stagioni sino a perdere quella vitalità che dava interesse alla storia e ai personaggi, quindi una fine prima o poi è opportuna aspettarla. Visto che comunque si basa sul racconto a fumetti tutt'ora in pubblicazione (che non ho ancora letto), mi sono immaginato alcune fantasiose teorie con cui l'intera serie potrebbe concludersi.
PS: Questo articolo possiede qualche Spoiler minore che non mancherò di segnalare in tempo. Giusto per chi non ha ancora avuto la fortuna di seguire il telefilm.
FINALE ALTERNATIVO #Classico senza tempo: Tutto un sogno:
Rick si sveglia all'ospedale. Improvvisamente. Si guarda attorno spaesato, ha dei tubi per respirare e una flebo che stilla un liquido bianco. Prova a parlare ma non ci riesce. La fuori ci sono ancora degli zombie? Cosa è accaduto? Ci sono ancora ospedali funzionanti? Dopo una pubblicità di due ore entra nella sua stanza la moglie che (SPOILER) aveva visto morire con i suoi occhi. E' assieme a Carl, ormai diventato ragazzo e una bambina dai capelli biondi. E' sua figlia Judith. Rick non riesce a parlare, ha tutti i muscoli bloccati, cerca di muoversi ma riesce solamente a alzare un dito, come a chiedere spiegazioni. La moglie si avvicina al letto, è commossa. Piange. Dopo qualche bacio e una scena consuma-fazzoletti, scopre che è stato in coma per una decina di anni ed è stata dura senza di lui. L'epidemia, gli zombie, la prigione, i suoi compagni di avventura, tutta un'invenzione che ha creato il suo subconscio per intrattenerlo in quei lungi anni di coma. Ma ora si è svegliato. E' vivo. I morti viventi non esistono, ovviamente. Come potrebbero?. Scena finale dove si vede Rick in fisioterapia che guarda fuori dalla finestra dell'ospedale. Un sole rosso sangue sta calando sulla città. Fine.
FINALE ALTERNATIVO #Classico da zombie: Nessuna speranza:
Rick è sempre al comando di uno sparuto gruppo di persone, suoi amici, i suoi figli e altra ciurmaglia anonima messa li solo per farla mordere ogni tanto da qualche zombie e sparpagliare qualche scena d'azione tra i momenti di tele-novela. Scoprono un posto dove non ci sono zombie e dove non possono arrivare. Sicuro e senza violenza, dove iniziare una nuova vita, riprodursi e dare all'umanità una nuova chance. Nessun pericolo imminente e una pace mai vista prima. Gli ultimi minuti della puntatona finale vedono il gruppo di viventi, felici, che cantano, mentre una zoomata in alto scopre tutta la popolazione mondiale zombie. Prima o poi, scoprirà quel piccolo avamposto e se i papperà tutti. Forse. Chissà.
Fine?
FINALE ALTERNATIVO #Svolta inaspettata: La cura trovata di culo:
Tutti sanno che (SPOILER) il virus degli zombie affligge tutta l'umanità, anche i viventi che, una volta passati a miglior vita, se non vengono pugnalati nelle cervella, tornano in vita con un make-up putrefatto, lenti opache sulle pupille, dei vestiti laceri e una voce roca. In una puntata Rick viene morso da uno zombie in un laboratorio chimico in fiamme e da quel momento, gli spettatori, dovrebbero già aspettarsi un risvolto della trama insolito. Non verranno delusi.
Mentre il protagonista della serie è oramai zombie, urta uno scaffale di provette e alambicchi, che una volta a terra e versate sulle fiamme, fanno reazione provocando una nube di colore rosa, enorme, che si propaga in ogni direzione. La nube investe Rick-zombie e dopo aver urlato contro la telecamera, ritorna normale, esattamente come tutta l'umanità investita dalla nuvola vagante di sostanze chimiche. Ricorda molto la puntata dei Puffi, in cui un'epidemia trasformava tutti i piccoli omini blu in piccoli omini neri. In effetti è stata quella puntata, nascosta nei recessi della mia memoria, che mi ha ispirato questo finale.
Come al solito è la fortuna che salva l'umanità dall'estinzione, mentre il serial-tv si estingue.
FINALE ALTERNATIVO #Il passato che sembrava presente: Cronache del dopo-zombie:
(Quasi Spoiler) Quando i protagonisti sopravvivono per cosi tante puntate è inevitabile che le loro gesta somiglino a quelle dei supereroi. Rick, Deryl e Michonne non sono più vittime di un mondo devastato dagli zombie, ma portabandiera immortali dell'umanità. L'america viene liberata dagli zombie grazie a loro che, armati di coltelli e di balestra, operano una operazione di pulizia su vasta scala. Certo ci vuole qualche stagione, ma alla fine riescono . In fin dei conti, questa epidemia non è che sia stata questa grande tragedia. C'è stata qualche milionata di morti, ma per esempio; in Australia stanno tutti bene. In Africa non se ne sono neanche accorti. In Giappone hanno continuato a lavorare. In Russia il freddo ha congelato tutti gli zombie. Mentre in Italia, la situazione è decisamente migliorata e non c'è più crisi. Nello spiegone finale, un Rick invecchiato è davanti ai suoi nipoti che finisce la sua storia. Il telefilm, infatti, altro non è che un suo raccorto di come, assieme ai suoi amici, ha salvato il mondo. Avvicinando The Walking Dead, al recente concluso: "How i Meet Your Mother". Il serial si concluderà con una frase di Rick, molto enigmatica:"Sono anni che non ammazzo uno Zombie!"
FINALE ALTERNATIVO #l'elemento inaspettato: L'arrivo degli Alieni:
Quando una serie televisiva entra nella fase calante degli ascolti, non rimane altro da fare che aggiungere un elemento estraneo all'ambientazione. Cosi, una notte, invece della solita mandria di zombie che devasta qualche accampamento, dalle nuvole scende un'astronave. Ne escono degli alieni armati. Venuti a conoscenza della grave epidemia sulla terra, non hanno perso l'occasione per conquistarla. Adesso non gli rimane che ripulire le strade dai morti viventi. In ogni caso, la razza aliena ha meno paura dell'umano morto-vivente, piuttosto che quello vivo. I risvolti successivi possono essere due: Rick e compagnia bella ammazza tutti gli alieni dopo che hanno fatto tutto il lavoro sporco. Oppure gli alieni se ne vanno quando scoprono che, sulla terra, nessuno è più in grado di cucina la pizza.
FINALE ALTERNATIVO #Magia e esoterismo: Tutta colpa del Voodoo:
Ecco cosa è stato a scatenare l'epidemia, un rito Voodoo finito male. Un stregone del Colorado ha evocato uno zombie, per vincere una scommessa con gli amici, ma il morto vivente ha morso uno di loro iniziando a diffondere l'epidemia su vasta scala. Scoperta la genesi del contagio, non rimane che ripetere il rito al contrario. Invece di leggere i soliti libri di Tom Sawer e i soliti fumetti dozzinali, Carl scopre un testo di magia nera ritrovato in una biblioteca e prova un rito antichissimo per allontanare gli spiriti. Scopre cosi di poter controllare i non morti che, da vaganti mangiatori di carne, possono diventare inutili schiavi ansimanti. Nella scena finale, che farà discutere i fans per molti anni dopo la conclusione dello show, si vede Michonne assieme a un gruppo di zombie controllati, ballare "Thriller" di Michael Jackson.
"Cause this is thrilleeeeeeeeer Thriller niiiiiiiiiiiiiiiiiiiight"
FINALE ALTERNATIVO #Tattica Zen: Basta aspettare;
Cosa sappiamo degli zombie? Che sono esseri morti ma che, grazie a un principio misterioso, continuano a camminare per sbranare le carni dei viventi. Quindi se sono morti, vuol dire che i loro corpi sono in decomposizione e se sono in decomposizione vuol dire che, prima o poi, smetteranno di camminare e fare gli agguati agli umani. Basta solo aspettare. Qualcuno nel telefilm potrebbe avanzare questa teoria, mai presa in considerazione sino ad allora. Considerando che se leggiamo su wikipedia:"Normalmente il corpo di un adulto sepolto in terreno ordinario senza una bara richiede dieci-dodici anni per decomporsi ad uno scheletro, in un clima temperato. Immergendo il corpo in acqua, la scheletrificazione accade circa quattro volte più velocemente, esponendo il cadavere all'aria aperta, otto volte più velocemente". La serie si sarebbe potuta concludere facilmente verso la seconda stagione. Nella puntata finale si potrebbe vedere l'umanità uscire dai loro rifugi e scoprire che tutti gli zombie si sono assoggettati alla fottuta entropia, diventando polvere.
Una volta che il pericolo è terminato, potranno tornare alle loro vite di tutti i giorni e spararsi tra di loro, in tutta tranquillità.
Per saperne di più, consiglio la lettura di questo Libro e conoscere utili consigli per sopravvivere a un ipotetica invasione di non-morti, che sono più sensati di certe azioni compiute da Rick e soci.
PS: Questo articolo possiede qualche Spoiler minore che non mancherò di segnalare in tempo. Giusto per chi non ha ancora avuto la fortuna di seguire il telefilm.
FINALE ALTERNATIVO #Classico senza tempo: Tutto un sogno:
Rick si sveglia all'ospedale. Improvvisamente. Si guarda attorno spaesato, ha dei tubi per respirare e una flebo che stilla un liquido bianco. Prova a parlare ma non ci riesce. La fuori ci sono ancora degli zombie? Cosa è accaduto? Ci sono ancora ospedali funzionanti? Dopo una pubblicità di due ore entra nella sua stanza la moglie che (SPOILER) aveva visto morire con i suoi occhi. E' assieme a Carl, ormai diventato ragazzo e una bambina dai capelli biondi. E' sua figlia Judith. Rick non riesce a parlare, ha tutti i muscoli bloccati, cerca di muoversi ma riesce solamente a alzare un dito, come a chiedere spiegazioni. La moglie si avvicina al letto, è commossa. Piange. Dopo qualche bacio e una scena consuma-fazzoletti, scopre che è stato in coma per una decina di anni ed è stata dura senza di lui. L'epidemia, gli zombie, la prigione, i suoi compagni di avventura, tutta un'invenzione che ha creato il suo subconscio per intrattenerlo in quei lungi anni di coma. Ma ora si è svegliato. E' vivo. I morti viventi non esistono, ovviamente. Come potrebbero?. Scena finale dove si vede Rick in fisioterapia che guarda fuori dalla finestra dell'ospedale. Un sole rosso sangue sta calando sulla città. Fine.
FINALE ALTERNATIVO #Classico da zombie: Nessuna speranza:
Rick è sempre al comando di uno sparuto gruppo di persone, suoi amici, i suoi figli e altra ciurmaglia anonima messa li solo per farla mordere ogni tanto da qualche zombie e sparpagliare qualche scena d'azione tra i momenti di tele-novela. Scoprono un posto dove non ci sono zombie e dove non possono arrivare. Sicuro e senza violenza, dove iniziare una nuova vita, riprodursi e dare all'umanità una nuova chance. Nessun pericolo imminente e una pace mai vista prima. Gli ultimi minuti della puntatona finale vedono il gruppo di viventi, felici, che cantano, mentre una zoomata in alto scopre tutta la popolazione mondiale zombie. Prima o poi, scoprirà quel piccolo avamposto e se i papperà tutti. Forse. Chissà.
Fine?
FINALE ALTERNATIVO #Svolta inaspettata: La cura trovata di culo:
Tutti sanno che (SPOILER) il virus degli zombie affligge tutta l'umanità, anche i viventi che, una volta passati a miglior vita, se non vengono pugnalati nelle cervella, tornano in vita con un make-up putrefatto, lenti opache sulle pupille, dei vestiti laceri e una voce roca. In una puntata Rick viene morso da uno zombie in un laboratorio chimico in fiamme e da quel momento, gli spettatori, dovrebbero già aspettarsi un risvolto della trama insolito. Non verranno delusi.
Mentre il protagonista della serie è oramai zombie, urta uno scaffale di provette e alambicchi, che una volta a terra e versate sulle fiamme, fanno reazione provocando una nube di colore rosa, enorme, che si propaga in ogni direzione. La nube investe Rick-zombie e dopo aver urlato contro la telecamera, ritorna normale, esattamente come tutta l'umanità investita dalla nuvola vagante di sostanze chimiche. Ricorda molto la puntata dei Puffi, in cui un'epidemia trasformava tutti i piccoli omini blu in piccoli omini neri. In effetti è stata quella puntata, nascosta nei recessi della mia memoria, che mi ha ispirato questo finale.
Come al solito è la fortuna che salva l'umanità dall'estinzione, mentre il serial-tv si estingue.
FINALE ALTERNATIVO #Il passato che sembrava presente: Cronache del dopo-zombie:
(Quasi Spoiler) Quando i protagonisti sopravvivono per cosi tante puntate è inevitabile che le loro gesta somiglino a quelle dei supereroi. Rick, Deryl e Michonne non sono più vittime di un mondo devastato dagli zombie, ma portabandiera immortali dell'umanità. L'america viene liberata dagli zombie grazie a loro che, armati di coltelli e di balestra, operano una operazione di pulizia su vasta scala. Certo ci vuole qualche stagione, ma alla fine riescono . In fin dei conti, questa epidemia non è che sia stata questa grande tragedia. C'è stata qualche milionata di morti, ma per esempio; in Australia stanno tutti bene. In Africa non se ne sono neanche accorti. In Giappone hanno continuato a lavorare. In Russia il freddo ha congelato tutti gli zombie. Mentre in Italia, la situazione è decisamente migliorata e non c'è più crisi. Nello spiegone finale, un Rick invecchiato è davanti ai suoi nipoti che finisce la sua storia. Il telefilm, infatti, altro non è che un suo raccorto di come, assieme ai suoi amici, ha salvato il mondo. Avvicinando The Walking Dead, al recente concluso: "How i Meet Your Mother". Il serial si concluderà con una frase di Rick, molto enigmatica:"Sono anni che non ammazzo uno Zombie!"
FINALE ALTERNATIVO #l'elemento inaspettato: L'arrivo degli Alieni:
Quando una serie televisiva entra nella fase calante degli ascolti, non rimane altro da fare che aggiungere un elemento estraneo all'ambientazione. Cosi, una notte, invece della solita mandria di zombie che devasta qualche accampamento, dalle nuvole scende un'astronave. Ne escono degli alieni armati. Venuti a conoscenza della grave epidemia sulla terra, non hanno perso l'occasione per conquistarla. Adesso non gli rimane che ripulire le strade dai morti viventi. In ogni caso, la razza aliena ha meno paura dell'umano morto-vivente, piuttosto che quello vivo. I risvolti successivi possono essere due: Rick e compagnia bella ammazza tutti gli alieni dopo che hanno fatto tutto il lavoro sporco. Oppure gli alieni se ne vanno quando scoprono che, sulla terra, nessuno è più in grado di cucina la pizza.
FINALE ALTERNATIVO #Magia e esoterismo: Tutta colpa del Voodoo:
Ecco cosa è stato a scatenare l'epidemia, un rito Voodoo finito male. Un stregone del Colorado ha evocato uno zombie, per vincere una scommessa con gli amici, ma il morto vivente ha morso uno di loro iniziando a diffondere l'epidemia su vasta scala. Scoperta la genesi del contagio, non rimane che ripetere il rito al contrario. Invece di leggere i soliti libri di Tom Sawer e i soliti fumetti dozzinali, Carl scopre un testo di magia nera ritrovato in una biblioteca e prova un rito antichissimo per allontanare gli spiriti. Scopre cosi di poter controllare i non morti che, da vaganti mangiatori di carne, possono diventare inutili schiavi ansimanti. Nella scena finale, che farà discutere i fans per molti anni dopo la conclusione dello show, si vede Michonne assieme a un gruppo di zombie controllati, ballare "Thriller" di Michael Jackson.
"Cause this is thrilleeeeeeeeer Thriller niiiiiiiiiiiiiiiiiiiight"
FINALE ALTERNATIVO #Tattica Zen: Basta aspettare;
Cosa sappiamo degli zombie? Che sono esseri morti ma che, grazie a un principio misterioso, continuano a camminare per sbranare le carni dei viventi. Quindi se sono morti, vuol dire che i loro corpi sono in decomposizione e se sono in decomposizione vuol dire che, prima o poi, smetteranno di camminare e fare gli agguati agli umani. Basta solo aspettare. Qualcuno nel telefilm potrebbe avanzare questa teoria, mai presa in considerazione sino ad allora. Considerando che se leggiamo su wikipedia:"Normalmente il corpo di un adulto sepolto in terreno ordinario senza una bara richiede dieci-dodici anni per decomporsi ad uno scheletro, in un clima temperato. Immergendo il corpo in acqua, la scheletrificazione accade circa quattro volte più velocemente, esponendo il cadavere all'aria aperta, otto volte più velocemente". La serie si sarebbe potuta concludere facilmente verso la seconda stagione. Nella puntata finale si potrebbe vedere l'umanità uscire dai loro rifugi e scoprire che tutti gli zombie si sono assoggettati alla fottuta entropia, diventando polvere.
Una volta che il pericolo è terminato, potranno tornare alle loro vite di tutti i giorni e spararsi tra di loro, in tutta tranquillità.
Per saperne di più, consiglio la lettura di questo Libro e conoscere utili consigli per sopravvivere a un ipotetica invasione di non-morti, che sono più sensati di certe azioni compiute da Rick e soci.
4 mag 2014
Pura Ignoranza.
Se la forza dell'amore è cosi potente da poter cambiare il finale dei film e la vita di alcune persone, è meglio non sottovalutare la paura. Non c'è amore o soldi che tengano, la paura si prende tutto, ed è strano, se pensiamo che la paura è solo una delle forme che ha l'ignoranza. Un individuo può avere una fobia terribile dei ragni, anche se si trova sul letto un piccolo aracnide che impiega, più o meno, una giornata a uccidere una mosca, figuriamoci per fare male a un uomo. Dovrebbe invece preoccuparsi di una tarantola che gli zampetta sui pantaloni, in quel caso la sua fobia sarebbe giustificata. Se analizziamo nel dettaglio possiamo notare, quanto l'utilità della paura non duri che una manciata di secondi. L'uomo si accorge di avere una tarantola sui pantaloni e si spaventa, magari urla, forse inizia a tremare a sudare ma è comunque paralizzato dal terrore. La tarantola; che schifoso animale, con tutte quelle zampette, quei milioni di occhi che ti guardano, il mostro più terribile di tutto il pianeta. La paura dovrebbe terminare dal momento in cui vediamo la bestia, dopo la ragione dovrebbe prevalere a far pensare che, se quel bestione peloso e zampettoso potrebbe darci un morso letale, comunque non è al corrente di stare camminando su un gigante 100 volte più grande di lui, in grado di prenderla enormi dita nei suoi "fianchi" e portarla via. Pericolo risolto e adesso si può tornare a interagire con altre persone, che possono potenzialmente essere più letali dell'enorme aracnide. Una volta che conosci il pericolo, non ha più senso avere paura. Non dico di bendarsi e affrontarlo correndogli incontro sorridendo. La paura serve per essere superata e a guadagnare qualche grammo di consapevolezza.
Guardacaso in questa società viene usata per fare leva sull'attenzione e guadagnare qualche milione di spettatore, lucrando avidamente sui loro soldi, grazie ai principali organi di informazione. Un conto dare una notizia, un conto annunciarla come se fosse la fine del mondo.
Un conto è fare una cronaca di un omicio, un altro discorso è elevare l'assassino a protagonista, ma parlerò di questo fenomeno un'altra volta. Forse.
In questi tempi una cosa normale come la morte, viene presentata come il male assoluto, in cui nessuno può far nulla se non rispettare silenziosamente il morto che, da stronzo in vita qual'era, diventa un angelo perduto per sempre.
Quante persone si allontanano della nostra vita, magari per sempre, per scelta loro o per una banale litigata, non le rivedremo mai più? Eppure sono da qualche parte la fuori. Il giorno in cui muoiono, un pò ci dispiace, dite la verità, in fondo erano buone persone, in fondo erano onesti, in fondo, in fondo.
Eppure non è cambiato nulla, sparite dalla nostra vita e sapere che sono in vita, ma distanti da noi, è più piacevole che saperle decedute. Sono lontane e mai ci sogneremo di chiamarle e ce le dimentichiamo, fino a che non vediamo i loro nomi scritti nel necrologio.
La paura della morire è una sorta di ignoranza. Ci fa paura quell'oblio che incontriamo dopo, non la morte stessa. Non sappiamo cosa c'è dopo, non sappiamo cosa diventiamo dopo, non sappiamo perché succede. Perchè non possiamo essere immortali come gli dei e il Cartone animato di Heidi?
Ammesso e concesso che il Dalai Lama avesse ragione, cioè, che dopo la morte possiamo risorgere in un nuovo corpo. La reincarnazione è molto affascinante e avvicina molto questa religione al gaming. Dove in una partita, se muoio, ritorno in vita in un altro punto. L'unica differenza è che il nostro inventario sparisce, come la nostra memoria. Se è vero che ci reincarniamo in altri corpi, non ricordiamo nulla della nostra vita precedente. Logico, la nostra memoria è allocata all'interno del nostro cervello, in un'area delimitata, cervello che cambia in un nuovo corpo. Si evolve ugualmente ma con altre esperienze, siamo il prodotto di una formattazione continua, certo è un punto di vista di un nerd. Quindi, ammettendo che ci reincarniamo e ne fossimo tutti sicuri, certo cambierebbe l'atteggiamento verso la vita stessa, non vi sembra?. Un mondo di 100% buddisti non dico che sarebbe migliore, sarebbe decisamente diverso. I suicidi sarebbero tutti giustificati, se ne vanno per iniziare una nuova vita. Una volta che il cittadino viene a conoscenza di questa verità, qualche povero lascerebbe spontaneamente questo mondo, con la speranza di rinascere in una famiglia più ricca e non patire più la fame. Si vivrebbe con più rispetto per gli altri, perché saranno gli stessi che incontreremo nella altre vite. Affascinante come dicevo, ma con troppi interrogativi.
Volete dire che, in tutto questo sconfinato universo, che qualche scienziato è convinto sia infinito, non sono presenti altre forme di vita su altri pianeti? Vuoi dirmi che se io muoio qui sulla terra, ho sempre la stessa possibilità di reincarnarmi sempre qui, sulla terra? Perchè non iniziare una folgorante vita si qualche altro pianeta? Chessò, Alpha Centauri sembra un bel posto dalle foto.
Nella mia vita precedente ero microorganismo, bradipo o pesce e mi sono evoluto, di morte in morte sino a diventare uomo. Pensare che ci sia una gerarchia universale, una sorta di aumento di grado come in carriera militare è spiazzante, vuole dire che, prima o poi, diventerò qualche entità superiore, tipo il Ceo di Google, un Pornodivo, un Dio? Io tu, milioni, miliardi di individui che, un giorno, diventeranno Dei? Daltronde l'universo è infinito, lo spazio non manca.
Interrogativi senza risposta che non riescono a fare luce sulla paura più comune.
C'è ancora una domanda: Quale scelta della natura si è mai dimostrata sbagliata? Se siamo qui è grazie anche a madre natura, se io ho un cervello per pormi interrogativi è grazie anche a una evoluzione che è stata permessa dalla natura stessa, senza chiedere copyright. Nulla di malvagio, nulla di buono, semplicemente naturale. Ogni giorno è gestito dalla stessa forza e senza che nessuno possa accorgersene, l'universo trova sempre il suo percorso e senza farsi troppe domande, senza andare in tv, senza fare Tweet, senza entrare in un bar, senza chiedere il permesso di politici, naturalisti, ben pensanti, scettici, critici e radicali. Lo fa e basta.
La morte, sotto questo punto di vista è illuminata da un'altra luce, decisamente più convincente. Un prodotto della natura perfetto. Non possiamo evitarla e parlarne non ci rende migliori ne immortali, eppure in questo meccanismo in cui siamo tutti coinvolti.
Ora però devo lasciarvi, un ragnetto è salito sulla mia scrivania e devo andare a prendere il lanciafiamme per liberarmene.
Al prossimo blog.
Guardacaso in questa società viene usata per fare leva sull'attenzione e guadagnare qualche milione di spettatore, lucrando avidamente sui loro soldi, grazie ai principali organi di informazione. Un conto dare una notizia, un conto annunciarla come se fosse la fine del mondo.
Un conto è fare una cronaca di un omicio, un altro discorso è elevare l'assassino a protagonista, ma parlerò di questo fenomeno un'altra volta. Forse.
In questi tempi una cosa normale come la morte, viene presentata come il male assoluto, in cui nessuno può far nulla se non rispettare silenziosamente il morto che, da stronzo in vita qual'era, diventa un angelo perduto per sempre.
Quante persone si allontanano della nostra vita, magari per sempre, per scelta loro o per una banale litigata, non le rivedremo mai più? Eppure sono da qualche parte la fuori. Il giorno in cui muoiono, un pò ci dispiace, dite la verità, in fondo erano buone persone, in fondo erano onesti, in fondo, in fondo.
Eppure non è cambiato nulla, sparite dalla nostra vita e sapere che sono in vita, ma distanti da noi, è più piacevole che saperle decedute. Sono lontane e mai ci sogneremo di chiamarle e ce le dimentichiamo, fino a che non vediamo i loro nomi scritti nel necrologio.
La paura della morire è una sorta di ignoranza. Ci fa paura quell'oblio che incontriamo dopo, non la morte stessa. Non sappiamo cosa c'è dopo, non sappiamo cosa diventiamo dopo, non sappiamo perché succede. Perchè non possiamo essere immortali come gli dei e il Cartone animato di Heidi?
Ammesso e concesso che il Dalai Lama avesse ragione, cioè, che dopo la morte possiamo risorgere in un nuovo corpo. La reincarnazione è molto affascinante e avvicina molto questa religione al gaming. Dove in una partita, se muoio, ritorno in vita in un altro punto. L'unica differenza è che il nostro inventario sparisce, come la nostra memoria. Se è vero che ci reincarniamo in altri corpi, non ricordiamo nulla della nostra vita precedente. Logico, la nostra memoria è allocata all'interno del nostro cervello, in un'area delimitata, cervello che cambia in un nuovo corpo. Si evolve ugualmente ma con altre esperienze, siamo il prodotto di una formattazione continua, certo è un punto di vista di un nerd. Quindi, ammettendo che ci reincarniamo e ne fossimo tutti sicuri, certo cambierebbe l'atteggiamento verso la vita stessa, non vi sembra?. Un mondo di 100% buddisti non dico che sarebbe migliore, sarebbe decisamente diverso. I suicidi sarebbero tutti giustificati, se ne vanno per iniziare una nuova vita. Una volta che il cittadino viene a conoscenza di questa verità, qualche povero lascerebbe spontaneamente questo mondo, con la speranza di rinascere in una famiglia più ricca e non patire più la fame. Si vivrebbe con più rispetto per gli altri, perché saranno gli stessi che incontreremo nella altre vite. Affascinante come dicevo, ma con troppi interrogativi.
Volete dire che, in tutto questo sconfinato universo, che qualche scienziato è convinto sia infinito, non sono presenti altre forme di vita su altri pianeti? Vuoi dirmi che se io muoio qui sulla terra, ho sempre la stessa possibilità di reincarnarmi sempre qui, sulla terra? Perchè non iniziare una folgorante vita si qualche altro pianeta? Chessò, Alpha Centauri sembra un bel posto dalle foto.
Nella mia vita precedente ero microorganismo, bradipo o pesce e mi sono evoluto, di morte in morte sino a diventare uomo. Pensare che ci sia una gerarchia universale, una sorta di aumento di grado come in carriera militare è spiazzante, vuole dire che, prima o poi, diventerò qualche entità superiore, tipo il Ceo di Google, un Pornodivo, un Dio? Io tu, milioni, miliardi di individui che, un giorno, diventeranno Dei? Daltronde l'universo è infinito, lo spazio non manca.
Interrogativi senza risposta che non riescono a fare luce sulla paura più comune.
C'è ancora una domanda: Quale scelta della natura si è mai dimostrata sbagliata? Se siamo qui è grazie anche a madre natura, se io ho un cervello per pormi interrogativi è grazie anche a una evoluzione che è stata permessa dalla natura stessa, senza chiedere copyright. Nulla di malvagio, nulla di buono, semplicemente naturale. Ogni giorno è gestito dalla stessa forza e senza che nessuno possa accorgersene, l'universo trova sempre il suo percorso e senza farsi troppe domande, senza andare in tv, senza fare Tweet, senza entrare in un bar, senza chiedere il permesso di politici, naturalisti, ben pensanti, scettici, critici e radicali. Lo fa e basta.
La morte, sotto questo punto di vista è illuminata da un'altra luce, decisamente più convincente. Un prodotto della natura perfetto. Non possiamo evitarla e parlarne non ci rende migliori ne immortali, eppure in questo meccanismo in cui siamo tutti coinvolti.
Ora però devo lasciarvi, un ragnetto è salito sulla mia scrivania e devo andare a prendere il lanciafiamme per liberarmene.
Al prossimo blog.
23 apr 2014
Video casuali che cambiano la vita.
Grazie a qualche amicizia su Facebook sono potuti proliferare molti, tanti video presentati come in grado di cambiarti la Vita. Certo è un'ottimo espediente per attirare attenzione e portare l'utente medio, sempre indaffarato a farsi i cazzi degli altri, nel clikkare play anche se non è il tipo da guardare un simile filmato strappalacrime. Ma tant'è, può cambiarti la vita. Pensieri profondi, video melodrammatici, tristi, farciti di speranza e belle intenzioni. Perle animate di una saggezza che abbiamo dimenticato, anzi, che conosciamo ma non vogliamo seguire, abbiamo di meglio da fare. Non ci rimane che puntare la pupilla sullo schermo e godere di qualche minuto di inquadrature agrodolci. Come può un video cambiare la nostra vita? Come possono una manciata di secondi, deviare in meglio gli anni che abbiamo ancora da vivere? Infatti non ci riescono. Se cambiano qualcosa è il modo in cui in quei pochi minuti, percepiamo il mondo. Poi il filmato finisce e continuano la nostra vita. Turbati? forse. Pensierosi? Qualche ora di sonno e si dimentica. La vita non è un vestito che si cambia da un giorno all'altro. E' un passaggio graduale, doloroso e lungo. I cambi repentini da una condizione all'altra, tipicamente, sono dettati da una condizione critica, che sia un lutto, un disastro o non voglio pensare a qualcosa di peggiore. Una persona non diventa migliore solo perché ha visto un'altra persona, dentro un film, che è diventata migliore. Può migliorarsi con il tempo, oppure, può anche non migliorarsi affatto e nascere, crescere e morire da perfetto stronzo. Cosa sia quella scintilla che porta una persona a evolversi in qualcosa di migliore, non posso dirlo. E' sfuggente, muta da individuo a individuo. Tecniche e terapie annunciate da Maestri e Guru magari più bravi di fare il lavoro di questi filmati, non possono essere applicate su tutti. Siamo cosi diversi, noi miliardi di abitanti sulla terra. Cosi numerosi. Tra questi, ci sono anche tante persone che non hanno bisogno di cambiare, vanno già bene cosi.
Bisognerebbe rinominare i post in cui sono inseriti questi video e usare un titolo di richiamo sincero, tipo:"Questo video potrebbe farti perdere del tempo".
Qualcuno potrebbe anche trovarlo appagante, ma almeno lo avete avvertito.
22 apr 2014
Una storia.
Voglio raccontarvi una storia.
Non è di quelle strappalacrime o quelle che fanno pensare con la morale alla fine. E' semplicemente una storia del cazzo.
Ho visto un uomo entrare in tabaccheria e, come resto per aver comprato la sua dose di fabbrica-fumo, prendeva un gratta e vinci. Quei biglietti dove gratti, gratti e gratti e non vinci mai. Soldi sprecati. Invece l'uomo, un Egiziano con qualche ora libera, strofina quello strato di vernice argentata, decifra quelle figure enigmatiche con la soluzione dietro il biglietto e scopre di aver perso. Nessuna sorpresa, una sfortuna programmata. I soldi del resto certo, potevano essere spesi meglio, come ad esempio, in una partita alle slot machine. Magari avrebbe vinto, anche se ci credo poco. La storia non si ferma qui. In tabaccheria entra un altro tizio, avrà sessant'anni, chiede un gratta e vinci. A lui non serve il resto delle sigarette per comprarlo. L'uomo strofina il biglietto sul bancone tenendolo con l'indice e il pollice, un'unghia affilata raschia via la pellicola d'oro. Un gesto perfezionato con tanto l'allenamento. La combinazione di figure e numeri che proviene dallo scavo è complessa e l'uomo la risolve senza girare il biglietto. Ha vinto e ha vinto una bella cifra. Una somma che non può riscattare dalla tabaccheria, neanche nelle casse di tutte le tabaccherie d'Italia possiedono un simile numero. L'anziano sorride, poi ride, poi sghignazza, quindi urla:"Ho vinto! Ho vinto!"
Non è più un uomo comune, ma un vincitore. Un volto da mettere vicino a un numero con tanti zeri.
Senza curarsi dei presenti, l'anziano sgambetta verso l'uscita della tabaccheria, più veloce di qualsiasi uomo sulla terra, più agile di qualsiasi altro sessantenne, quando l'egiziano lo ferma:" Tu no vai da nessuna parte!"- Gli dice con la voce invasa da un accento esotico.
"Io ho vinto!" - esclama l'uomo, oramai milionario.
Tu non vinto un casso" - dice l'egiziano -"Quel biglietto era mio". Quindi si avvicina al banco e punta un dito contro l'uomo dietro:"Tu sei uno stronzo, mi hai venduto un biglietto perdente"
Il tabaccaio è esterrefatto, il suo viso un enorme punto interrogativo.
"Io voglio biglietto vincente, comprato prima di te!"- Accusa l'egiziano ai danni del sessantenne, oramai ricco filantropo.
"Cosa? questo l'ho comprato e grattato io, è mio! Diglielo Fausto!" la difesa dell'anziano è inoppugnabile e Fausto sembra essere d'accordo:"Certo, mi ha comprato il biglietto dopo di te, il tuo era perdente, il suo è vincente. Cosi va la vita" - Il tabaccaio svela un animo filosofico.
"Fanculo voi vi conscete!" - l'Egiziano estrae dalla camicia una pistola, non è grande ma fa lo stesso il suo effetto. La punta verso il tabaccaio Fausto -"Tu mi hai venduto biglietto perdente! Vero?"
Difficile essere sinceri nella vita di tutti i giorni, figuriamoci con una pistola puntata addosso -"No! Metti via quell'arma o chiamo i carabinieri!" - esclama Fausto con le mani alzate, anche se nessuno gli aveva imposto di alzarle. Un tacito comando ordinato dalla pistola.
"Tu no chiami un casso!" e puntando l'arma contro l'anziano, ordina - "Dammi tu biglietto! Damme ora!"
Il sessantenne guarda la pistola, sembrava vera, forse era finta. Perché rischiare? La vita è una sola. Aveva in tasca un biglietto da un fantastiliardo, in grado di donargli energia extra, per questo risponde con coraggio - "Leva quell'arma dalla mia vista o ti ammazzo" - La voce del sessantenne è una ricercata miscela tra quella di Batman, dei film di Nolan e Spongebob. Minacciosa ma divertente.
"Tu amazzi chi? io ho pistola! dammi biglietto!"
Fausto è terrorizzato, nella sua lunga vita da tabaccaio non aveva mai visto una scena simile, persino suo padre e il padre di suo padre. Tutti tabaccai. Il tempo sembrava essersi fermato oppure stava scorrendo più lentamente. Fatto sta che, all'improvviso, l'anziano alza un braccio fulmineo e disarma il marocchino, con l'altro braccio lo spinge via. Mentre l'egiziano cerca di riprendersi l'arma, il sessantenne raccoglie ogni sua forza e lo scaraventa a terra. Con furia, deposita le ginocchia sul suo petto e inizia a scaraventargli una sequenza di pugni.
In quel momento nel negozio entra un cavallo, ha indosso una sella rosa e due paraocchi inclinati verso l'esterno:"Una stecca di Malboro per favore, sono di fretta" - chiede.
L'ho detto io, che era una storia del cazzo.
Non è di quelle strappalacrime o quelle che fanno pensare con la morale alla fine. E' semplicemente una storia del cazzo.
Ho visto un uomo entrare in tabaccheria e, come resto per aver comprato la sua dose di fabbrica-fumo, prendeva un gratta e vinci. Quei biglietti dove gratti, gratti e gratti e non vinci mai. Soldi sprecati. Invece l'uomo, un Egiziano con qualche ora libera, strofina quello strato di vernice argentata, decifra quelle figure enigmatiche con la soluzione dietro il biglietto e scopre di aver perso. Nessuna sorpresa, una sfortuna programmata. I soldi del resto certo, potevano essere spesi meglio, come ad esempio, in una partita alle slot machine. Magari avrebbe vinto, anche se ci credo poco. La storia non si ferma qui. In tabaccheria entra un altro tizio, avrà sessant'anni, chiede un gratta e vinci. A lui non serve il resto delle sigarette per comprarlo. L'uomo strofina il biglietto sul bancone tenendolo con l'indice e il pollice, un'unghia affilata raschia via la pellicola d'oro. Un gesto perfezionato con tanto l'allenamento. La combinazione di figure e numeri che proviene dallo scavo è complessa e l'uomo la risolve senza girare il biglietto. Ha vinto e ha vinto una bella cifra. Una somma che non può riscattare dalla tabaccheria, neanche nelle casse di tutte le tabaccherie d'Italia possiedono un simile numero. L'anziano sorride, poi ride, poi sghignazza, quindi urla:"Ho vinto! Ho vinto!"
Non è più un uomo comune, ma un vincitore. Un volto da mettere vicino a un numero con tanti zeri.
Senza curarsi dei presenti, l'anziano sgambetta verso l'uscita della tabaccheria, più veloce di qualsiasi uomo sulla terra, più agile di qualsiasi altro sessantenne, quando l'egiziano lo ferma:" Tu no vai da nessuna parte!"- Gli dice con la voce invasa da un accento esotico.
"Io ho vinto!" - esclama l'uomo, oramai milionario.
Tu non vinto un casso" - dice l'egiziano -"Quel biglietto era mio". Quindi si avvicina al banco e punta un dito contro l'uomo dietro:"Tu sei uno stronzo, mi hai venduto un biglietto perdente"
Il tabaccaio è esterrefatto, il suo viso un enorme punto interrogativo.
"Io voglio biglietto vincente, comprato prima di te!"- Accusa l'egiziano ai danni del sessantenne, oramai ricco filantropo.
"Cosa? questo l'ho comprato e grattato io, è mio! Diglielo Fausto!" la difesa dell'anziano è inoppugnabile e Fausto sembra essere d'accordo:"Certo, mi ha comprato il biglietto dopo di te, il tuo era perdente, il suo è vincente. Cosi va la vita" - Il tabaccaio svela un animo filosofico.
"Fanculo voi vi conscete!" - l'Egiziano estrae dalla camicia una pistola, non è grande ma fa lo stesso il suo effetto. La punta verso il tabaccaio Fausto -"Tu mi hai venduto biglietto perdente! Vero?"
Difficile essere sinceri nella vita di tutti i giorni, figuriamoci con una pistola puntata addosso -"No! Metti via quell'arma o chiamo i carabinieri!" - esclama Fausto con le mani alzate, anche se nessuno gli aveva imposto di alzarle. Un tacito comando ordinato dalla pistola.
"Tu no chiami un casso!" e puntando l'arma contro l'anziano, ordina - "Dammi tu biglietto! Damme ora!"
Il sessantenne guarda la pistola, sembrava vera, forse era finta. Perché rischiare? La vita è una sola. Aveva in tasca un biglietto da un fantastiliardo, in grado di donargli energia extra, per questo risponde con coraggio - "Leva quell'arma dalla mia vista o ti ammazzo" - La voce del sessantenne è una ricercata miscela tra quella di Batman, dei film di Nolan e Spongebob. Minacciosa ma divertente.
"Tu amazzi chi? io ho pistola! dammi biglietto!"
Fausto è terrorizzato, nella sua lunga vita da tabaccaio non aveva mai visto una scena simile, persino suo padre e il padre di suo padre. Tutti tabaccai. Il tempo sembrava essersi fermato oppure stava scorrendo più lentamente. Fatto sta che, all'improvviso, l'anziano alza un braccio fulmineo e disarma il marocchino, con l'altro braccio lo spinge via. Mentre l'egiziano cerca di riprendersi l'arma, il sessantenne raccoglie ogni sua forza e lo scaraventa a terra. Con furia, deposita le ginocchia sul suo petto e inizia a scaraventargli una sequenza di pugni.
In quel momento nel negozio entra un cavallo, ha indosso una sella rosa e due paraocchi inclinati verso l'esterno:"Una stecca di Malboro per favore, sono di fretta" - chiede.
L'ho detto io, che era una storia del cazzo.
15 apr 2014
Un pensionato entra in un caffè.
Un pensionato entra in un caffè, si chiama Giovanni, ha 83 anni e da tutti conosciuto come Gino.
Un passato di sacrifici, già a quindici anni a lavorare, prima come contadino, poi operaio, quindi soldato per difendere la patria e poi nuovamente contadino ridotto alla fame, dopo averla difesa. Ne aveva di cose da raccontare Gino ma seduto ogni giorno in quel bar anonimo e incastrato tra due palazzi, preferiva stare in silenzio.
E' un po' come la sua seconda casa e conosce il barista, un divorziato trentenne con tifoso di calcio e belle auto. Conosce anche il marocchino che, quotidianamente, infila cento euro dentro al videopoker, anche se non ha mai capito come si pronuncia il suo nome. Conosce anche quel suo coetaneo che prende sempre un bianchetto, alle 18 in punto, cascasse il mondo. Nessuno di loro è un suo amico ma gli tengono compagnia meglio della televisione nel suo salotto. Il più delle volte Gino se ne sta al suo tavolino all'aperto, quando il tempo lo permette, a guardare la gente che passa.
In quella giornata un sole timido riscaldava il giusto e Gino si è già seduto, sul tavolo un bicchiere di vino bianco, che consumerà a piccoli sorsi. Le persone anonime continuavano a passare, diverse e di ogni età. Qualcuna entra, succhia un caffè veloce e saluta dopo aver allungato una moneta. Quel bar certo non è molto accogliente, serve giusto come emergenza per l'astinenza da caffè. Un televisore vecchio e sporco sta appeso sulla parete e di solito trasmette qualche partita, con lo schermo cosi sporco da far cambiare i colori, cosi, quando gioca il Torino, sembra che giochi il Napoli. Nessuno ha mai chiesto di cambiare canale, perché la tv è appesa troppo in alto e viene male al collo a guardarla per più di qualche minuto.
Sembra la solita giornata, scandita dal calpestio dei passanti, quando davanti al bar si ferma un'autocisterna, di quelle grosse. Sembra che che contenga una riserva d'acqua per tutta l'Africa. Dai posti di guida scendono due uomini vestiti di bianco e si avvicinano al caffè.
Il barista esce curioso e, senza salutare gli domanda "Cosa fate qui?"
"C'è la fogna ingorgata, dobbiamo sturarla" - risponde qualcuno dei due, con la maschera bianca sul volto. difficile capire quale dei due parli.
"Proprio qui? mi bloccate la clientela" - come se ogni passante desiderasse ardentemente di provare il suo caffè.
"Il tombino è proprio davanti all'entrata" - indica uno degli uomini panna.
Ed eccolo li il tombino, è sempre stato li e nessuno ci ha fatto caso. Quante volte ci avrà camminato sopra Gino?.
I due tizi prendono un piede di porco dal retro della cisterna e armeggiano con il tombino, un strano odore proviene dall'abisso, una volta spalancato, i clienti del bar non ci fanno molto caso essendo abituati a peggio.
"Si, ok, però fate presto" - sbotta il barista prima di ritornare nel suo ruolo di mezzobusto.
Gino, dal suo posto in prima fila, vede uno de due uomini infilare un enorme tubo dentro l'apertura sulla strada, il tubo è collegato al retro della cisterna come una proboscide di un elefante. Ne infila qualche metro dentro con fatica, poi si gira verso il suo collega e gli ordina:
"Tony Fai partire "
Il furgone emette un profondo colpo di tosse e si mette in moto. Dall'interno della cisterna iniziano a provenire strani rumori, per Gino sembrano due cuccioli che litigano, un coccodrillo che morde un barile, un treno che deraglia, ma per quei due uomini è tutto nella norma. Mentre uno guarda con attenzione il tombino, l'altro inginocchiato sventola la testa in un gesto di scoraggiamento.
"Non sta andando" - urla uno di questi, forse quello inginocchiato - "Dai più potenza, Tony!"
Tony gira dietro il furbone e maneggia qualche comando, il frastuono cambia in peggio e a Gino fanno pensare che anche all'inferno, darebbero fastidio.
"Sono quasi al massimo!" - Avverte cautelativamente Tony.
"Dai la massima potenza, tranquillo, non succede nulla, c'è il diametro..." - Urla l'altro uomo, quello che non si chiama Tony.
Invadono il quartiere fragori di cascate, tifoni e valanghe, anche sulla luna si potrebbero sentire. Tony preme un pulsante rosso, gira una manopola, tira una leva. Per Gino sembrano due Astronauti che vogliono far decollare il suo Bar.
Il tombino esplode improvvisamente e uno tsunami marrone avvolge i due uomini bianchi, schizza i curiosi fermi a guardare, e travolge Gino.
Una mareggiata marrone entra nel caffè, splash.
Gino seduto nel suo posto preferito è ricoperto dalla testa ai piedi di merda. Non sa cosa fare, se alzarsi e correre a casa per lavarsi, o rotolarsi per terra per levare la più grossa o insultare gli uomini color panna, diventati di cioccolata. Lui ne ha viste tante nella sua vita, ha vissuto la guerra, la fame e la povertà, il sacrificio, ma non era mai stato innaffiato da cosi tanta merda. Mentre in strada scoppia il caos, flemmatico getta uno sguardo dentro il suo bar. Il barista trentenne ha la bocca armata di insulti e bestemmie, le mani sui capelli, sul marrone andante. Innumerevoli stronzi galleggiano allegri dentro fanghiglia e acqua sporca che allagano la saletta interna. Sembra quasi migliorato, il suo bar.
Gino non sa ancora cosa fare e gli viene spontanea una risata, grassa e secca. Ride e ride ancora.
Anche se ricoperto di merda è assurdo come non si sia mai divertito cosi, prima d'ora.
Un passato di sacrifici, già a quindici anni a lavorare, prima come contadino, poi operaio, quindi soldato per difendere la patria e poi nuovamente contadino ridotto alla fame, dopo averla difesa. Ne aveva di cose da raccontare Gino ma seduto ogni giorno in quel bar anonimo e incastrato tra due palazzi, preferiva stare in silenzio.
E' un po' come la sua seconda casa e conosce il barista, un divorziato trentenne con tifoso di calcio e belle auto. Conosce anche il marocchino che, quotidianamente, infila cento euro dentro al videopoker, anche se non ha mai capito come si pronuncia il suo nome. Conosce anche quel suo coetaneo che prende sempre un bianchetto, alle 18 in punto, cascasse il mondo. Nessuno di loro è un suo amico ma gli tengono compagnia meglio della televisione nel suo salotto. Il più delle volte Gino se ne sta al suo tavolino all'aperto, quando il tempo lo permette, a guardare la gente che passa.
In quella giornata un sole timido riscaldava il giusto e Gino si è già seduto, sul tavolo un bicchiere di vino bianco, che consumerà a piccoli sorsi. Le persone anonime continuavano a passare, diverse e di ogni età. Qualcuna entra, succhia un caffè veloce e saluta dopo aver allungato una moneta. Quel bar certo non è molto accogliente, serve giusto come emergenza per l'astinenza da caffè. Un televisore vecchio e sporco sta appeso sulla parete e di solito trasmette qualche partita, con lo schermo cosi sporco da far cambiare i colori, cosi, quando gioca il Torino, sembra che giochi il Napoli. Nessuno ha mai chiesto di cambiare canale, perché la tv è appesa troppo in alto e viene male al collo a guardarla per più di qualche minuto.
Sembra la solita giornata, scandita dal calpestio dei passanti, quando davanti al bar si ferma un'autocisterna, di quelle grosse. Sembra che che contenga una riserva d'acqua per tutta l'Africa. Dai posti di guida scendono due uomini vestiti di bianco e si avvicinano al caffè.
Il barista esce curioso e, senza salutare gli domanda "Cosa fate qui?"
"C'è la fogna ingorgata, dobbiamo sturarla" - risponde qualcuno dei due, con la maschera bianca sul volto. difficile capire quale dei due parli.
"Proprio qui? mi bloccate la clientela" - come se ogni passante desiderasse ardentemente di provare il suo caffè.
"Il tombino è proprio davanti all'entrata" - indica uno degli uomini panna.
Ed eccolo li il tombino, è sempre stato li e nessuno ci ha fatto caso. Quante volte ci avrà camminato sopra Gino?.
I due tizi prendono un piede di porco dal retro della cisterna e armeggiano con il tombino, un strano odore proviene dall'abisso, una volta spalancato, i clienti del bar non ci fanno molto caso essendo abituati a peggio.
"Si, ok, però fate presto" - sbotta il barista prima di ritornare nel suo ruolo di mezzobusto.
Gino, dal suo posto in prima fila, vede uno de due uomini infilare un enorme tubo dentro l'apertura sulla strada, il tubo è collegato al retro della cisterna come una proboscide di un elefante. Ne infila qualche metro dentro con fatica, poi si gira verso il suo collega e gli ordina:
"Tony Fai partire "
Il furgone emette un profondo colpo di tosse e si mette in moto. Dall'interno della cisterna iniziano a provenire strani rumori, per Gino sembrano due cuccioli che litigano, un coccodrillo che morde un barile, un treno che deraglia, ma per quei due uomini è tutto nella norma. Mentre uno guarda con attenzione il tombino, l'altro inginocchiato sventola la testa in un gesto di scoraggiamento.
"Non sta andando" - urla uno di questi, forse quello inginocchiato - "Dai più potenza, Tony!"
Tony gira dietro il furbone e maneggia qualche comando, il frastuono cambia in peggio e a Gino fanno pensare che anche all'inferno, darebbero fastidio.
"Sono quasi al massimo!" - Avverte cautelativamente Tony.
"Dai la massima potenza, tranquillo, non succede nulla, c'è il diametro..." - Urla l'altro uomo, quello che non si chiama Tony.
Invadono il quartiere fragori di cascate, tifoni e valanghe, anche sulla luna si potrebbero sentire. Tony preme un pulsante rosso, gira una manopola, tira una leva. Per Gino sembrano due Astronauti che vogliono far decollare il suo Bar.
Il tombino esplode improvvisamente e uno tsunami marrone avvolge i due uomini bianchi, schizza i curiosi fermi a guardare, e travolge Gino.
Una mareggiata marrone entra nel caffè, splash.
Gino seduto nel suo posto preferito è ricoperto dalla testa ai piedi di merda. Non sa cosa fare, se alzarsi e correre a casa per lavarsi, o rotolarsi per terra per levare la più grossa o insultare gli uomini color panna, diventati di cioccolata. Lui ne ha viste tante nella sua vita, ha vissuto la guerra, la fame e la povertà, il sacrificio, ma non era mai stato innaffiato da cosi tanta merda. Mentre in strada scoppia il caos, flemmatico getta uno sguardo dentro il suo bar. Il barista trentenne ha la bocca armata di insulti e bestemmie, le mani sui capelli, sul marrone andante. Innumerevoli stronzi galleggiano allegri dentro fanghiglia e acqua sporca che allagano la saletta interna. Sembra quasi migliorato, il suo bar.
Gino non sa ancora cosa fare e gli viene spontanea una risata, grassa e secca. Ride e ride ancora.
Anche se ricoperto di merda è assurdo come non si sia mai divertito cosi, prima d'ora.
10 apr 2014
Il Protagonista sei Tu!
Guardo poca Tv. Non perchè mi disgusti particolarmente; preferisco passare il tempo su internet che a fare zapping, lo trovo più stimolante e oramai non sono più abituato ai ritmi televisivi, alle pubblicità che interrompono qualsiasi cosa, ai quiz televisivi che fanno domande generiche a concorrenti generici e ai reality. C'è un format in particolare che fatico a digerire, adottato dai canali televisivi più seguiti; Il talent-show.
Lo presentano come un trampolino di lancio per quelle persone dotate a livello musicale o che hanno qualche particolarità ritenuta eccezionale, sinceramente non so quali meccanismi facciano girare questo circo e non mi interessano, quello che è inguardabile è la dinamica di come sono gestite le esibizioni. Non è una telecamera fissa che inquadra il nuovo talento, ma una sequenza di inquadrature, modello videoclip dei Prodigy che passano su tutto quello che avviene nello studio; I giudici che guardano l'esibizione, il pubblico che guarda l'esibizione, i co-presentatori che guardano l'esibizione, le soubrette che guardano l'esibizione, i parenti del concorrente che guardano l'esibizione, gli addetti alle pulizie dello studio che guardano l'esibizione, quando l'esibizione piacerebbe VEDERLA ANCHE A ME, CAZZO!. Una frenetica sequenza di sguardi stupiti, schifati, pubblico scatenato, urla di acclamazione, semplici deliri che cercano di dare enfasi a un'esibizione che risulta, alla fine di questo frenetico cambio piano, un trip di LSD e barbiturici. Entra il mago principiante, fa numeri come un professionista e sulla parte più interessante del numero, cioè quando si dovrebbe vedere estrarre dal suo cappello un Range Rover, la telecamera passa al volto del conduttore che cercherà, nel suo repertorio di facce, quella più stupita. E il Range Rover che esce dalla tasca ce lo siamo persi.
Non sono da meno quei talenti inaspettati che arrivano sul palco, subiscono due domande dai giudici, e poi dalle loro ugole fuoriesce una voce senza tempo degna della lirica, dell'opera, di un bel disco già inciso. Ascoltare un suono cosi divino in una simile donna, in un simile uomo, neanche tanto belli da vedere, usciti da una vita normale, con un lavoro normale, spesso umile viene acclamato come un miracolo, un'apparizione Mariana. Forse è questo che vogliono insegnare questi reality; che le persone goffe e normali possono avere una bella voce?
Non bastava Sanremo per questo?
Lo presentano come un trampolino di lancio per quelle persone dotate a livello musicale o che hanno qualche particolarità ritenuta eccezionale, sinceramente non so quali meccanismi facciano girare questo circo e non mi interessano, quello che è inguardabile è la dinamica di come sono gestite le esibizioni. Non è una telecamera fissa che inquadra il nuovo talento, ma una sequenza di inquadrature, modello videoclip dei Prodigy che passano su tutto quello che avviene nello studio; I giudici che guardano l'esibizione, il pubblico che guarda l'esibizione, i co-presentatori che guardano l'esibizione, le soubrette che guardano l'esibizione, i parenti del concorrente che guardano l'esibizione, gli addetti alle pulizie dello studio che guardano l'esibizione, quando l'esibizione piacerebbe VEDERLA ANCHE A ME, CAZZO!. Una frenetica sequenza di sguardi stupiti, schifati, pubblico scatenato, urla di acclamazione, semplici deliri che cercano di dare enfasi a un'esibizione che risulta, alla fine di questo frenetico cambio piano, un trip di LSD e barbiturici. Entra il mago principiante, fa numeri come un professionista e sulla parte più interessante del numero, cioè quando si dovrebbe vedere estrarre dal suo cappello un Range Rover, la telecamera passa al volto del conduttore che cercherà, nel suo repertorio di facce, quella più stupita. E il Range Rover che esce dalla tasca ce lo siamo persi.
Non sono da meno quei talenti inaspettati che arrivano sul palco, subiscono due domande dai giudici, e poi dalle loro ugole fuoriesce una voce senza tempo degna della lirica, dell'opera, di un bel disco già inciso. Ascoltare un suono cosi divino in una simile donna, in un simile uomo, neanche tanto belli da vedere, usciti da una vita normale, con un lavoro normale, spesso umile viene acclamato come un miracolo, un'apparizione Mariana. Forse è questo che vogliono insegnare questi reality; che le persone goffe e normali possono avere una bella voce?
Non bastava Sanremo per questo?
6 apr 2014
Il Bambino Pennerello
“C'era una volta, in un paese lontanissimo, un bambino di una stupidità senza confini, non per via della sua innocente età ,ma perché nato proprio cosi: stupido. Si chiamava:”Pennerello” e tutti in città evitavano di nominarlo, per non rischiare di chiamarlo e subire qualche domanda, tra le più stupide al mondo.
Un giorno, giocando nel bosco con una sostanza marrone trovata per caso per terra, incontrò un altro bambino che passeggiava, guardando in alto con sguardo vigile e attento.
“Chi sei?” - chiese Pennerello alzandosi e avvicinandosi al nuovo arrivato.
“Mi chiamo Binietto e sto osservando gli uccelli”
“Ma se gli uccelli volavo, come fai a guardarli?” - domandò, stupito, Pennerello.
“Non volano sempre, a volte si posano sui rami degli alberi e io, con questo cannocchiale, posso guardarli e studiarli” - spiegò mostrando con orgoglio un enorme binocolo appeso al collo.
“Cosa c'è da studiare dagli uccelli?, sai già che volano!”
“Quello lo sanno tutti, a me piace osservarli nel loro ambiente, ammirare le varie specie e i loro comportamenti”
“Mio padre va a caccia, se vuoi posso farmi dare uno dei suoi uccelli, cosi puoi studiarli da vicino.”
“Preferisco osservarli da vivi, piuttosto che bucati dal fucile di tuo padre”
“Posso venire anche io assieme a te? Io con questo Pongo mi sto annoiando”
“Certo, vieni pure, però prima lavati le mani” - Binietto era un bambino intelligente ma non poteva sospettare quali disavventure potessero capitargli in compagnia di quello strano bambino.
“Mi farai usare il binocolo?” - chiese subito Pennerello dopo che i due si erano inoltrati di qualche passo, attraverso il bosco.
“Questo è uno strumento delicatissimo, basta poco per rovinarlo”
“Giuro che non te lo rompo!”
“Mi spiace, ma ci tengo parecchio!” - Sbottò Binietto accarezzando il binocolo con avidità.
“Se me lo fai usare, io ti faccio giocare con il mio Pongo!”
“A parte che non è Pongo, comunque preferisco studiare gli uccelli”.
Dopo aver spostato due rami e attraversato qualche metro di foresta, da sopra un ramo si posò un volatile dai colori favillanti, con una forma regale e minuta, sembrava una creatura svolazzata giù dal paradiso.
“Guarda!”- esclamò nella maniera più discreta possibile, il giovane ornitologo puntando con il dito lo spettacolare animale - “E' stupendo!”
Pennerello, inesperto di uccelli cosi come di ogni altra cosa inclusa nell'universo, guardo l'animale con disinteresse e disse:
"Mi fa schifo.”
Nel sentire quell'apprezzamento poco educato, l'uccello scese dal ramo in forma di sfera luminescente e si tramutò in una donna dal vestito nero lacero e il volto schiaffeggiato da due secoli di vita.
“Ragazzino impertinente! Sono la Strega del bosco!” - Strillò la vecchia stringendo i pugni delle sue mani scheletriche.
I bambini iniziarono a tremare.
“Mi hai offesa! Ero in giro nella foresta per cercare cibo e adesso voglio mangiare te" - Un dito nodoso e affilato indicò Pennerello - "Anche se sei piccolo e magro, il sapore della mia vendetta renderà il piatto ancora più saporito!”
“Non ho fatto nulla!” - affermò Pennerello, divenuto pallido - “Lo giuro sui miei genitori!”
“Hai detto che faccio schifo!” - sbottò la strega prendendo il bambino per la camicia, era anziana ma aveva abbastanza forza per sollevarlo. Quando Pennereello tentò di liberarsi dalla presa, un'odore mefitico salì fino alle narici della strega, disgustata lasciò la presa immediatamente.
“Piccola peste! Puzzi come una landa di fogne! Non mangerò mai un bambino cosi puzzolente! Sciò!, fila via schifosissima creatura!” - cercava inutilmente di tapparsi le narici per tenere lontano l'odore - “Visto che sono già qui, prenderò l'altro bambino, che mi sembra più in carne”
“Ma come?, io con lei son stato tanto gentile, ho apprezzato la sua forma di uccello, cosi regale e stupendo” - Biascicò Binietto tra le lacrime, inginocchiandosi di fronte al suo inevitabile fato.
“Dolci parole che renderanno il mio piatto ancora più appetitoso! E ora su!” - prese il piccolo per il bavero e lo trascinò verso di se.
“Aiutooo! Aiutoooo! Pennerello fai qualcosa te ne prego!” - gridò Binietto con tutto il fiato che aveva in corpo, che in quel momento era ben poco.
Pennerello, guardò la vecchia trasformata in aquila portare via da qualche parte quel povero bambino in lacrime. Sembravano già molto, molto, molto lontani, eppure quella vecchia non sembrava cosi veloce, come uccello.
“L'avevo detto che mi faceva schifo!”. - Disse Pennerello guardando la strega, attraverso il binocolo, tenuto al contrario.
Morale Non Ufficiale:
"Quando un ignorante provoca un casino a rimetterci sono sempre gli altri"
Un giorno, giocando nel bosco con una sostanza marrone trovata per caso per terra, incontrò un altro bambino che passeggiava, guardando in alto con sguardo vigile e attento.
“Chi sei?” - chiese Pennerello alzandosi e avvicinandosi al nuovo arrivato.
“Mi chiamo Binietto e sto osservando gli uccelli”
“Ma se gli uccelli volavo, come fai a guardarli?” - domandò, stupito, Pennerello.
“Non volano sempre, a volte si posano sui rami degli alberi e io, con questo cannocchiale, posso guardarli e studiarli” - spiegò mostrando con orgoglio un enorme binocolo appeso al collo.
“Cosa c'è da studiare dagli uccelli?, sai già che volano!”
“Quello lo sanno tutti, a me piace osservarli nel loro ambiente, ammirare le varie specie e i loro comportamenti”
“Mio padre va a caccia, se vuoi posso farmi dare uno dei suoi uccelli, cosi puoi studiarli da vicino.”
“Preferisco osservarli da vivi, piuttosto che bucati dal fucile di tuo padre”
“Posso venire anche io assieme a te? Io con questo Pongo mi sto annoiando”
“Certo, vieni pure, però prima lavati le mani” - Binietto era un bambino intelligente ma non poteva sospettare quali disavventure potessero capitargli in compagnia di quello strano bambino.
“Mi farai usare il binocolo?” - chiese subito Pennerello dopo che i due si erano inoltrati di qualche passo, attraverso il bosco.
“Questo è uno strumento delicatissimo, basta poco per rovinarlo”
“Giuro che non te lo rompo!”
“Mi spiace, ma ci tengo parecchio!” - Sbottò Binietto accarezzando il binocolo con avidità.
“Se me lo fai usare, io ti faccio giocare con il mio Pongo!”
“A parte che non è Pongo, comunque preferisco studiare gli uccelli”.
Dopo aver spostato due rami e attraversato qualche metro di foresta, da sopra un ramo si posò un volatile dai colori favillanti, con una forma regale e minuta, sembrava una creatura svolazzata giù dal paradiso.
“Guarda!”- esclamò nella maniera più discreta possibile, il giovane ornitologo puntando con il dito lo spettacolare animale - “E' stupendo!”
Pennerello, inesperto di uccelli cosi come di ogni altra cosa inclusa nell'universo, guardo l'animale con disinteresse e disse:
"Mi fa schifo.”
Nel sentire quell'apprezzamento poco educato, l'uccello scese dal ramo in forma di sfera luminescente e si tramutò in una donna dal vestito nero lacero e il volto schiaffeggiato da due secoli di vita.
“Ragazzino impertinente! Sono la Strega del bosco!” - Strillò la vecchia stringendo i pugni delle sue mani scheletriche.
I bambini iniziarono a tremare.
“Mi hai offesa! Ero in giro nella foresta per cercare cibo e adesso voglio mangiare te" - Un dito nodoso e affilato indicò Pennerello - "Anche se sei piccolo e magro, il sapore della mia vendetta renderà il piatto ancora più saporito!”
“Non ho fatto nulla!” - affermò Pennerello, divenuto pallido - “Lo giuro sui miei genitori!”
“Hai detto che faccio schifo!” - sbottò la strega prendendo il bambino per la camicia, era anziana ma aveva abbastanza forza per sollevarlo. Quando Pennereello tentò di liberarsi dalla presa, un'odore mefitico salì fino alle narici della strega, disgustata lasciò la presa immediatamente.
“Piccola peste! Puzzi come una landa di fogne! Non mangerò mai un bambino cosi puzzolente! Sciò!, fila via schifosissima creatura!” - cercava inutilmente di tapparsi le narici per tenere lontano l'odore - “Visto che sono già qui, prenderò l'altro bambino, che mi sembra più in carne”
“Ma come?, io con lei son stato tanto gentile, ho apprezzato la sua forma di uccello, cosi regale e stupendo” - Biascicò Binietto tra le lacrime, inginocchiandosi di fronte al suo inevitabile fato.
“Dolci parole che renderanno il mio piatto ancora più appetitoso! E ora su!” - prese il piccolo per il bavero e lo trascinò verso di se.
“Aiutooo! Aiutoooo! Pennerello fai qualcosa te ne prego!” - gridò Binietto con tutto il fiato che aveva in corpo, che in quel momento era ben poco.
Pennerello, guardò la vecchia trasformata in aquila portare via da qualche parte quel povero bambino in lacrime. Sembravano già molto, molto, molto lontani, eppure quella vecchia non sembrava cosi veloce, come uccello.
“L'avevo detto che mi faceva schifo!”. - Disse Pennerello guardando la strega, attraverso il binocolo, tenuto al contrario.
Morale Non Ufficiale:
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