28 ott 2013
La cosa più bella è dare agli altri, ok. si...però...
Un filmato breve, semplice per pubblicità diversa da molte altre, lontana da quelle trasmesse con grande fretta dalle nostre tv, lontana dal messaggio del subito che stupra lo spettatore imponendogli un'idea, cercando a tutti costi il tormentone, trasformando lo spot in uno spot, diffuso gratis dalle parole. Questo messaggio è dissonante da qualsiasi motto commerciale che è in contrasto con la stessa essenza della pubblicità. Un bambino ruba delle medicine a una donna che rimprovera il bambino in una violenta lingua composta di sole vocali:"Uoaaaoshaaaaaaaaaaaaaaa! uauiaaaaaaaaaaa!" sarebbe incomprensibile se non per il lavoro di qualche volenteroso conoscitore del Coreano (Thailandese?). Mentre il bambino ascolta sottomesso i rimproveri, arriva un uomo che ferma la donna con:" ioeeeee! aooaaaaaaaaaiiiii oeeaaaaaaaaaa!!" - L'uomo comprende il dramma della situazione e copre personalmente la spesa delle medicine che servono per guarire la madre del piccolo. 30 anni dopo la storia continua e non vi svelo altro; è doveroso che guardiate completamente il filmato, tanto dura poco. Colpisce la sincerità con cui viene confezionato e trasmesso il messaggio: "Dare è la migliore forma di comunicazione". Una bella lezione di filosofia in grado di rincuorare l'animo e adottare un atteggiamento verso gli altri, almeno per i successivi cinque minuti dalla visione del filmato.
C'è speranza per l'umanità; una ottima immagine per lo sponsor e la divulgazione del filmato su facebook, twitter e chissà in quanti altri social network (ok, Twitter è un microblog non un social network) è assicurata, quindi avrà già fatto il giro del mondo diverse volte. Il messaggio è opportuno divulgarlo al popolo, anche se il concetto di base potrebbe avere altri risvolti.
E' umano compiere azioni buone come donare dei soldi o prestare un aiuto. Un atto che non dovrebbe essere insegnato da qualche filmato commuovente, ma implicito nella società civile. Il semplice gesto di donare andrebbe fatto senza la volontà di voler essere ricambiati a tutti i costi.
Chi opera quotidianamente questo genere di nobili azioni (sono tanti e non fanno notizia) non si aspetta di essere ricambiato, anzi, lo farebbe anche se avesse la matematica certezza di essere ignorato. E' proprio questa La manifestazione pura di bontà; silenziosa e illuminata. Lo slogan tende a far credere allo spettatore che, se oggi dai qualcosa, aiuti uno sconosciuto, nel futuro lui avrò un motivo per aiutarti; purtroppo nella realtà le cose potrebbero andare diversamente e il filmato poteva anche concludersi con la morte all'ospedale dell'uomo senza avere un minimo aiuto o, chissà, anche ucciso in una rapina dallo stesso bambino, diventato ragazzo, ancora in difficoltà economiche.
Ovviamente il lieto fine è quello più digeribile e più meritevole per chi è buono con gli altri. E' una puntualizzazione che mi è uscita spontanea, molto difficile da comprendere, specialmente a chi è restio a fare buone azioni e pensa che alla fine andrà tutto bene; abituato ad aspettare e, magari, grattare qualche biglietto colorato dal tabaccaio.
Nella realtà c'è sempre dietro qualcuno, discreto e lontano dai riflettori della mondanità, che fa qualcosa per il prossimo spontaneamente, senza aspettarsi una ricompensa.
Concludo citando una frase d'effetto del filmato:"oahaiaoooooooooooooo oaioaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaao osokaoaoooooooooooooooooooo!"
Alla prossima.
7 ott 2013
24 set 2013
16 set 2013
Last of Us
Se alcuni giochi si comprano al primo giorno dall'uscita, sicuri di stare acquistando il nuovo messia videoludico o l'ennesimo seguito dell'ennesimo gioco che, per l'ennesima volta ci terrà inchiodati davanti alla tv/monitor. Last of Us ha avuto una buona pubblicità grazie agli ottimi voti delle riviste del settore, online e cartacee (quelle rimaste). Un unanime entusiasmo che pochi titoli sono riusciti a ottenere.
Nella mia piccola umile opinione da videogiocatore, navigato e "anziano", posso affermare con sicurezza quanto Last of Us sia stato sopravvalutato, quindi eccessivamente lodato dalla critica.
Non ho il tempo per scriverne una recensione da aggiungerne alla valanga di disponibili in rete; mi risulta comodo compilare, invece, un piccolo elenco degli elementi che, a mio avviso non riescono a elevare Last of Us a titolo da Perfect Score 5 stelle.
1. Trama
n presente apocalittico infestato da creature, che siano zombie o quant'altro non è per niente una novità. Ultimamente il filone sta vivendo un periodo di vivace popolarità grazie ai serial come Walking Dead e a una tozziliardo di giochi sull'argomento. Ma non sto muovendo una critica a come è stato affrontando l'argomento, anzi, grazie a una grafica di tutto rispetto sopra una playstation 3 spremuta fino al midollo (anche se alcune volte:"bara" proiettando le scene più importanti in più dettagliati filmati in HD) il fulcro della storia non è "l'apocalisse zombie" ma un viaggio psicologico tra Joel e Ellie, commuovono lo spettatore e lo appassionano come uno spettacolo cinematografico, ed è proprio quello che più si avvicina LoU: a un film. A dimostrarlo, c'è un finale tiepido, che lascia più domande, una fine non fine carica di speranza lontana dall'ottica pessimista di qualsiasi altro Survival Horror.
Questo ci porta a un interrogativo: Last of us è un Survival Horror?
2. Survival Horror:
Una definizione che si è persa nel tempo, morta, forse, dopo il primo capitolo di Resident Evil. Un genere che sta cambiando di titolo in titolo e di anno in anno, oramai ha perso il volto che si stava delineando nella sua giovane età. Se è vero che le munizioni sono scarse e, specialmente nella prima parte , bisogna cavarsela a pugni oppure evitare con destrezza i combattimenti, potrebbe avvicinare alla definizione di survival horror Last of Us, una sequenza di waypoint estremamente vicini, anche nel mezzo di sparatorie e zone infestate, tendono ad allontanarlo, allineandolo al resto della compagnia di titoli AAA. Con la collaudata moda di aiutare il giocatore, nella sua avventura il più possibile, evitandogli di perdere tempo prezioso con stressanti ripetizioni. Anche l'intelligenza artificiale adotta uno schema più vicino allo Stealth Game, tant'è che per risparmiare munizioni, ci sono occasioni in cui è consigliato sorprendere alle spalle l'infetto o evitarlo. Comunque no; Last of Us non è un Survival Horror.
3. Un Corridoio luminoso e bellissimo.
Le ambientazioni sono stupende; città devastate, case diroccate, fiumi in piena invasi da auto, tunnel oscuri inquietanti e altri evocativi paesaggi sono tanto appaganti quanto limitati. E' impossibile una esplorazione più approfondita dei paesaggi, delle foreste o dei paesi, qualche oggetto o qualche ostacolo vi sbarrerà la strada che, consapevolmente, vi metterà sempre nella via giusta per proseguire; la solita e l'unica.
5. Poca Varietà nei nemici....
Anche se la maggior parte degli scontri si avranno contro altri umani, il reparto "infetto" è davvero scarso con solo di quattro qualità diverse (Runner, Stalker, Clikker, Bloater) ripetute sino alla fine del titolo. Niente boss enormi, variazioni sul combattimento o altri tipi di sorpresa. Forse per la volontà degli stessi autori di regalare un gioco più adulto e profondamente emotivo. l problema è che non riguardano solamente i nemici...
6. ...e negli enigmi.
Inseriti, evidentemente, per aumentare di qualche ora il tempo di gioco complessivo, gli enigmi riescono si ripetono con cadenza regolare, senza variazioni in ogni singolo livello. Non serve studiare molto per superarli; risolto la prima volta basterà ripeterlo per le volte successive, dove si ripresenterà in un altro posto diverso. Alcuni sfruttano anche la fisica ambientale; come quello di traghettare Ellie sopra un bancale galleggiante, da un punto all'altro, per via della sua incapacità nel nuotare e lo dovrete ripetere sempre, ogniqualvolta incontrerete uno specchio d'acqua.
6. Rapporto Giocabilità>Atmosfera.
Ho sempre pensato che più è appassionante un videogioco più si bruciano calorie usando il pad. Se il gioco è appassionante e gratificante, il controller diventa rovente con il muovere delle dita. Il protagonista che premendo il tasto X rimane aggrappato sopra un dirupo, un ultimo colpo per finire il mostro finale premendo il tasto R1; sono quei momenti di ansia e emozione che sono in grado di non farvi più mollare il pad, adottandolo come estensione delle braccia. Momenti come questi in Last of Us sono pochi, risultano quella frazione di tempo tra Stealth e Action che precede un altro dettaglio della trama, un dialogo tra Ellie e Joel. Un titolo che si crede un'opera cinematografica, più che un videogioco.
Non muoverà ulteriori critiche verso Last Of Us; oramai è un classico per Playstation e rimarrà tale sino all'alba dei videogiochi e anche se è sbagliato giudicare un titolo da un inutile numero scritto in fondo a una recensione: Last of Us merita un semplice 9.
I giochi perfetti sono altri.
Nella mia piccola umile opinione da videogiocatore, navigato e "anziano", posso affermare con sicurezza quanto Last of Us sia stato sopravvalutato, quindi eccessivamente lodato dalla critica.
Non ho il tempo per scriverne una recensione da aggiungerne alla valanga di disponibili in rete; mi risulta comodo compilare, invece, un piccolo elenco degli elementi che, a mio avviso non riescono a elevare Last of Us a titolo da Perfect Score 5 stelle.
1. Trama
n presente apocalittico infestato da creature, che siano zombie o quant'altro non è per niente una novità. Ultimamente il filone sta vivendo un periodo di vivace popolarità grazie ai serial come Walking Dead e a una tozziliardo di giochi sull'argomento. Ma non sto muovendo una critica a come è stato affrontando l'argomento, anzi, grazie a una grafica di tutto rispetto sopra una playstation 3 spremuta fino al midollo (anche se alcune volte:"bara" proiettando le scene più importanti in più dettagliati filmati in HD) il fulcro della storia non è "l'apocalisse zombie" ma un viaggio psicologico tra Joel e Ellie, commuovono lo spettatore e lo appassionano come uno spettacolo cinematografico, ed è proprio quello che più si avvicina LoU: a un film. A dimostrarlo, c'è un finale tiepido, che lascia più domande, una fine non fine carica di speranza lontana dall'ottica pessimista di qualsiasi altro Survival Horror.
Questo ci porta a un interrogativo: Last of us è un Survival Horror?
2. Survival Horror:
Una definizione che si è persa nel tempo, morta, forse, dopo il primo capitolo di Resident Evil. Un genere che sta cambiando di titolo in titolo e di anno in anno, oramai ha perso il volto che si stava delineando nella sua giovane età. Se è vero che le munizioni sono scarse e, specialmente nella prima parte , bisogna cavarsela a pugni oppure evitare con destrezza i combattimenti, potrebbe avvicinare alla definizione di survival horror Last of Us, una sequenza di waypoint estremamente vicini, anche nel mezzo di sparatorie e zone infestate, tendono ad allontanarlo, allineandolo al resto della compagnia di titoli AAA. Con la collaudata moda di aiutare il giocatore, nella sua avventura il più possibile, evitandogli di perdere tempo prezioso con stressanti ripetizioni. Anche l'intelligenza artificiale adotta uno schema più vicino allo Stealth Game, tant'è che per risparmiare munizioni, ci sono occasioni in cui è consigliato sorprendere alle spalle l'infetto o evitarlo. Comunque no; Last of Us non è un Survival Horror.
3. Un Corridoio luminoso e bellissimo.
Le ambientazioni sono stupende; città devastate, case diroccate, fiumi in piena invasi da auto, tunnel oscuri inquietanti e altri evocativi paesaggi sono tanto appaganti quanto limitati. E' impossibile una esplorazione più approfondita dei paesaggi, delle foreste o dei paesi, qualche oggetto o qualche ostacolo vi sbarrerà la strada che, consapevolmente, vi metterà sempre nella via giusta per proseguire; la solita e l'unica.
5. Poca Varietà nei nemici....
Anche se la maggior parte degli scontri si avranno contro altri umani, il reparto "infetto" è davvero scarso con solo di quattro qualità diverse (Runner, Stalker, Clikker, Bloater) ripetute sino alla fine del titolo. Niente boss enormi, variazioni sul combattimento o altri tipi di sorpresa. Forse per la volontà degli stessi autori di regalare un gioco più adulto e profondamente emotivo. l problema è che non riguardano solamente i nemici...
6. ...e negli enigmi.
Inseriti, evidentemente, per aumentare di qualche ora il tempo di gioco complessivo, gli enigmi riescono si ripetono con cadenza regolare, senza variazioni in ogni singolo livello. Non serve studiare molto per superarli; risolto la prima volta basterà ripeterlo per le volte successive, dove si ripresenterà in un altro posto diverso. Alcuni sfruttano anche la fisica ambientale; come quello di traghettare Ellie sopra un bancale galleggiante, da un punto all'altro, per via della sua incapacità nel nuotare e lo dovrete ripetere sempre, ogniqualvolta incontrerete uno specchio d'acqua.
6. Rapporto Giocabilità>Atmosfera.
Ho sempre pensato che più è appassionante un videogioco più si bruciano calorie usando il pad. Se il gioco è appassionante e gratificante, il controller diventa rovente con il muovere delle dita. Il protagonista che premendo il tasto X rimane aggrappato sopra un dirupo, un ultimo colpo per finire il mostro finale premendo il tasto R1; sono quei momenti di ansia e emozione che sono in grado di non farvi più mollare il pad, adottandolo come estensione delle braccia. Momenti come questi in Last of Us sono pochi, risultano quella frazione di tempo tra Stealth e Action che precede un altro dettaglio della trama, un dialogo tra Ellie e Joel. Un titolo che si crede un'opera cinematografica, più che un videogioco.
Non muoverà ulteriori critiche verso Last Of Us; oramai è un classico per Playstation e rimarrà tale sino all'alba dei videogiochi e anche se è sbagliato giudicare un titolo da un inutile numero scritto in fondo a una recensione: Last of Us merita un semplice 9.
I giochi perfetti sono altri.
2 set 2013
27 ago 2013
25 ago 2013
23 ago 2013
21 ago 2013
16 lug 2013
Ralph Spaccatutto: Dettagli per Nerd #1
Nella sua versione casalinga, ho avuto modo di rivedere questo mediocre lungometraggio in CGI di mamma Disney, che tanto ha interessato con i suoi trailer che richiamavano un'atmosfera da videogame d'annata, tanta nostalgia e chissà quant'altro, quanto ha deluso in quel suo secondo tempo fatto di corse, caramelle e le solite tematiche tipiche della Disney. Senza contare qualche personaggio poco riuscito (Il burbero Sergente Tamora funziona pochissimo, senza un linguaggio all'altezza). Senza ombra di dubbio, gli spunti più interessanti di questa pellicola, rappresentano nei suoi dettagli, in molti richiami nascosti qui e la, che includono camei illustri del mondo degli Arcade e riferimenti che solo i Nerd o i videogiocatori di una certa età, possono apprezzare.
In questo spazio analizzerò la scena della Anonima Cattivi, catturata nella schermata qui sotto , dove elenco le identità di tutte le comparse, escluso Ralph che conosciamo:

1: Satan (anche se si fa chiamare Satin) direttamente da un classico Arcade dimentica del 1982 (della Bally Midway, dimenticata anch'essa) chiamato Satan Hollow. La caratterizzazione di questo personaggio, sicuramente è stata ispirata dalla cover del gioco, piuttosto che dalla sua manifestazione durante la partita. Secondo alcune fonti, questo personaggio non sarebbe altro che Diablo, boss finale del famoso omonimo titolo della Blizzard per Pc (prossimo ad essere convertito, nel suo terzo capitolo, anche per console). Quale delle due versioni è la veritiera?
Bisognerebbe chiederlo a Topolino.
2: Smoke
Direttamente da Mortal Kombat, un personaggio cattivo e silenzioso, visto che durante tutta la durata del film, mantiene la sua presenza misteriosa.
3: Bowser
Spero, per voi, che non servano ulteriori spiegazioni per presentare questo boss finale, conosciuto quanto il suo antagonista; Mario Bross.
4: Zangief
Lento e letale, questo atleta enorme è caratterizzato perfettamente in stile Street Fighter. Certo, forse non sarebbe proprio un tipo da Riunione di Anonimi Cattivi, piuttosto figurerebbe meglio in una rissa dentro un bar, da solo contro tutti. La magia dell'animazione Disney.
5:Dottor Robotnik
La nemesi del porcospino blu più veloce del mondo; Sonic. Conosciuto anche con il nome di Eggman. Fa scena muta ma la sua aura malvagia si percepisce benissimo.
6: Mr Bison
Il cattivo più cattivo della serie di Street Fighter, in questa scena non fa altro che mantenere un'espressione minacciosa diretta in camera e cercare di spaventare lo spettatore.
7: Clyde
Il fantasma più fotogenico di Pacman, non per nulla l'hanno preso per ricoprire il ruolo del portavoce della:"Cattivi Anonimi" Non pensavo possedesse una voce cosi melodica.
8 Saw-Hand Cyborg
Anonimo robot della serie Cyborg Justice, un picchiaduro per Sega Genesis che, francamcente, non ho mai giocato. Deve essere piaciuto molto agli autori del film per averlo inserito in questa scena
9: Mischeala
Da Shining Force, un gioco di ruolo per Sega Megadrive che ha fatto scuola e fatto marinare la scuola.
10: Neff
Un mago malvagio di Altered Beast in grado di mutare in bestia e fare sprecare gettoni nel tentativo di sconfiggerlo.
11: Beholder
Siamo nell'era mitologica dove gli Rpg vivevano un periodo di fulgida gloria e Eye of beholder era uno di questi. Un intramontabile classico con un nemico intramontabile che, purtroppo, è tramontato; Il Beholder.
12: Kano
Un altro personaggio di Mortal Kombat, come prova della sua innegabile provenienza, sul finale di questa scena provoca una Fatality al povero...
13: Cyril lo zombie.
Da House of the Dead . Questo povero zombie, più che un cattivo, sembra una vittima non solo per il suo aspetto emaciato, trasandato e putrefatto, ma per il fatto che stiamo parlando di uno zombie in gioco, facilissimo da fare fuori.
In questo spazio analizzerò la scena della Anonima Cattivi, catturata nella schermata qui sotto , dove elenco le identità di tutte le comparse, escluso Ralph che conosciamo:
1: Satan (anche se si fa chiamare Satin) direttamente da un classico Arcade dimentica del 1982 (della Bally Midway, dimenticata anch'essa) chiamato Satan Hollow. La caratterizzazione di questo personaggio, sicuramente è stata ispirata dalla cover del gioco, piuttosto che dalla sua manifestazione durante la partita. Secondo alcune fonti, questo personaggio non sarebbe altro che Diablo, boss finale del famoso omonimo titolo della Blizzard per Pc (prossimo ad essere convertito, nel suo terzo capitolo, anche per console). Quale delle due versioni è la veritiera?
Bisognerebbe chiederlo a Topolino.
2: Smoke
Direttamente da Mortal Kombat, un personaggio cattivo e silenzioso, visto che durante tutta la durata del film, mantiene la sua presenza misteriosa.
3: Bowser
Spero, per voi, che non servano ulteriori spiegazioni per presentare questo boss finale, conosciuto quanto il suo antagonista; Mario Bross.
4: Zangief
Lento e letale, questo atleta enorme è caratterizzato perfettamente in stile Street Fighter. Certo, forse non sarebbe proprio un tipo da Riunione di Anonimi Cattivi, piuttosto figurerebbe meglio in una rissa dentro un bar, da solo contro tutti. La magia dell'animazione Disney.
5:Dottor Robotnik
La nemesi del porcospino blu più veloce del mondo; Sonic. Conosciuto anche con il nome di Eggman. Fa scena muta ma la sua aura malvagia si percepisce benissimo.
6: Mr Bison
Il cattivo più cattivo della serie di Street Fighter, in questa scena non fa altro che mantenere un'espressione minacciosa diretta in camera e cercare di spaventare lo spettatore.
7: Clyde
Il fantasma più fotogenico di Pacman, non per nulla l'hanno preso per ricoprire il ruolo del portavoce della:"Cattivi Anonimi" Non pensavo possedesse una voce cosi melodica.
8 Saw-Hand Cyborg
Anonimo robot della serie Cyborg Justice, un picchiaduro per Sega Genesis che, francamcente, non ho mai giocato. Deve essere piaciuto molto agli autori del film per averlo inserito in questa scena
9: Mischeala
Da Shining Force, un gioco di ruolo per Sega Megadrive che ha fatto scuola e fatto marinare la scuola.
10: Neff
Un mago malvagio di Altered Beast in grado di mutare in bestia e fare sprecare gettoni nel tentativo di sconfiggerlo.
11: Beholder
Siamo nell'era mitologica dove gli Rpg vivevano un periodo di fulgida gloria e Eye of beholder era uno di questi. Un intramontabile classico con un nemico intramontabile che, purtroppo, è tramontato; Il Beholder.
12: Kano
Un altro personaggio di Mortal Kombat, come prova della sua innegabile provenienza, sul finale di questa scena provoca una Fatality al povero...
13: Cyril lo zombie.
Da House of the Dead . Questo povero zombie, più che un cattivo, sembra una vittima non solo per il suo aspetto emaciato, trasandato e putrefatto, ma per il fatto che stiamo parlando di uno zombie in gioco, facilissimo da fare fuori.
23 giu 2013
Fanboyz
Chi di noi non è stato fanboy almeno una volta? e quanti altri, sono affezionati a un personaggio, una serie, un'idea, una fazione che riteniamo perfetta?
I Fanboys appartengono a una larghissima fetta di popolazione del mondo civilizzato, sono un gruppo eterogeneo di uomini e donne che possono assumere il ruolo di personaggi dell'Enteprise (i trekker, fanboys di star trek), Jedi (Fanboys di Starwars), sono quelli che guardano da innamorati i film del loro regista preferito, quelli che seguono con passione ogni spostamento e ogni parola del loro cantante preferito, quelli che tifano con ardore il proprio artista prediletto. Di per se, non c'è nulla di sbagliato ad essere un Fanboy o un Tifoso sempre che, per perorare la propria passione, si rimane nella legalità. La scelta di seguire una disciplina, piuttosto che un altra o una corrente di pensiero, viene naturale per ognuno di noi. L'affetto è un sentimento comune che sboccia con naturalezza e facilità, esattamente come l'indifferenza. Coinvolgersi in canzoni e interpretazioni che già conosciamo è la cosa più elementare che possiamo fare, conosciamo benissimo i metodi di espressioni usati dall'artista elevato a nostro dio e non vediamo l'ora di essere complici e spettatori di una sua nuova opera, creata ad doc per noi; dimessi e mortali Fanboys.
Se la nostra attenzione è diretta in modo nevrotico verso la nostra divinità è molto probabile che, qualche altro interesse, possa sfuggirci senza neanche prendere in considerazione. Nella nostra epoca, in cui musica, cinema e letterattura sono alla portata di tutti e facilmente reperibili, attaccarsi con bramosia a un modello preferito, negando gli altri è veramente un peccato.
Sarebbe come guardare la volta celeste e pensare che l'universo è composto solamente della Luna.
Mi viene da ridere, quando leggo quelle diatribe che nascono da due gruppi di persone da gusti diversi o opposti;
Meglio Vasco Rossi o Ligabue? . Domandarsi invece; perché non ascoltarli entrambi? L'uno interpreta il mondo in una maniera, l'altro lo fa in un altra, diversa e personale anch'essa.
Per molti, il Rock è un'opera perfetta; schietta e trasgressiva, ma non è vero. E' solo un genere musicale che interpreta un'epoca e una generazione. La trasgressione perfetta è ascoltare ogni genere musicale; dal Rap al Jazz, da Mozart a Skrillex. E' possibile che qualche genere non potrà piacerci, cosi come è possibile che troveremo una nuova vena, nell'immensa miniera dell'appagamento personale. Non possiamo saperlo per certo e finché rimarremo nella nostra affezionata zolla di terra, non potremo mai scoprirlo.
Fanboys lo siamo tutti; essere fanatici invece, ve lo sconsiglio vivamente.
I Fanboys appartengono a una larghissima fetta di popolazione del mondo civilizzato, sono un gruppo eterogeneo di uomini e donne che possono assumere il ruolo di personaggi dell'Enteprise (i trekker, fanboys di star trek), Jedi (Fanboys di Starwars), sono quelli che guardano da innamorati i film del loro regista preferito, quelli che seguono con passione ogni spostamento e ogni parola del loro cantante preferito, quelli che tifano con ardore il proprio artista prediletto. Di per se, non c'è nulla di sbagliato ad essere un Fanboy o un Tifoso sempre che, per perorare la propria passione, si rimane nella legalità. La scelta di seguire una disciplina, piuttosto che un altra o una corrente di pensiero, viene naturale per ognuno di noi. L'affetto è un sentimento comune che sboccia con naturalezza e facilità, esattamente come l'indifferenza. Coinvolgersi in canzoni e interpretazioni che già conosciamo è la cosa più elementare che possiamo fare, conosciamo benissimo i metodi di espressioni usati dall'artista elevato a nostro dio e non vediamo l'ora di essere complici e spettatori di una sua nuova opera, creata ad doc per noi; dimessi e mortali Fanboys.
Se la nostra attenzione è diretta in modo nevrotico verso la nostra divinità è molto probabile che, qualche altro interesse, possa sfuggirci senza neanche prendere in considerazione. Nella nostra epoca, in cui musica, cinema e letterattura sono alla portata di tutti e facilmente reperibili, attaccarsi con bramosia a un modello preferito, negando gli altri è veramente un peccato.
Sarebbe come guardare la volta celeste e pensare che l'universo è composto solamente della Luna.
Mi viene da ridere, quando leggo quelle diatribe che nascono da due gruppi di persone da gusti diversi o opposti;
Meglio Vasco Rossi o Ligabue? . Domandarsi invece; perché non ascoltarli entrambi? L'uno interpreta il mondo in una maniera, l'altro lo fa in un altra, diversa e personale anch'essa.
Per molti, il Rock è un'opera perfetta; schietta e trasgressiva, ma non è vero. E' solo un genere musicale che interpreta un'epoca e una generazione. La trasgressione perfetta è ascoltare ogni genere musicale; dal Rap al Jazz, da Mozart a Skrillex. E' possibile che qualche genere non potrà piacerci, cosi come è possibile che troveremo una nuova vena, nell'immensa miniera dell'appagamento personale. Non possiamo saperlo per certo e finché rimarremo nella nostra affezionata zolla di terra, non potremo mai scoprirlo.
Fanboys lo siamo tutti; essere fanatici invece, ve lo sconsiglio vivamente.
18 giu 2013
Into The Darkness
Questi film moderni oramai non hanno più anima.
Sembrano tutti dei videogame.
Hanno pochi dialoghi e sono pieni di scene d'azione caotiche che servono solo a dar senso a quegli occhialetti tridimensionale che siamo costretti ad indossare.
Li fanno prima con la computer grafica e poi pensano alla trama.
Sono pellicole costruite e girate per questi giovani che non riescono a rimanere attenti su qualcosa, per più di 10 minuti.
I film erano belli vent'anni fa, quando i registi usavano mezzi poveri ma avevano tante idee.
___________________________________________________________________
Sono queste, più o meno, le lamentele che si sentono spesso; nelle chiacchierate tra amici, nei forum, su Facebook, al bar, dal parrucchiere. Lamenti pertinenti, che non avranno mai fine e, anzi, muteranno ancora per trasformarsi in movimenti di protesta, che faranno sicuramente poca strada. Eppure la verità è cosi evidente, vicina come sempre, pronta a essere raccolta da quei pochi che hanno voglia di chinarsi.
Il cinema, cosi come il nostro linguaggio e qualsiasi altra forma di intrattenimento è mutevole e segue l'umanità con i suoi tempi, le sue mode e le sue tecnologie. Sono curioso di sapere come è stato accolto il cinema, i primi giorni della sua divulgazione, dalla popolazione che era abituata a vedere gli spettacoli a teatro.
Sicuramente è stato criticato con ferocia.
Evoluzione, alcuni la chiamano. Altri dicono che si stava meglio, quando si stava peggio. Scegliete voi da che parte stare.
I film rappresentano il biglietto da visita della nostra società, sono diventati quello che la società sta diventando. Se sono frenetici è perché anche la nostra società lo è, se hanno tanta "computer grafica" è perché i giovani a cui sono destinati (gli stessi che alimentano il mercato del cinema) sono quotidianamente abituati a mondi virtuali e ritmi videoludici.
Possiedono una trama superflua, perché a chi cazzo importa della storia?, basta vedere l'astronave esplodere.
Nella prima proiezione del cinema dei fratelli Lumiere, un piccolo pubblico rimase spaventato nel vedere una locomotiva avvinarsi, sempre di più, all'obiettivo.
Tanto da fuggire pensando di venire travolti.
Il cinema moderno non è distante da questa metafora, al pubblico non interessa tanto cosa ci faccia una locomotiva sullo schermo, vogliono vedersela arrivare addosso, travolgere la sala e uscire dall'altra parte con una detonazione colorata e psichedelica. Trame elaborate o complesse, dettagli nascosti in un dialogo tra due amanti, li possiamo vedere nei serial televisivi, mai cosi numerosi in questi ultimi anni.
Per questi motivi Star Trek non può essere STAR TREK, quello con James Tiberiun Kirk; le inquadrature strette, le luci posizionate esattamente tra la sua fronte e il suo naso, gli alieni di gomma, i cani abbigliati con la paglia per sembrare esotici, i pianeti di carta pesta, le piante carnivore animate da mani inserite in guanti colorati.
La gente è cresciuta, non crede più a tante cose, è più intelligente e erudita che negli anni 60, sembra difficile crederlo ma è cosi. Sulla luna ci siamo andati e abbiamo trovato delle rocce. Nello spazio ci siamo andati e un gruppo di astronauti continua a viverci e l'unica cosa che vediamo, sono oggetti che fluttuano a gravità zero, in un'ambiente grande come uno sgabuzzino.
L'universo non è più quella grande novità che era un tempo. Con internet è diventato un altro portale da guardare ogni tanto. Non siamo cosi isolati come una volta, dove l'unica cosa che separava un uomo dalla sua potenziale fidanzata era un filo del telefono o una lettera che non arrivava mai; oggi siamo in grado di sapere che cosa fa un nostro amico andato in vacanza dall'altra parte del Mondo. Seguirlo a ogni passo a distanza rimanendo seduti in sala, nella nostra casa in Italia. Sappiamo cosa fa la nostra Ex e quanti figli ha, senza averla mai sentita al telefono.
Le gente è cambiata.
Il cinema è cambiato.
Il trucco è non dare cosi tanta importanza al passato.
Poi, per il resto, esisteranno sempre film che ci piaceranno e che non ci piaceranno.
E se vi state chiedendo una critica su Into The Darkness , posso dirvi che ho trovato decisamente migliore il primo capitolo del restyling di JJ Abrams al vecchio e immortale Star Trek.
Sembrano tutti dei videogame.
Hanno pochi dialoghi e sono pieni di scene d'azione caotiche che servono solo a dar senso a quegli occhialetti tridimensionale che siamo costretti ad indossare.
Li fanno prima con la computer grafica e poi pensano alla trama.
Sono pellicole costruite e girate per questi giovani che non riescono a rimanere attenti su qualcosa, per più di 10 minuti.
I film erano belli vent'anni fa, quando i registi usavano mezzi poveri ma avevano tante idee.
___________________________________________________________________
Sono queste, più o meno, le lamentele che si sentono spesso; nelle chiacchierate tra amici, nei forum, su Facebook, al bar, dal parrucchiere. Lamenti pertinenti, che non avranno mai fine e, anzi, muteranno ancora per trasformarsi in movimenti di protesta, che faranno sicuramente poca strada. Eppure la verità è cosi evidente, vicina come sempre, pronta a essere raccolta da quei pochi che hanno voglia di chinarsi.
Il cinema, cosi come il nostro linguaggio e qualsiasi altra forma di intrattenimento è mutevole e segue l'umanità con i suoi tempi, le sue mode e le sue tecnologie. Sono curioso di sapere come è stato accolto il cinema, i primi giorni della sua divulgazione, dalla popolazione che era abituata a vedere gli spettacoli a teatro.
Sicuramente è stato criticato con ferocia.
Evoluzione, alcuni la chiamano. Altri dicono che si stava meglio, quando si stava peggio. Scegliete voi da che parte stare.
I film rappresentano il biglietto da visita della nostra società, sono diventati quello che la società sta diventando. Se sono frenetici è perché anche la nostra società lo è, se hanno tanta "computer grafica" è perché i giovani a cui sono destinati (gli stessi che alimentano il mercato del cinema) sono quotidianamente abituati a mondi virtuali e ritmi videoludici.
Possiedono una trama superflua, perché a chi cazzo importa della storia?, basta vedere l'astronave esplodere.
Nella prima proiezione del cinema dei fratelli Lumiere, un piccolo pubblico rimase spaventato nel vedere una locomotiva avvinarsi, sempre di più, all'obiettivo.
Tanto da fuggire pensando di venire travolti.
Il cinema moderno non è distante da questa metafora, al pubblico non interessa tanto cosa ci faccia una locomotiva sullo schermo, vogliono vedersela arrivare addosso, travolgere la sala e uscire dall'altra parte con una detonazione colorata e psichedelica. Trame elaborate o complesse, dettagli nascosti in un dialogo tra due amanti, li possiamo vedere nei serial televisivi, mai cosi numerosi in questi ultimi anni.
Per questi motivi Star Trek non può essere STAR TREK, quello con James Tiberiun Kirk; le inquadrature strette, le luci posizionate esattamente tra la sua fronte e il suo naso, gli alieni di gomma, i cani abbigliati con la paglia per sembrare esotici, i pianeti di carta pesta, le piante carnivore animate da mani inserite in guanti colorati.
La gente è cresciuta, non crede più a tante cose, è più intelligente e erudita che negli anni 60, sembra difficile crederlo ma è cosi. Sulla luna ci siamo andati e abbiamo trovato delle rocce. Nello spazio ci siamo andati e un gruppo di astronauti continua a viverci e l'unica cosa che vediamo, sono oggetti che fluttuano a gravità zero, in un'ambiente grande come uno sgabuzzino.
L'universo non è più quella grande novità che era un tempo. Con internet è diventato un altro portale da guardare ogni tanto. Non siamo cosi isolati come una volta, dove l'unica cosa che separava un uomo dalla sua potenziale fidanzata era un filo del telefono o una lettera che non arrivava mai; oggi siamo in grado di sapere che cosa fa un nostro amico andato in vacanza dall'altra parte del Mondo. Seguirlo a ogni passo a distanza rimanendo seduti in sala, nella nostra casa in Italia. Sappiamo cosa fa la nostra Ex e quanti figli ha, senza averla mai sentita al telefono.
Le gente è cambiata.
Il cinema è cambiato.
Il trucco è non dare cosi tanta importanza al passato.
Poi, per il resto, esisteranno sempre film che ci piaceranno e che non ci piaceranno.
E se vi state chiedendo una critica su Into The Darkness , posso dirvi che ho trovato decisamente migliore il primo capitolo del restyling di JJ Abrams al vecchio e immortale Star Trek.
16 giu 2013
Una notte da Millantatori 3
Siamo certi di cosa dobbiamo aspettarci da Una Notte da Leoni (un titolo italiano contestabile), una saga che ha saputo divertirci con due capitoli che hanno, bene o male, definito il contesto folle e trasgressivo di questa particolare saga, arrivata con questo nuovo film al suo epilogo (almeno per ora). Anche questo film sarà fuori di testa come gli altri?.
L'avventura comincia con una trama che copy pasto da Wikipedia, per fare prima:
"Alan, qualche tempo dopo il matrimonio di Stu a Bangkok, ha smesso di prendere da circa sei mesi i suoi farmaci. L'ultimo disastro che combina (bloccare un'intera autostrada poiché la giraffa che trasportava viene decapitata da un cavalcavia troppo basso) costa un pesante sfogo al padre, che viene colto da infarto poco dopo. Sua madre e sua sorella decidono quindi di farlo ricoverare in un istituto psicoterapeutico in Arizona, perciò Doug si rivolge a Phil e Stu affiché il "branco" accompagni Alan nel viaggio."
Ottimo, il quartetto è di nuovo riunito, non vedo l'ora di vedere i casini che faranno!.
"In autostrada, però, i quattro vengono assaltati da uno squadrone di sicari guidati da Doug, lo spacciatore di colore del primo film, e il suo capo Marshall. Questi ordina al "branco" di ritrovare Chow in quanto questi gli ha rubato un carico di ben ventuno milioni di dollari in lingotti d'oro, frutto a loro volta di una rapina ad un magnate arabo (i soldi rubati da Chow sono solo metà del colpo, l'altra metà è nelle mani di Marshall stesso)."
E' in questo punto del film che si i sente un rumore strano.
OIIIIIIIIIIiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
E' il filo di trama che tiene assieme i tre film, che si sta slacciando lentamente.
"Stu, Phil e Alan riescono ad incontrare Chow a Tijuana, in Messico, poiché Alan si era tenuto in contatto con lui tramite email e i due si sentivano regolarmente. All'incontro, però, Chow scopre Phil e Stu (aveva chiesto ad Alan di venire da solo), ma dopo averlo convinto, lo strampalato criminale asiatico si calma."
Lo spettatore navigato, in questo momento esatto si aspetterà che, nella scena successiva, il quartetto si svegli dopo una nottata di eccessi, alcool, oppure sotto l'effetto di un semplice stupefacente. Niente di tutto questo.
"Chow conduce dunque il branco a quella che afferma essere la sua ex villa messicana: qui, infatti, si trova la refurtiva, nascosta dietro un muro. Dopo essersi intrufolato nella villa con la complicità dei tre, Chow li tradisce e scappa con il malloppo, chiudendo i tre nella casa, facendo scattare l'allarme e rubando l'auto di Phil. I tre scoprono così che la villa non era di Chow, ma di Marshall stesso, il quale, dopo aver ucciso il suo sottoposto Doug per aver permesso ai quattro di intrufolarsi nella villa, afferma che Chow non ha ripreso la sua parte, ma ha rubato quella di Marshall, intascandosi così tutti i quarantadue milioni. Il criminale intima dunque ai tre di ritrovare entro tre giorni Chow, altrimenti Doug sarebbe morto."
IiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiIIIIIIIIIIIIIIIIiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
La trama si sta lentamente lacerando.
"Grazie allo smartphone di Alan, che rintraccia quello di Phil (che si trova nella macchina dello stesso rubata da Chow), i tre scoprono che l'asiatico è tornato a Las Vegas."
Una volta a Las Vegas, succederà sicuramente qualche evento infausto che porterà gli uomini in uno stato euforico talmente elevato, da fargli fare qualche casino, che scopriranno, afflitti da un mal di testa colossale, il mattino successivo. Invece succede altro; epiloghi che non posso raccontarvi, perché vi rovinerei la visione della storia.
In ogni caso il film volge al termine con un epilogo molto sobrio; mi metto l'animo in pace pensando di non trovare nessun'altra scena che donasse dignità al titolo del film (sia inglese che italiano), arrivano i titoli di coda titoli; sono pronto per alzarmi e andare a criticare il film sul mio blog, ma le luci non si spengono, spariscono le scritte e...vi lascio immaginare cosa potete trovare.
Ormai è troppo tardi.
Che dire; posso essere d'accordo sul fatto che un genere si possa evolvere con l'età, certi argomenti vengono affrontati diversamente oppure evitati; sembra quasi che gli autori, dopo le follie e gli eccessi mostrati nei primi capitoli, si siano fatti un'esame di coscienza, dicendosi:"Abbiamo esagerato, questa volta facciamo un film meno trasgressivo, cosi magari la trasmettono su Disney Channel". In ogni caso, avrebbero dovuto conservare una condotta più fedele ai primi film; Una Notte da Leoni 3 non appartiene allo stessa famiglia e sembra più un capitolo a parte, quasi uno spin-off, oppure un primo episodio di un'altra stagione televisiva, i personaggi ci sono, funzionano, ma vivono in un mondo più ordinario e scontato.
E' un po stato come vedere un Rambo III, testimone di Geova.
Oppure potete immaginarvi un Iroman terzo con Tony Stark che salva il mondo, senza armatura?
Lo spettatore, a parte qualche ritorno forzato e qualche acrobazia nella trama, si divertirà ma pagherà il biglietto per un prodotto non molto distante dalla banale commedia americana; una Notte da Leoni Parte III è un componente alieno di una famiglia di sballati, che nonostante la loro demenza, intrattenevano offrendo argomentazioni paradossali, ma convincenti, senza la pretesa di inserirli nell'ottica della quotidianità. Sono quindi costretto a giudicare questo film, come opera distaccata rispetto le altre e pensare che, se avesse avuto un altro titolo, lo avrei giudicato diversamente, anche se, al cinema sarei andato con spirito diverso.
The End.
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